COMUNICATO STAMPA (con preghiera di pubblicazione)

15/mar/2007 18.30.00 Associazione Politica Antiproibizionisti.it Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.

ANTIPROIBIZIONISTI.IT:« LA DECISIONE DEL TAR DEL LAZIO NON SORPRENDE»

Dichiarazione diMarco Contini, Segretario dell’Associazione PoliticaAntiproibizionisti.it

ROMA, 15 marzo2007 – In attesa diconoscernenel dettaglio le motivazioni,  possiamodire certamente che la decisione assunta dal TAR del Lazio non cisorprende.

Sinda subito e in assoluta solitudine, abbiamo contestato l’arbitrarietàcon cuiil Ministro aveva agito in quella sede. Già il 13 novembre scorso,facemmonotare come, essendo invariato l’approccio proibizionistico erepressivo delTesto Unico sugli stupefacenti, questo correttivo – limitato a una solacategoria di sostanze – che interveniva in maniera del tuttodiscrezionale sulsolo elemento quantitativo, non faceva altro che alimentareulteriormente laconfusione.
Inquella fase, domandammo quale fosse il criterio adottato per stabilireche laquantità dovesse essere aumentata del 100% (perché non del 200, del 300o del50?), tanto più che la decisione del Ministro non era fondata su alcunelementodi scientificità, non avendo neppure il supporto del parere di unodegli organiconsultivi di cui il Ministero può avvalersi.

Daquanto apprendiamo, il TAR solleva due questioni distinte, seppure – anostrogiudizio - strettamente connesse tra loro. La prima riguarda, appunto,lamancanza di una istruttoria tecnica tale da giustificare il raddoppiodelparametro moltiplicatore. Ma, i giudici amministrativi hanno ancheritenuto chela legge «non conferisca al decreto unpotere politico di scelta in ordine all'individuazione dei limitimassimi dellesostanze stupefacenti o psicotrope che possono essere detenute senzaincorrerenelle sanzione penali».
Suquesta seconda considerazione è necessario soffermarsi con particolareattenzione, al fine di valutarne appieno tutte le implicazioni. Inprimo luogo,vale la pena di chiedersi se rientri nelle competenze del TribunaleAmministrativo il compito di formulare questo genere di valutazioni inmeritoalle attribuzioni conferite al Ministero da una legge dello Stato.Questo è,non a caso, uno degli aspetti della legge 49/2006 che maggiormenteabbiamocriticato, arrivando persino a sostenere (era il 25 gennaio 2006 e laleggeancora non era stata approvata) che «conquesto procedimento si affidano al Ministro della Salute poteridiscrezionaliincostituzionali, che neanche il fascismo aveva immaginato». 

Ora,nell’annunciare che ricorrerà al Consiglio di Stato, il Ministro Turcoparevoler ottenere dai giudici ciò che né il Governo, né la maggioranzaparlamentaredi cui fa parte sono riusciti ad affermare attraverso l’utilizzo delleloroprerogative.
«Se è invalidato questo decreto -sostiene il Ministro - è invalidato anchequello precedente e la legge Fini-Giovanardi». Sfortunatamente,anchequesta volta, non siamo dello stesso avviso.
IlGoverno precedente, infatti, ha avuto quantomeno l’intelligenza el’astuziapolitica di agire avvalendosi di un parere “esperto” fornito dallaCommissione,nominata ad hoc. Parere che - seppure per molti versi contestabile, siadalpunto di vista della fondatezza scientifica che da quellodell’opportunitàpolitica – formalmente, è stato utile allo scopo di garantire una“coperturatecnica” atta a celare una volontà politica ben precisa. Per questomotivo, insede giurisdizionale, tale provvedimento risulterà difficilmenteattaccabileperché non privo dei necessari requisiti formali.
Altrettantonon si può dire del cosiddetto “decreto Turco”, la cui azione èrisultatadebole e controproducente proprio perché priva sia di un sufficientesupportoscientifico, sia del necessario coraggio politico.

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl