MENORA' EBRAICA a fianco del CROCIFISSO

08/gen/2007 14.00.00 axteismo Contatta l'autore

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MENORA’ EBRAICA a fianco del CROCIFISSO

 

Caro Amico e cara Amica siete invitati a partecipare…

 

martedì 30 gennaio 2007 alle ore 9:00

al Tribunale dell’Aquila

 

si terrà dinanzi al GUP l’udienza preliminare

a carico del magistrato Luigi Tosti

IMPUTATO

di omissioni di atti di ufficio

per essersi rifiutato di tenere le udienze

a causa di mancata autorizzazione

ad esporre la MENORA’ EBRAICA a fianco del CROCIFISSO

 

amici, associazioni, intellettuali, parlamentari e giornalisti (senza bavaglio)

sarete testimoni dello storico momento!

Striscioni, bandiere, stendardi, cartelli e volantini saranno i benvenuti.

È gradita una mail ad: axteismo@yahoo.it per segnalare la propria presenza.

Aiutaci inoltrando questo messsaggio ai tuoi amici.

 

“Onesto è colui che cerca di adeguare

il proprio pensiero alla verità delle cose.

Disonesto è colui che cerca di adeguare la verità delle cose

al proprio pensiero”. Antico detto arabo

 

Ecco uno stralcio dalla memoria difensiva scritta dal giudice Luigi Tosti e inoltrata al GUP:

 

Dio è nudo

 

“Ribadisco che non accetterei l'imposizione della croce uncinata nazista da parte dello Stato -e questo perché ripudio ed aborro i crimini compiuti dai cristiani nazisti- e che quindi -e a maggior ragione- non accetto l'imposizione del crocifisso.

            E questo non solo perché si tratta di un simbolo che evoca in modo macabro e orrifico un messaggio immorale, diseducativo e psicologicamente deleterio, cioè un assassinio perpetrato da un Padre per assurde e inconcepibili finalità di "redenzione" di terzi "colpevoli", cioè dell'Umanità "peccatrice", ma anche per le intollerabili e ingiustificabili implicazioni di genocidi, di assassini, di torture, di criminale inquisizione, di criminali crociate, di razzismo, di roghi contro eretici e streghe, di schiavismo, di superstizione, di persecuzione razziale, di shoà, di rapimenti di bambini ebrei, di disprezzo delle donne e degli omosessuali, di intolleranza, di oscurantismo, di violazione e prevaricazione dei diritti umani alla libertà di opinione, pensiero e religione, di omertosa copertura dei preti pedofili, di truffe, di abuso della credulità popolare, di mercimonio di indulgenze, di bolle di componenda, di illeciti finanziari e via dicendo, crimini di cui la storia millenaria del crocifisso è irrimediabilmente intrisa.

            Mi piace ricordare che la prima "gloriosa" comparsa del crocifisso negli "uffici giudiziari" risale ai Tribunali della "Santa" Inquisizione, quando si torturavano, si sbudellavano e si squartavano eretici, streghe, atei, omosessuali ed altri poveri disgraziati sotto la sua lugubre incombenza.

            Essendo poi dotato di fondamenti etici e civili informati alla condivisione e all'osservanza dei fondamentali precetti del codice penale, della Costituzione italiana, delle Convenzioni internazionali sui diritti dell'Uomo e delle Convenzioni internazionali contro ogni forma di discriminazione, non intendo minimamente identificarmi in un Dio biblico assassino, terrorista, genocida, intollerante, stupratore, infanticida, schiavista, dispregiatore delle donne e degli omosessuali, razzista e a tal punto borioso e criminale da pretendere di essere venerato dagli uomini con sacrifici umani ed animali. La mia "debole" morale mi impedisce tutto ciò, anche se, ovviamente, non ho il minimo "astio" o disprezzo nei confronti di Dio, la cui unica colpa è quella di essere stato creato dagli uomini a loro immagine e somiglianza e, quindi, con le loro debolezze e con le loro inclinazioni criminali. Ritengo proprio che non ci sia alcun bisogno di andare ad Auschwitz per chiedere teatralmente a Dio "dove stesse" quando gli ebrei e i rom venivano sterminati nelle camere a gas e inceneriti nei forni crematori: chi non è ipocrita e non si è bevuto il cervello sa perfettamente che Dio stava dentro le menti criminali dei nazisti cristiani (e non islamici) che perpetrarono la shoà con la connivenza dell'assordante silenzio della Chiesa Cattolica e di Pio XII.

