comunicato stampa: 17 Novembre 2007
I sacerdoti dimessi hanno diritto a 18 mesi di assistenza per la legge italiana, se disoccupati
Don Giuseppe Serrone dell'associzione sacerdoti lavoratori sposati (http://nuovisacerdoti.altervista.org) interviene sul caso di Don Sante e sul titolo apparso oggi sul "Il mattino di Padova" che accennava alla liquidazione di lavoro non prevista per i preti.
Don Serrone racconta di aver denunciato nel 2002 l'Istituto del Sostentamento Clero della Diocesi di Civitacastellana davanti al giudice del Lavoro italiano per avere riconosciuti i diritti lavorativi per gli anni di lavoro come parroco per difendere i sacerdoti in servizio presso le diocesi che si dimettono.
Il sacerdote sposato ha dichiarato i motivi per i quali decise di denunciare l'istituto che poteva essere considerato come una sorta di datore di lavoro. L'ex parroco ora sposato continua: "La causa di lavoro che ho avviato non è stata intentata contro il Vaticano, ma verso l'Istituto Sostentamento Clero. Nel mese di novembre del 2001, come ex parroco di Chia presentai una domanda, per ottenere la sovvenzione prevista dall'art. 27 della legge 222/1985, all'istituto sostentamento clero della Diocesi di Civitacastellana, dopo essermi dimesso dall'incarico di Parroco a Chia.
L'istituto, su indicazione della sede Centrale di Roma mi chiese di firmare una lettera di 'abbandono della vita ecclesiale' che naturalmente mi rifiutai di firmare perché la frase della lettera 'abbandono della vita ecclesiale' pretesa per la concessione della sovvenzione non era accettabile: la sovvenzione spettava per una legge dello Stato Italiano.
Mi rivolsi immediatamente a un avvocato di Viterbo per essere aiutato ad avere la sovvenzione che mi spettava secondo la legge italiana. Dopo l’intervento dell’avvocato, l’Istituto m’inviò la sovvenzione prevista dalla Legge per 18 mesi.
L'associazione dei Sacerdoti sposati si è attivata per far nascere un sindacato dei sacerdoti: "L’idea del Sindacato dei sacerdoti nasce - afferma don Serrone - dalla campagna per il riconoscimento del loro lavoro come lavoro subordinato.
L’idea di un sindacato, anche se con diverse premesse, è alimentata anche in campo protestante. Molti pastori della chiesa unita del Canada in Ontario (la maggiore chiesa protestante del paese) hanno spedito una richiesta al sindacato dei lavoratori canadesi dell'automobile, che ha deciso di lanciare una campagna per sindacalizzare i 4000 pastori della chiesa.
Il promotore dell'iniziativa pastore David Galston, della chiesa unita a Hamilton ha dichiarato che ci sono stati decenni di abusi nei confronti del clero: 'Quando i membri del clero tentano di difendersi da soli, essi sono bloccati dall'apparato giuridico della chiesa, e anziché difendere i diritti dei propri impiegati, la chiesa avvia delle cause giudiziarie e il pastore si ritrova con grosse parcelle da pagare'.
David Galston ha spiegato che diversi pastori sono stati costretti a pagare migliaia di dollari per spese giuridiche, ipotecando la loro casa e sono stati forzati ad abbandonare il loro ministero.
Molti pastori non osano dire niente per timore. Il pastore Galston ha anche precisato che 'la base dell'accusa è spesso la diffamazione, diffamazione semplicemente senza prove. Abbiamo bisogno di un sindacato. Abbiamo bisogno di un'istanza perché la chiesa agisca con responsabilità ed equità, in conformità alla legge'.
Il progetto è ancora nella fase iniziale. Cercheremo di tutelare anche i sacerdoti in pensione. I sacerdoti in pensione percepiscono in media sei volte in meno di quello che percepiscono i dirigenti d'azienda che in pensione percepiscono in media quasi 3.600 euro il mese, cioè sei volte di più di quello che percepiscono i sacerdoti. Anche gli agricoltori ricevono una sesta parte della pensione dei dirigenti che è quattro volte più alta di quella degli altri lavoratori dipendenti. Così nei dati del bilancio preventivo 2003 dell'Inps. A fronte dei 42.755 euro annui medi percepiti dai pensionati dell'ex fondo Inpdai gli iscritti al fondo lavoratori dipendenti ne prendono 8.872".
Giuseppe Serrone ha parlato anche di comunicazioni scritte a lui inviate da Roma e da Civitacastellana: "Ho ricevuto solo comunicazioni relative alla mia richiesta di sovvenzione dolo le dimissioni e un lettera del Direttore Generale del 2002 con risposta alla mia richiesta di compilazione di un modulo per richiedere la concessione dell’indennità di disoccupazione all’Inps. Nella lettera si dichiarava che l’Istituto Centrale, né quello Diocesano o la Curia Vescovile di Civita Castellana, rivestivano nei miei confronti la qualifica di datori di lavoro e che i contributi da me versati al Fondo Clero Inps non coprivano l’assicurazione per la disoccupazione".
Il sacerdote sposato ha concluso le dichiarazioni affermando che il suo "obiettivo principale è aiutare chi si dimette, perché si resta da soli. La nostra associazione si propone di sviluppare e promuovere servizi di ordine psicologico, materiale e spirituale a favore di sacerdoti, religiosi e religiose che hanno scelto o sono orientati a scegliere il matrimonio. Chi si dimette e si sposa e condannato quasi sempre all’isolamento e alla discriminazione. La difesa dei diritti lavorativi da me alcuni anni fa presentata e intrapresa nuovamente e legalmente da don Sante Sguotti non è solo per noi o per chi si dimesso, ma è anche per difendere i sacerdoti attualmente in servizio alle diocesi.
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