COMUNICATO STAMPA (con preghiera di pubblicazione)

11/gen/2008 12.10.00 Associazione Politica Antiproibizionisti.it Contatta l'autore

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MARIUANA.IT: PUBBLICATELEMOTIVAZIONI DELLA SENTENZA DI ASSOLUZIONE

CONTINI: «SALVAGUARDATO IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA LIBERTÀ DIESPRESSIONE»

Dichiarazione di MarcoContini,Segretario dell’Associazione Politica Antiproibizionisti.it

ROMA, 11 gennaio 2008 – L'11ottobre scorso, il Giudice Monocratico di Rovereto - pronunciando unacoraggiosa sentenza, destinata a fare storia - ha assolto Matteo Filla (titolare dei sitimariuana.it e semini.it) dall'accusa di istigazione eproselitismo all'uso illecito di stupefacenti (art. 82 D.P.R. 309/90)perché«il fatto non sussiste», ponendo fine così – una volta tanto, nelmigliore deimodi – a una vicenda giudiziaria durata oltre due anni, durante i qualinonsoltanto l'imputato (che, tra le altre cose, ha dovuto subire anchecinquegiorni di carcere) ma tutti noi siamo stati appesi a un filo cherischiava dirompersi, mettendo seriamente in discussione uno dei principi piùimportantitra quelli garantiti dalla nostra Costituzione: la libertà diespressione.

A tremesi esatti dalla sentenza, nell'apprendere lemotivazioni della stessa, ribadiamo tutta la nostrasoddisfazione e diamo atto al GiudiceDi Fazio di aver dimostrato un grande senso di responsabilità e ungranderispetto del ruolo che ricopre.

Egli,infatti, aveva certamente aveva ben presente che, seppure avesseaccolto larichiesta del Pubblico Ministero (un anno di reclusione e 1.500 euro dimulta),l'imputato – essendo incensurato e potendo, oltretutto, beneficiaredell'indulto – non avrebbe dovuto trascorrere nemmeno un altro giornoincarcere. Tuttavia, una eventuale condanna avrebbe pesato come unmacigno intermini di giurisprudenza.

Nonostanteil capo d'accusa attribuito a Filla fosse direttamente riconducibile alTestoUnico sulle sostanze stupefacenti – la droga in questa storiarappresenti unelemento del tutto marginale.
Ciò che andava stabilito, infatti, era se fosse lecito o meno, su unsito webcorrelato a un'attività commerciale regolarmente dichiarata edesercitata,discutere di tematiche inerenti all'uso e alla coltivazione di unapianta ilcui consumo e la cui produzione non sono consentiti dalla leggeitaliana,nell'attesa (o nella speranza) di una futuribile evoluzione dellasituazione insenso meno restrittivo.

Si notianche che, almeno per quanto riguarda il nostro Paese, si trattava delprimocaso in cui venisse ipotizzato il reato di "istigazione e proselitismoall'uso illecito di stupefacenti" posto in essere per mezzo di unostrumento telematico operante attraverso la rete Internet.

Sin dalprimo momento, il 28 luglio di due anni fa, abbiamo espressopreoccupazione per le gravi accuse cheavevano portato all'arresto di Filla e all'oscuramento del sito perchéconfiguravano, a nostro giudizio, una grave limitazione di quella libertà di manifestazione delpensiero prevista dall'art. 21 della Costituzione e dall'art. 10dellaConvenzione europea dei diritti dell'uomo, non soltanto neiconfrontidei soggetti direttamente coinvolti nell'episodio specifico, ma ditutti icittadini.

La questione può apparireaddirittura banale agli occhi di chi considera "acquisiti" alcunidiritti fondamentali, ottenuti in seguito a grandi battaglie civili, inunpassato relativamente recente e divenuti ormai parte integrante, se nonaddirittura fondante, del nostro ordinamento.
Eppure, questa è stata un'ottima occasione per ricordare a noi tuttiche undiritto, anche il più basilare, smette di essere tale se non èesercitato,reclamato, difeso.
Come ogni cosa, muore, nel momento stesso in cui smette di essere vivo.

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