            Se qualcuno si vuole ancora identificare in quel simbolo e intende ancora glorificarsi nell' "Amore" del supposto unico Dio, lo faccia pure: ma lo faccia a causa sua, sulla sua persona, nei suoi templi, nei Tribunali dell'Inquisizione e in quelli della Sacra Rota, ma non lo imponga a me che, proprio "grazie ai Dio", mi identifico in valori morali e civili diametralmente opposti. Su questi punti intendo tornare in prossimo futuro con argomentazioni più diffuse, non intendendo minimamente tollerare che la verità della storia e la verità delle cosiddette "Sacre Scritture", cioè delle scritture che la Chiesa asserisce dettate da Dio in persona, possano essere mistificate -anche in provvedimenti giurisdizionali- sino al punto di attribuire a questo simbolo e a questo Dio valenze di tolleranza, di amore, di eguaglianza, di rispetto reciproco e di rispetto dei diritti umani che gli sono del tutto aliene: oltre al Re, anche Dio è nudo”.

 

Luigi Tosti

 

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Questo è lo stralcio significativo del testo della memoria difensiva che il giudice Luigi Tosti ha inoltrato al GUP (giudice dell'udienza preliminare) dell'Aquila per l'udienza di martedì 30 gennaio 2007, con la quale il giudice Tosti preannuncia che si rifiuterà di presenziare se il Ministro di Giustizia non avrà per quella data disposto la rimozione dei Crocifissi da tutte le aule giudiziarie italiane. Dal momento che Mastella ha promosso ulteriore procedimento disciplinare per avergli preannunciato questo rifiuto, il giudice Tosti ha inoltrato questa memoria anche al ministro ed al Sostituto procuratore generale della Cassazione che istruisce questo procedimento, accompagnando la memoria con lettera qui allegata.

 

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Lettera inviata a Clemente Mastella e Vittorio Martusciello

 

Rimini, li 5 gennaio 2007

 

Al Ministro di Giustizia

On.le MASTELLA Clemente

Via Arenula 70

00186 Roma

 

Al Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

Dott. MARTUSCIELLO Vittorio

Piazza Cavour

00193 Roma

 

Oggetto: procedimento disciplinare n. 14.753/37/06 SD4A

contro Tosti Luigi fu giudice presso il Tribunale di Camerino, in atto sospeso.

 

Allego alla presente, quale scritto defensionale relativo all'oggetto, la memoria che ho inoltrato al GUP del Tribunale aquilano, caldeggiando il promovimento di altro procedimento disciplinare per aver io osato ribadire e reiterare per ben due volte nell'ambito del mio diritto di difesa che "nella mia veste di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo".

 

Mi auspico anche che da questa mia memoria si tragga, attraverso la sapiente e pluricollaudata opera di estrapolazione di frasi e censura del pensiero, lo spunto per il promovimento di ennesimi procedimenti disciplinari e, perché no, penali (suggerisco: vilipendio della religione cattolica) e che gli stessi poi, dopo la "riservata" propalazione da parte dei mass media, "riservatamente" imbeccati dall'On.le Francesco Storace, "riservatamente" informato dall'On.le Ministro Clemente Mastella, mi siano comunicati "in via strettamente riservata" dal Presidente della Corte di Appello dorica, dopo mia "riservata" convocazione in quel di Ancona.

Capisco che le verità scomode siano sempre risultate di scarso gradimento per la Chiesa Cattolica, che le ha "giustamente" soffocate con i criminali roghi inflitti dai criminali tribunali dell'Inquisizione: presumo, però, che sarà molto difficile che io accetti di subire, attraverso persecutori procedimenti disciplinari compulsati dal Ministro della Giustizia cattolico, l'imposizione della "mordacchia" con la quale Giordano Bruno è stato da Voi cristiani arso sul rogo. Ribadisco che se qualcuno pensa di piegarmi e stroncarmi con persecuzioni attuate col classico coraggio del branco, questo qualcuno ha fatto male i calcoli.

A questa mia lettera seguiranno denunce penali ed ulteriori memorie, di cui "riservatamente" curerò la massima pubblica diffusione, ovviamente compatibile col regime di (dis)informazione pubblica, affinché la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo abbia il concreto riscontro del razzismo religioso e della violazione dei più elementari diritti umani che lo Stato Italiano, seguendo le direttive del Vaticano e della Chiesa, pratica abitualmente.

