Comunicatolattività del medico specializzando non è in alcun modo sostitutiva del ruolo del personale medico di ruolo

10/feb/2007 12.00.00 SIMS Contatta l'autore

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OGGETTO: l’attività del medico specializzando non è in alcun modo sostitutiva del ruolo del personale medico di ruolo
 
L’attività del medico specializzando non è in alcun modo sostitutiva del ruolo del personale medico di ruolo! Prende posizione il Segretariato Italiano Medici e Specializzandi (SIMS), confortato da una nota (vedi allegato) ricevuta dal MIUR in risposta ad alcuni quesiti, posti al fine di chiarire alcuni risvolti applicativi conseguenti all’entrata in vigore del D. Lgs. 368/1999, modificato dalla legge n. 266/2005, legge, entrata in vigore dal 1° novembre 2006, che ridefinisce lo status degli specializzandi, da borsisti senza alcun diritto né lavorativo né previdenziale riconosciuto, ad assistenti in formazione destinatari di un contratto di formazione.
Il D. Lgs. 368/1999 introduce molte novità sostanziali, tra cui:
  • Il contratto e' stipulato con l'università', ove ha sede la scuola di specializzazione, e con la regione nel cui territorio hanno sede le aziende sanitarie le cui strutture sono parte prevalente della rete formativa della scuola di specializzazione
  • L'impegno richiesto per la formazione specialistica e' pari a quello previsto per il personale medico del Servizio sanitario nazionale a tempo pieno

<<Non ci meraviglia lo stato di incertezza diffusa che imperversa tra le diverse componenti che compongono il complesso Sistema formativo specialistico; - afferma Walter Mazzucco, Presidente Nazionale SIMS - il D. Lgs. 368/1999  è entrato in vigore solo da poco più di 3 mesi ed afferma chiaramente che “In nessun caso l'attività del medico in formazione specialistica e' sostitutiva del personale di ruolo” e che “Ogni attività formativa e assistenziale dei medici in formazione specialistica si svolge sotto la guida di tutori”. Su questi presupposti bisogna avviare da subito un  tavolo comune tra le parti in causa: specializzandi, Università ed Aziende Ospedaliere facenti parte delle rete formativa>>.
<<Chiediamo che i Ministri della Salute e dell’Università si facciano parte in causa per dissipare in tempi brevi tale stato di incertezza interpretativa delle norme. - continua Mazzucco -Gli assistenti in formazione chiedono di essere posti nelle migliori condizioni di crescita culturale e professionale e non si tirano indietro di fronte ai doveri codificati, ma pretendono le dovute tutele per svolgere al meglio il loro ruolo all’interno del S.S.N.>>
 
 
N.B.: l’impegno in termini di monte ore cui deve far fronte l’assistente in formazione è pari “a quello svolto da un medico del S.S.N. a tempo pieno per attività di servizio” e, come si evince chiaramente dall’ art. 40, del D.Lgs. n. 368/1999 (in vigore dal corrente A.A.), l’attività dell’assistente in formazione non è in alcun modo sostitutiva di quella del personale di ruolo, tanto è vero che “le attività pratiche svolte dai medici in formazione specialistica devono essere eseguite sempre sotto la guida di un tutore”; per di più “tali attività non sono assimilabili all’attività professionale autonoma del medico dipendente dall’azienda sanitaria ove si opera”.
Così stanti le cose, con l’entrata in vigore in toto della 368, cadrebbe l’equivoco di fondo talora perpetrato in regime di D. Lgs 257/91 (in regime di borse per intenderci), che vedeva gli specializzandi impegnati in attività assistenziali (ad es. guardie notturne o festive) senza la contestuale presenza fisica di medici strutturati Universitari o del S.S.R. (il medico reperibile non rientra in questa casistica, appunto perché non fisicamente presente).
Inoltre, le ore di attività assistenziale (che per definizione è connessa alla formazione), vengono assimilate all’impegno pari a quello in regime di tempo pieno del medico del SSN, laddove il tempo pieno, per definizione, come stabilito dal pacchetto normativo che configura la c.d Riforma “Bindi”, è pari a 36 ore settimanali (più 2 da dedicare all’aggiornamento professionale!).
Da qui l’invito ai colleghi di tutte le sedi Italiane a sollecitare le Amministrazioni delle Istituzioni formative di riferimento (Università, AOUP, Aziende Ospedaliere) ad acquisire questo dato ed a prendere i dovuti accorgimenti, onde evitare, ad esempio, di prestare il fianco alle Compagnie Assicurative, le quali, a seguito di “sinistro” avvenuto oltre il “tempo pieno” od in assenza dello strutturato/tutor, potrebbero trovare delle valide eccezioni alla corresponsione della copertura assicurativa; ricordiamo inoltre che il medico specializzando, in termini medico legali, nel momento in cui “prende in carico” un paziente è responsabile degli atti conseguenti, ed in caso di esiti avversi, dunque, non potrebbe sottrarsi da responsabilità adducendo a propria discolpa di non essere stato affiancato dallo strutturato/tutor, o di avere effettuato la prestazione oltre il monte ore stabilito dal tempo pieno!
 
 



Cordiali saluti
Dott. Trapani Martino

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