08/02/2007 19:49 Arcigay Arcilesbica Omphalos Perugia
COSÌ SI CREA UNA GIMKANA DEI DIRITTI: DA DOMANI SAREMO IN PIAZZA PER CHIEDERE AL PARLAMENTO DI CAMBIARE LA LEGGE
" Questa non è la legge che il movimento omosessuale italiano chiede da vent’anni. Nel paese del Vaticano l’uguaglianza della dignità e dei diritti per le coppie dello stesso sesso rimane una misura di civiltà ancora negata".
Così Arcigay, tramite il presidente nazionale Sergio Lo Giudice, commenta il disegno di legge approvato questa sera dal Consiglio dei Ministri.
"La possibilità di una registrazione volontaria tramite atto pubblico per le coppie di fatto gay, lesbiche o eterosessuali è un punto di partenza. - spiega Lo Giudice -. Ma i diritti che avevamo chiesto di riconoscere (dalla reversibilità della pensione alla successione, dal permesso di soggiorno per il partner extracomunitario ai diritti sul lavoro) sono previsti in una modalità che non corrisponde alle esigenze reali delle famiglie di fatto: tempi troppo lunghi e meccanismi complicati rischiano di produrre una vera e propria gimkana per le coppie di fatto e di rendere la legge inapplicabile. I bizantinismi linguistici e procedurali siano sostituiti dalla certezza dei diritti e delle responsabilità.".
"Da domani - annuncia il presidente di Arcigay - saremo in piazza per spingere il Parlamento a cambiare profondamente questa proposta. Il 14 febbraio Arcigay manifesterà in tutte le città italiane, in preparazione della grande manifestazione nazionale sulle unioni civili, "Diritti Ora", che si terrà a Roma in Piazza Farnese sabato 10 marzo. Chiediamo a chi crede che tutte le donne e gli uomini nascono liberi ed uguali in dignità e diritti di partecipare con noi a quella iniziativa per una legge sulle unioni civili che riconosca pienamente il valore sociale dell’amore, anche quello di lesbiche e gay".
Ecco alcuni dei punti critici della proposta del governo secondo Arcigay:
Impedire che si possa dichiarare una convivenza on l’amministratore di sostegno significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà, dato che spesso l’amministratore di sostegno è proprio il coniuge o il convivente.