Sperando di essere stato sufficientemente chiaro, invio i miei più cordialissimi saluti ed auguri, reiterando al dott. Martusciello la richiesta di mio immediato rinvio al giudizio della Sezione disciplinare del CSM.

 

Luigi Tosti

Via Bastioni Orientali, 38

47900 Rimini

tel. 0541789323

mobile 3384130312

tosti.luigi@alice.it

 

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Conflitto di attribuzione

 

R.G. GIP Trib. Aquila nn. 1970,

1971, 1972, 1973, 1974, 1975,

1976 del 2006

 

TRIBUNALE PENALE DELL'AQUILA

Al Giudice dell'udienza preliminare 

 

Memoria per l'imputato Tosti Luigi ex art. 121 c.p.p. per l'udienza camerale del 30 gennaio 2007

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                Le sei imputazioni che il P.M. -anche in seguito a mie autodenunce- mi ha mosso, costituiscono la continuazione di comportamenti per i quali sono già stato processato e condannato dal Tribunale dell'Aquila con sentenza del 18.11.2005, avverso la quale ho interposto appello: ritengo pertanto che sia sufficiente richiamare le motivazioni esposte nell'atto di appello, che allego alla presente memoria ed al cui contenuto difensivo faccio esplicito riferimento (doc. 1).

                In ogni caso i fatti, ridotti alla loro sintesi più essenziale, sono questi.

FATTO

                Nell'ottobre del 2003 un paio di avvocati si lamentano con me dell'improvvisa comparsa, nell'aula dove stavo tenendo le udienze civili, di un vistoso crocifisso che, a loro giudizio, è stato apposto per reazione contro il provvedimento col quale il giudice dell'Aquila dott. Mario Montanaro, alcuni giorni prima, aveva ordinato la rimozione dei crocifissi dalle scuole di Ofena. Tenuto conto delle deliranti reazioni che l'ordinanza del dott. Montanaro aveva effettivamente innescato, anche ad alti livelli istituzionali, condivido appieno queste lamentele e, pertanto, stacco dalla parete il crocifisso e lo adagio sul carrello dei fascicoli.

                Apriti cielo: il Ministro di Giustizia, appresa la notizia, dispone un'ispezione per valutare se sussistono gli estremi per trasferirmi d'ufficio da Camerino e per promuovere un'azione disciplinare. Sono costretto a recarmi a Roma, dove vengo messo sotto torchio da un ispettore ministeriale che mi inquisisce per conoscere i minimi particolari relativi al distacco "sacrilego" del crocifisso dalla parete. Mi si chiede persino di dichiarare quale sia il mio credo religioso.

                A questa ispezione intimidatoria rispondo con una lettera con la quale chiedo al Ministro di rimuovere tutti i crocifissi dai tribunali, perché la circolare fascista che li contempla è incompatibile col principio di laicità della Costituzione repubblicana e lede miei diritti soggettivi di rango costituzionale (in particolare: diritto alla non discriminazione religiosa e diritto alla libertà religiosa) come sancito esplicitamente dalla Cassazione penale nella sentenza 1.3.2000 n. 4273, Montagnana).

                Nessuna risposta da parte del Ministro.

                Propongo allora nell'aprile 2004 ricorso al TAR delle Marche. L'Avvocatura di Stato resiste nel giudizio amministrativo affermando che la circolare del Ministro fascista del 1926 non è stata abrogata in modo esplicito e che, per altro verso, l'ostensione dei crocifissi nelle aule giudiziarie è un atto di "professione di fede" da parte dello Stato italiano ("laico"!!!!), come tale del tutto legittimo ai sensi dell'art. 19 della Costituzione.

                Propongo istanza cautelare per la rimozione in via di urgenza dei crocefissi, rappresentando in modo esplicito che solo per senso civico mi sono sino ad allora astenuto dal rifiutarmi di tenere le udienze per evitare di violare il mio dovere costituzionale di imparzialità (art. 111 Cost.) e per tutelare i miei diritti costituzionali all'eguaglianza ed alla libertà religiosa (in ciò si risolve, in effetti, la cd. "libertà di coscienza"): l'istanza viene respinta dal TAR senza motivazione, cioè con l'apodittica affermazione che "non vi è pregiudizio nel ritardo". Sempre per senso civico rinuncio a fare quello che avrei, secondo la Cassazione, diritto di fare, cioè astenermi dalle udienze per libertà di coscienza legata all'imposizione obbligatoria del crocifisso, simbolo nel quale non mi identifico minimamente.

                Nel frattempo inizio ad acquisire, attraverso la lettura di testi che mi vengono segnalati o addirittura regalati ed attraverso la visita di siti internet, notizie orripilanti sugli orrendi crimini di cui la Chiesa cattolica si è macchiata durante la sua nefasta storia plurimillenaria: notizie che io, come la maggior parte degli italiani, ignoro, perché sapientemente occultate dal regime di (dis)informazione pubblica.

                In ogni caso, dal momento che l'osservanza del principio di laicità implica o che i crocifissi vengano rimossi, per ristabilire la neutralità dello Stato nei confronti di tutte le confessioni, o che debba essere necessariamente riconosciuto a tutti i credenti il diritto di esporre i propri simboli religiosi, per garantire l'eguaglianza ex art. 3 della Costituzione, avanzo al Ministro di Giustizia la richiesta di esporre la menorà ebraica, simbolo della religione alla quale ho ufficialmente aderito ai sensi dell'art. 4 della legge n. 101/1989.

                Come di consueto non interviene alcuna risposta da parte del Ministro di Giustizia.

                "In compenso", però, iniziano a pervenirmi, da parte di anonimi cittadini cattolici, lettere di stampo razzistico/religioso che "mi spiegano" "perché" la menorà è "indegna" di essere esposta a fianco del crocifisso. In particolare il 12.4.2005 mi perviene una lettera di un anonimo razzista cattolico, indirizzata anche al Ministro di Giustizia On.le Castelli e al Presidente del Tribunale, con la quale questo individuo afferma che "affiancare al Cristo in croce altri simboli o il simbolo di coloro che ne sono divenuti carnefici è un sacrilegio che offende Gesù Cristo e la Verità della storia, esaltando un popolo che si è comunque macchiato di un orrendo delitto contro Dio". Questo cattolico bolla la mia pretesa di esporre la menorà come "oltraggiosa per la Giustizia italiana" e chiede al Ministro di Giustizia "come la mia iniziativa possa essere da lui tollerata".

                Alcuni giorni dopo, per la precisione il 3.5.2005, inoltro al Ministro di Giustizia un "ultimatum" col quale chiedo, in via principale, di rimuovere i crocifissi o, in subordine, di autorizzarmi ad esporre la mia menorà a fianco del crocifisso cattolico. Preannuncio che mi asterrò dal tenere le udienze a partire dal 9.5.2005, se verrà respinta anche la richiesta di esporre la menorà: e questo, sia per legittima reazione contro gli atti di discriminazione religiosa compiuti dallo Stato italiano ai miei danni, sia per "libertà di coscienza", cioè per non violare il mio dovere costituzionale di imparzialità (art. 111) e per tutelare i miei diritti costituzionali all' eguaglianza religiosa (art. 3) ed alla libertà religiosa (art. 19).

                Invito dunque il Presidente del Tribunale a provvedere alla mia eventuale sostituzione, dal 9 maggio in poi, per garantire la prosecuzione del servizio.

                Alla mia richiesta segue, come di consuetudine, il totale silenzio da parte del Ministro, sicché dal 9 maggio inizio a rifiutarmi di tenere le udienze, seguitando ad esercitare tutte le altre incombenze (GIP, provvedimenti cautelari, decreti ingiuntivi, giudice tutelare etc.).

                A questo punto mi viene rivolto l'invito di tenere le udienze nel mio studio o in altra aula senza crocifisso: respingo questa proposta evidenziandone non solo l'estrema contraddittorietà (se la presenza del crocifisso, infatti, è legittimamente imposta dalla circolare ministeriale, né il Presidente del Tribunale né il Presidente della Corte d'Appello possono violarla), ma anche le connotazioni di segregazione e di discriminazione religiosa, che ledono la mia dignità di essere umano.

                Nonostante ciò, si torna alla carica con una "proposta" ancora più discriminatoria, più offensiva e più contraddittoria: cioè quella di riprendere le udienze in un' "aula-ghetto", appositamente allestita per me senza crocifisso. Tale proposta mi viene comunicata con nota del Presidente del Tribunale datata 19.7.2005, nella quale si afferma che "la nuova aula di udienza sarà a disposizione di tutti i magistrati del Tribunale di Camerino, e quindi non si potrà assolutamente dire che essa rappresenti una forma di discriminazione o di "ghettizzazione" nei miei confronti".

