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Esortazione apostolica di Papa Ratzinger "Sacramentum Caritatis": commenti, celibato e dichiarazioni di Mons. Milingo e di don Giuseppe Serrone

15/03/2007 03:49 Ass. Sacerdoti Lavoratori Sposati

Il Presidente dell’associazione dei «Sacerdoti Lavoratori Sposati», don Giuseppe Serrone, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Una teologia e una pastorale del “no” e dell'immobilismo è contenuta nell’esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis sull’Eucaristia di Benedetto XVI.

Il papa mette il punto  sul problema della castità dei sacerdoti, come noto una condizione non dogmatica ma storica, rivista da tutte le confessioni cristiane tranne quella cattolica.

«Fu Ildebrando, diventato papa Gregorio VII, nel 1073, a eliminare il matrimonio per gli ecclesiastici e ciò per garantire alla Chiesa che le sue proprietà non passassero mai di mano. È certo che uno dei motivi che hanno portato alla legge ecclesiastica del celibato fu la costituzione di una classe sociale, formata di chierici, che doveva essere potente per salvare una civiltà minacciata, e una delle forze di questo corpo sociale stava nel non disperdere in eredità i loro beni fondiari. L'effetto di questa legislazione fu di creare migliaia di virtuali prostitute tra le mogli innocenti di piccoli sacerdoti confusi e adirati. Quando furono separate dai mariti, per colpa di Ildebrando, molte di loro si suicidarono. Le concezioni monastiche sul sesso e sul matrimonio hanno partorito questa legge che è stata conservata e imposta con ogni mezzo al prete monarchizzato. Il vero "clero secolare" è quello della Chiesa orientale; la vita sacerdotale come lentamente si è fissata in Occidente è sostanzialmente una vita costruita avendo preso in prestito dal monachesimo gli ideali e i mezzi della santità sacerdotale, sostiene Yves Congar» (Fernando Iachini- Riforma) .

Una  pietra tombale per il Concilio Vaticano II. L'esortazione post-sinodale  resa nota Martedì 13 Marzo 2007,  è  il suggello definitivo  di Benedetto XVI alla grande Restaurazione, processo iniziato sotto il pontificato wojtyliano, passato attraverso la messa al bando di tutte le opzioni progressiste interne al cattolicesimo, la crescita smodata di realtà “laiche” più integraliste di buona parte del clero il costante soffocamento delle istanze teologicamente più avanzate, dei preti più coraggiosi, delle battaglie sociali in Africa e in America Latina, della collegialità episcopale. Una chiusura della finestra aperta della chiesa per “far entrare l'aria fresca del mondo” (Papa Giovanni). Ratzinger ha dissipato e calpestato l'eredità conciliare, facendo dell'ingerenza la norma della Chiesa e non distinguendo più tra piano spirituale e piano politico-temporale come stabiliva la Gaudium et Spes: “La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo”.

Un vero e proprio diktat universale perché un'esortazione post-sinodale ha natura magisteriale, ed è vincolante per tutti i cattolici. La Chiesa si arroga il diritto di stabilire i programmi politici dei governi presenti e futuri, spogliando i deputati cattolici da ogni vincolo rispetto agli elettori, e in definitiva della comunità politica che li ha scelti segnando la fine del sogno di conciliare il cattolicesimo con i diritti individuali dei cittadini, con la libertà di coscienza, con l'autonomia della sfera politica.

Una bella lapide anche sui diritti dei divorziati risposati che, ammonisce Ratzinger, sono un problema spinoso, anzi addirittura “vera piaga dell'odierno contesto sociale”, e non possono assolutamente essere ammessi ai sacramenti. 

Vacilla anche la costituzione conciliare forse più nota, quella sulla liturgia: Benedetto XVI auspica un ritorno al latino e al canto gregoriano, da sempre armi ideologiche dei nostalgici di una Chiesa monarchica e tridentina.

Insomma, un vero e proprio manifesto controriformista:  la Chiesa torna a dettare norme e comportamenti.

Un documento, questa Sacramentum caritatis, che di caritatevole non ha niente. La Chiesa cattolica si autocondanna all'isolamento, si arrocca nella difesa della Verità» (Paolo Giorgi).

Don Giuseppe Serrone ha diffuso anche una nota ricevuta dal Vicario di Mons. Milingo, il vescovo Peter Paul Brennan della Prelatura Cattolica  Married Priests Now. In una conversazione telefonica con gli Usa, l'Arcivescovo Emmanuel Milingo, dalla sua casa di vacanza in Corea, ha commentato l'esortazione apostolica Sacramentum Caritatis. Mons. Milingo ha detto “che il Papa si sbaglia nel paragrafo 24 dell'esortazione  quando raccomanda la necessità del celibato ai suoi sacerdoti.  I preti devono essere liberi di scegliere il celibato che dovrebbe essere un carisma personale, non qualcosa richiesto a tutti”. Per Mons. Milingo  “il celibato non è una scelta libera, ma si è trasformato in un requisito professionale nella chiesa cattolica romana.  Il celibato non ha un significato nuziale come il papa scrive, mentre lo riveste pienamente il matrimonio.  Il celibato - ha concluso l'ex Arcivescovo di Lusaka -  ha causato immenso danno  ai sacerdoti ed ai bambini ed ha fatto fallire molte diocesi. È tempo di mettere fine a  questa sciarada. Lasciate sposare i sacerdoti  ed avere una sana e robusta vita sessuale e spirituale nel servizio del popolo di Dio”.

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