[comunicato] ARCIGAY IN RISPOSTA AL COMUNICATO DI LIGNANI MARCHESINI (AN)

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04/mag/2007 14.20.00 Arcigay Arcilesbica Omphalos Perugia Contatta l'autore

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Comunicato Stampa - Perugia, 04/05/2007

ARCIGAY IN RISPOSTA AL COMUNICATO DI LIGNANI MARCHESINI (AN)

Siamo lieti di notare che qualcuno, oltre se stessa, abbia a cuore quel che
succede nel corso degli incontri che Suor Roberta Vinerba tiene ad un
pubblico di adolescenti e giovanissimi a Perugia.
Siamo però costernati nel notare che chi la difende, il consigliere
regionale Andrea Lignani Marchesani di An, conosca poco la religiosa, i suoi
corsi e i motivi per cui il circolo Arcigay Arcilesbica Omphalos di Perugia
abbia sentito la necessità di essere presente a quegli incontri.

Vede, caro consigliere, in fondo ha ragione lei. Suor Roberta Vinerba tiene
dei corsi di “educazione all'amore” ad un pubblico di persone spontaneamente
convenuto all'appuntamento e che pertanto è lecito che senta impartire la
lezione che preferisce. Contemporaneamente, però, le serate della religiosa
sono pubbliche, aperte a tutti. Anche a noi. Anche a lei, consigliere. Per
questo, mentre non ci è mai sembrato di notare la sua presenza fra il
pubblico, noi ci siamo andati ogni volta. Non ci siamo divertiti ma siamo
ugualmente andati a sentire le teorie di Suor Roberta Vinerba perché più di
qualche volta ci sembra che le capiti di scivolare in pantani
antiscientifici. Vede, Lignani Marchesani, purtroppo o per fortuna
l'Organizzazione mondiale della sanità ha escluso l'omosessualità dalla
lista dei comportamenti patologici da molti anni ormai. La religiosa insiste
però nel considerarla un tipo di affettività “disturbato”. Un politico
attento come lei dovrà ammettere che questo è un abuso importante. Dipingere
i gay e le lesbiche come malati non è accettabile, anzi, non è possibile.
Altrimenti sarebbe possibile, tollerabile e sensato insistere nel difendere
la vecchia teoria fascista secondo cui l'ebreo non è un uomo come tutti gli
altri. Sono certo che non sarà d'accordo con questa vecchia credenza che
molti morti procurò in tempi tristemente noti.
Suor Roberta ha il diritto, e addirittura il manato, di ragionare con in
suoi “discepoli” dei valori nei quali crede e che la sua Chiesa considera
fondamentali. Però non può dimenticarsi che ad un incontro pubblico non si
può dire qualsiasi cosa, non si può dipingere il mondo come si preferisce.
Se crede può definire l'omosessualità come un peccato e il gay e la lesbica
saranno subito due peccatori agli occhi del suo pubblico. Può farlo, lo
faccia. Però non può raccontare storie di devianza, di malattia, di
disturbo. Non può.
Siamo sicuri che a lei non sarà sfuggito un fatto di cronaca piuttosto
doloroso che è capitato il giorno della vigilia di Pasqua. Come ricorderà
quel giorno di aprile un ragazzo di sedici anni a Torino, si è lanciato da
una finestra e si è tolto la vita lasciando per iscritto - nero su bianco,
caro consigliere, non si tratta di speculazioni di bandiera! - che sentirsi
trattare da omosessuale a scuola era diventato insopportabile. Non sapremo
mai se fosse o no gay, quello che sappiamo è che finocchio, ricchione,
frocio e altri epiteti dalla stessa valenza, branditi come una clava al suo
indirizzo, hanno reso insopportabile per lui la propria stessa vita.
Sa dove si trova il problema? Si trova unicamente in quella melma ideologica
che considera il gay e la lesbica una persona sbagliata, deviata,
disturbata, malata... Gli argomenti, a chi sfotteva Matteo, li hanno messi
in bocca quanti insistono nel dire che l'omosessualità è un vizio, un
errore, una perversione, una malattia. Le segnalo, visto che probabilmente
le sarà sfuggito, che da maggio 2006 ad aprile 2007 sono stati contati
almeno settantasette atti omofobici nel nostro Paese e che diversi hanno
avuto luogo anche a Perugia.
Per questo tutti abbiamo delle responsabilità nei confronti dei giovani che
intendiamo educare. Si tratta di responsabilità che ha il clero, la
politica, la scuola e ogni cittadino. La strada dovrebbe essere quella di
ridurre gli attriti, di superare le differenze arricchendosene, di
riconoscere che non essere tutti identici nel nostro modo di vivere i
sentimenti è una vera fortuna. Proprio perché siamo tutti diversi, possiamo
considerarci tutti uguali. Non mi dica, la prego, che è un concetto troppo
difficile.

La sua difesa di suor Roberta, superficiale come ci sembra, purtroppo è il
segno di un'arretratezza tutta radicata nella destra italiana. Per spazzare
il campo da ogni equivoco le segnalo che anche noi siamo “per la famiglia”.
Glielo assicuro, si fidi! Infatti che si regolamentino unioni diverse da
quelle coniugali non mette in pericolo affatto l'istituto della famiglia. Da
quando aggiungere una possibilità fa impallidire quelle che esistevano già?
Non mi dica, per favore, che sotto sotto anche lei è un comunista vecchio
stampo, di quelli che conoscevano solo il monopolio delle scelte imposto
dallo Stato. Non voglio crederci!
Guardi oltre le nostre frontiere, passi da Parigi. Sarkozy le dice niente?
Lui, uomo di destra, riconosciuto da tutti come un duro fin troppo
autoritario; lui, che con la sinistra stenta a dialogare e quando lo fa non
trova punti di contatto; lui è arrivato a dire che i Pacs non gli piacciono.
Non gli piacciono perché creano a loro volta delle differenze per i
cittadini. Lui, Sarkozy uomo di destra, sostiene che bisogna arrivare
all'uguaglianza delle possibilità fra le coppie gay e quelle eterosessuali.

Quanto poi al suo alludere ad una “lobby umbra transgender”, la prego, ce la
presenti! Non esiste e lo sa meglio di noi. Pensi piuttosto ai potentati
economici che difendono e sostengono certi politici, certi partiti, certe
battaglie ideologiche molto ma molto al di fuori dei cancelli delle
organizzazioni omosessuali.

Auspichiamo per lei, per il suo partito e per i vostri elettori un processo
di maturazione politica che non si fermi davanti al computo delle schede. Vi
auguriamo un sentiero che con gli occhi aperti vi accompagni davanti ai
bisogni dei cittadini. Tutti i cittadini. Anche quelli di diciassette anni
che hanno bisogno di imparare che il proprio compagno di banco, per quanto
sembri un po' “frocio”, non è un mostro. Forse bisognerebbe organizzare un
vero corso di educazione all'amore per adolescenti. Laico. Onesto. Aperto.
Trasparente. Scientifico. Ci aiuterà ad organizzarlo?

Omphalos Arcigay Arcilesbica Perugia

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