                Respingo questa offensiva proposta con lettera del 7.8.2005 (doc. n. 2) rimarcando anche la capziosità di questa argomentazione. Sottolineo, in particolare, che la circostanza che i giudici "cattolici" del Tribunale di Camerino possano frequentare, oltre alle aule "ufficiali" destinate alla loro "superiore religione", anche l'aula-ghetto in allestimento per il giudice ebreo, non è un argomento valido per escluderne le connotazioni discriminatorie e ghettizzanti. Ricordo, a tal proposito, che anche i cattolici, "inventori" sin dal 1215 d.C. dei "ghetti" nei quali furono confinati gli ebrei, ed anche i cristiani-nazisti, "inventori" dei lager nei quali trucidarono gli ebrei, ebbero anch' essi la "facoltà di frequentare" tali "luoghi" di "segregazione criminale": non per questo, però, qualcuno avrebbe potuto escludere che i ghetti e i lager siano stati luoghi di criminale segregazione.

                Comunque, per tagliare la testa al toro ed avere l'immediato e concreto riscontro della sincerità della proposta che mi veniva propinata come "non ghettizzante", propongo di scambiare la "fetta di torta" che l'Amministrazione Cattolica mi offre con quella che essa si riserva, cioè dichiaro la mia assoluta disponibilità a riprendere immediatamente la trattazione delle udienze, purché l'Amministrazione provveda a sostituire gli attuali crocifissi con altrettante menorà ebraiche nelle aule "ufficiali" ed escluda qualsiasi addobbo religioso nella "nuova" aula, nella quale, dunque, avrebbero potuto operare "anche" i giudici cattolici, oltre al giudice "ebreo".

                Questo "scambio delle fette di torta", guarda caso, non viene accettato, sicché ricevo la immediata e concreta dimostrazione di quanto fossero falsi, capziosi e ghettizzanti gli intenti che l'Amministrazione della Giustizia voleva perseguire.

                Dopo un po' la Procura dell'Aquila apre due procedimenti penali per omissione di atti di ufficio, per "essermi astenuto dal tenere le udienze, indebitamente motivandola espressamente per la presenza in aula del crocifisso".

                Faccio immediatamente notare al P.M. aquilano che il capo di imputazione contiene una lacuna a dir poco gigantesca, perché si è omesso di considerare che il mio rifiuto scaturisce, innanzitutto, dal fatto che lo Stato mi impedisce di esporre la menorà ebraica, mentre consente l'ingresso nelle aule pubbliche ai crocifissi: rappresento che questo comportamento discriminatorio non soltanto viola l'art. 3 della Costituzione e gli artt. 9 e 14 della Convenzione sui diritti dell'Uomo, ma integra anche il reato di cui all'art. 3 della legge 13.10.1975, a mente del quale è punito con la reclusione sino a tre anni "chi commette atti di discriminazione per motivi...religiosi". Concludo, pertanto, evidenziando che il mio rifiuto è, innanzitutto, una reazione legittima contro atti di delittuosa discriminazione religiosa, sicché ritengo a dir poco grottesco che, anziché indagare sul conto dell'aguzzino che tenta di infilare l'ebreo nel forno crematorio -cioè di Organi istituzionali dello Stato- si indaghi sul conto dell'ebreo che si rifiuta di entrarvi.

                Chiedo pertanto al P.M. aquilano di integrare il capo di imputazione, facendo risultare la verità, e cioè che il mio rifiuto di tenere le udienze scaturisce, in prima battuta, dall'imposizione del divieto di esporre la mia menorà ebraica a fianco del crocifisso.

                La richiesta viene immotivatamente disattesa e il P.M. chiede ed ottiene il rinvio a giudizio immediato dinanzi al Tribunale per il 18.11.2005. In questa sede dichiaro di rifiutarmi di presenziare al dibattimento per libertà di coscienza legata alla presenza obbligatoria dei crocifissi nelle aule giudiziarie italiane e chiedo, pertanto, che il Tribunale sollevi un conflitto di attribuzione nei confronti del Ministro di Giustizia: il Tribunale disattende la mia richiesta perchè "superata" dal fatto che sono...... presente in aula!! Mi allontano allora immediatamente dall'aula e il Tribunale, all'esito del dibattimento, pronuncia condanna a sette mesi di reclusione, nei confronti della quale ho proposto appello.

                Ciò premesso in fatto, sollevo le seguenti due questioni preliminari.

PRIMA QUESTIONE

                Ribadisco, per l'ennesima volta, la richiesta di integrazione e/o correzione dei capi di imputazione che mi vengono mossi, dal momento che è stata deliberatamente omessa la circostanza che io mi sono rifiutato di tenere le udienze anche per legittima difesa contro atti di criminale discriminazione religiosa perpetrati ai miei danni dal Ministro di Giustizia. Questi, infatti, da un lato mi ha imposto i crocifissi cattolici e, dall'altro, si è rifiutato, per bieche motivazioni di discriminazione religiosa, di farmi esporre la menorà ebraica a fianco del crocifisso.

                Rammento ancora -semmai non fossi stato sufficientemente chiaro- che un anonimo criminale, appartenente a setta cattolica, ha indirizzato al Ministro di Giustizia ed al Presidente del Tribunale di Camerino una lettera con la quale ha affermato che "affiancare al Cristo in croce altri simboli o il simbolo di coloro che ne sono divenuti carnefici è un sacrilegio che offende Gesù Cristo e la Verità della storia, esaltando un popolo che si è comunque macchiato di un orrendo delitto contro Dio". Rammento ancora che questa anonima "istigazione" criminale è stata condivisa dall'Amministrazione Giudiziaria Italiana che, anzi, se ne è fatta strenua "paladina". Evidenzio, infatti, che la mia richiesta di esporre la menorà a fianco del crocifisso non solo è stata disattesa ma, dopo che mi sono rifiutato di tenere le udienze a causa di questa criminale discriminazione, l'Amministrazione Giudiziaria ha addirittura allestito un'aula-ghetto, senza crocefisso,  nella quale mi si è fatto assoluto divieto di esporre la menorà: il che implica che l'Amministrazione Giudiziaria ha condiviso la lettera razzista dell'ignoto cattolico, al punto tale da ritenere che il simbolo degli ebrei sia da considerare "sacrilego" e "blasfemo" e, quindi, "indegno" di essere ostentato nelle aule dei tribunali italiani.

                Alla luce di queste considerazioni chiedo formalmente che l'imputazione che mi è stata mossa dal P.M. venga integrata, aggiungendo alle parole "indebitamente motivandola espressamente per la presenza in aula del crocifisso" le parole: "o, in subordine, per il mancato rilascio dell'autorizzazione ad esporre a propria volta la menorà, simbolo della religione ebraica cui aveva aderito ai sensi della legge n. 101/1989".

                Questa integrazione non è di poco conto, perché imporrà molti interrogativi e molte risposte da parte degli Organi Istituzionali cattolici di questa Repubblica e da parte di chi mi deve giudicare.

                In particolare chiedo: che cosa avete contro gli ebrei? Che cosa avete, voi Cattolici, contro la menorà ebraica? La sua visione, forse, turba la vostra sensibilità? Per quale motivo voi Cattolici mi avete impedito di esporre la mia menorà a fianco del vostro Crocifisso? Eppure vi avevo esplicitamente avvisato che la "mia" menorà non era razzista e, quindi, non aveva alcun problema a stare a fianco del vostro augusto Crocifisso. E allora? Perché mi avete impedito di esporre nelle aule la menorà ebraica? Eppure vi ho informato che questa banale autorizzazione sarebbe stata di per sé sufficiente a consentirmi di seguitare a tenere le udienze nelle aule giudiziarie. E allora, qual'era -e qual'è- il vostro problema, non il mio? Forse la visione della menorah vi crea nausea e disgusto insopportabili, come la visione della pelle nera li crea ai razzisti? Forse la presenza in aula del crocifisso è "innocua", come qualche luminare del diritto sostiene, e la presenza della menorà ebraica, invece, crea turbamenti agli avventori cattolici? Ma non vi vergognate del vostro RAZZISMO? Perché avete innescato la mia reazione legittima, cioè il rifiuto di tenere le udienze nelle aule dove mi veniva vietato di esporre il mio simbolo religioso e dove invece veniva consentito il libero accesso al vostro simbolo? Eppure sarebbe stato sufficiente autorizzarmi l'esposizione della menorà: sarebbero state così evitate ai "cittadini che chiedono giustizia" quelle conseguenze negative che oggi, assurdamente, tentate di addebitare al mio comportamento.

                Eppure l'art. 3 della Costituzione dice che "tutti i cittadini -quindi anche gli ebrei- "hanno pari dignità e sono uguali dinanzi alla legge, senza distinzione di religione". Eppure l'art. 8 della Costituzione dice che "tutte le confessioni religiose -e quindi anche l'ebraismo- sono egualmente libere davanti alla legge". Eppure l'art. 19 della Costituzione dice che "tutti -e quindi anche gli ebrei- hanno il diritto di professare liberamente la propria fede religiosa, di farne propaganda e di esercitarne il culto anche in pubblico". Eppure l'art. 9 della Convenzione internazionale sui diritti dell'Uomo dice che "ogni persona -e quindi anche l'ebreo- ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; questo diritto importa la libertà di cambiare religione o di pensiero, come anche la libertà di manifestare la propria religione o il proprio pensiero individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, per mezzo del culto, dell'insegnamento, di pratiche e di compimento di riti ". Eppure l'art. 14 della medesima convenzione ("Divieto di discriminazione") dice che "il godimento dei diritti civili e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito a tutti, quindi anche agli ebrei, senza alcuna distinzione, fondata soprattutto sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o altre opinioni, l'origine nazionale o sociale, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, sui beni di fortuna, nascita o ogni altra condizione"

                E allora? Forse la richiesta di un ebreo di esporre la propria menorà nei luoghi dove lo Stato consente ai cattolici di esporre i loro crocefissi e, quindi, di avere gli stessi diritti e la stessa dignità della Superiore Razza Cattolica, può essere qualificata -come è stata di fatto qualificata dal Tribunale dell'Aquila, prima, e dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione- una...........pretesa "PRETESTUOSA"?

                E' dunque "pretestuoso", per i Cattolici, che un ebreo "pretenda" di essere "uguale" a loro?

                Complimenti!!!!! Soprattutto complimenti al RAZZISMO !!!!!!!!!!

                E non è un caso -ma si tratta al contrario della concreta attuazione degli opposti principi costituzionali ed internazionali di eguaglianza e non discriminazione religiosa- che l'art. 58 del regolamento penitenziario (D.P.R. 30.6.2000 n. 230) accordi a tutti i detenuti -e quindi anche agli ebrei- il sacrosanto diritto di esporre, nella propria camera o nel proprio spazio di appartenenza, immagini e simboli della propria confessione religiosa, evitando così qualsiasi possibile discriminazione tra i credenti o assurdi "privilegi" a favore dei cattolici. E allora vi chiedo: forse voi cattolici pensate, col vostro sarcasmo di razza superiore, che, "grazie" alla condanna a 7 mesi inflittami dal Tribunale dell'Aquila, questo giudice ebreo si vedrà finalmente riconosciuto il diritto di esporre la sua menorà -se non proprio in un'aula giudiziaria- almeno in un "altro" "ambiente giudiziario", cioè nella cella? Siete proprio spiritosi.

                E allora? Ripeto: cosa avete, voi cattolici, contro la menorà ebraica?

                Forse condividete quello che sostengono l'Avvocato Generale dello Stato e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, che cioè la mia pretesa di esporre la menorah degli ebrei "ha suscitato, per la sua assoluta singolarità, sconcerto e disorientamento nella pubblica opinione"?

                Ma a quale "pubblica opinione" intendete riferirvi? A quella dei "razzisti"? E' questo il modo di gestire la giustizia, cioè facendosi paladini dei criminali razzisti e perseguendo penalmente e disciplinarmente le loro vittime?

                In attesa di avere risposte su questo punto -anche da parte della Corte di Strasburgo- segnalo che l'On.le Maurizio Turco ha indirizzato nel settembre scorso al Ministro di Giustizia Mastella l'interpellanza n. 130/2006 (doc. n. 3) con la quale gli ha tra l'altro chiesto di "giustificare per quali validi motivi -che, secondo l'interrogante, non siano quelli di discriminazione razziale, odio e disprezzo degli ebrei e della religione ebraica- il Ministero interrogato ha negato al dott. Tosti Luigi di esporre a fianco del crocifisso la menorah, usufruendo così degli stessi diritti religiosi e della stessa dignità che l'Amministrazione fascista Italiana accordò e che quella Repubblicana seguita ad accordare ai cattolici". Segnalo anche che il Ministro Mastella si è ben guardato -a tutt'oggi- dal rispondere.

                Segnalo, infine, che il Consiglio Superiore della Magistratura, con l'ordinanza n. 12/2006, depositata il 23.11.2006 (doc. n. 4), ha glissato la questione relativa agli atti di discriminazione religiosa affermando che la mia pretesa di esporre la menorà è "infondata" perché "per poter assere accolta richiederebbe che il Legislatore compia scelte discrezionali che allo stato non sono state compiute". Il che, tradotto in termini più espliciti, significa che il Crocifisso della "Superiore Razza Cattolica" può essere esposto negli uffici pubblici in base a semplici "circolari", mentre i simboli dell'infima razza ebraica necessitano, per poter essere esposti, di........ atti LEGISLATIVI del Parlamento!!!

                Attendo di verificare se questa "motivazione" verrà adottata da qualche altro Organo dello Stato, magari dall'On.le Ministro di Giustizia in risposta all'interpellanza dell'On.le Turco (sempre che risponda).

               

SECONDA QUESTIONE

                Come seconda questione prospetto al GUP quello che ho già prospettato al Ministro di Giustizia con la lettera del 5.9.2006 (doc. n. 5) laddove, dopo averlo invitato per l'ennesima volta a rimuovere TUTTI i crocifissi da TUTTE le aule giudiziarie, ho preannunciato che nella mia veste di imputato mi rifiuto di farmi processare da giudici partigiani che si identificano platealmente nei crocifissi cattolici appesi sopra la loro testa, e non nei simboli neutrali dell'unità nazionale che, guarda caso, sono accuratamente estromessi dalle aule giudiziarie italiane: tanto più in processi nei quali questi giudici di parte cattolica -che cioè accettano di far parte di un'Amministrazione connotata di cristianità- sono chiamati ad esprimere un giudizio di colpevolezza o di innocenza in relazione ad un mio comportamento che è diametralmente opposto, cioè di rifiuto radicale di giudicare in nome di quel "loro" idolo.

                Dal momento che il Ministro di Giustizia Clemente Mastella non ha rimosso i crocifissi ma, sollecitato dall'On.le Francesco Storace, ha addirittura tratto lo spunto da questa mia richiesta per promuovere ennesimo procedimento disciplinare persecutorio, preannuncio al GUP che mi rifiuterò di presenziare all'udienza preliminare del 30.1.2007 per motivi di libertà di coscienza legati alla presenza obbligatoria dei crocifissi nelle aule giudiziarie.

                Questo rifiuto integrerà, a mio avviso, un legittimo impedimento a presenziare di natura permanente: sarebbe difatti superfluo rinviare il processo ad altra udienza, dal momento che il Ministro si ostina a non rimuovere i crocifissi. Di qui scaturisce l'invito formale al Giudice di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale o, in subordine, un'eccezione di incostituzionalità.

                Queste le motivazioni: motivazioni che -ci tengo a sottolinearlo- risultano pienamente condivise dal Consiglio Superiore della Magistratura nell'ordinanza n. 12/2006, depositata il 23.11.2006 (doc. n. 4).

                Punto di partenza è la storica sentenza n. 439 del 1.3.2000 con la quale la IV Sezione penale della Corte di Cassazione ha sentenziato l'illiceità dell'ostensione dei crocifissi negli uffici pubblici perché, in primis, viola il "principio supremo di laicità" che si sostanzia -come costantemente affermato dalla Corte Costituzionale- nell'obbligo dello Stato (e, quindi, dei suoi funzionari) di essere neutrale, imparziale ed equidistante nei confronti di tutte le religioni e di tutti i singoli cittadini, in relazione alla loro fede o credo.

                 "L'imparzialità della funzione del pubblico ufficiale -chiarisce infatti la Corte- è strettamente correlata alla NEUTRALITÀ dei LUOGHI deputati alla formazione del processo decisionale, che non sopporta ESCLUSIVISMI e CONDIZIONAMENTI........indotti dal carattere evocativo, cioè rappresentativo del contenuto di fede, che ogni immagine religiosa simboleggia".

                Trasponendo questo giudizio della Cassazione al caso che ci occupa, si deve ineluttabilmente affermare che l'esposizione del crocifisso "sopra il banco dei giudici" -imposto dal Ministro di Giustizia come "simbolo venerato"e “solenne ammonimento di verità e giustizia"- pregiudica la "neutralità" e l'"imparzialità" dei "luoghi

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