
COMUNICATO STAMPA
Roma, 30 gennaio
“La risposta delle ONG italiane alla crisi umanitaria della Somalia - dichiara Sergio Marelli, Presidente dell’Associazione ONG italiane - è quella di continuare e di rafforzare se possibile il lavoro svolto in questi anni. Lo sforzo fatto per creare rapporti e reti sul territorio, avviare partenariati e dare visibilità alle diverse realtà della società civile somala con cui lavoriamo ha portato alla conferenza che si aprirà il 5 febbraio. L’obiettivo sarà incontrarsi, parlare e creare un nuovo spazio, di rilievo, della società civile nella pacificazione e nella ricostruzione della Somalia; un impegno che le Ong italiane rafforzano, anche a fronte della scomparsa di altri cooperanti avvenuta in questi giorni”.
Organizzata da esponenti di spicco dell’associazionismo, del mondo accademico e dell’imprenditoria provenienti da varie regioni somale e della diaspora, con il supporto di Intersos, che opera a nome dell’Associazione ONG Italiane, la conferenza si presenta come una tappa importante per il paese del Corno d’Africa. Da 17 anni in guerra e senza istituzioni statuali vere e proprie, la Somalia viene solitamente presentata come “lo Stato fallito” per antonomasia e nutre le cronache con morti, feriti e profughi da molto tempo. Ma nonostante il perdurare della seria crisi politica, la vita civile del paese è andata avanti. In questi anni, pur tra mille difficoltà, ospedali e cliniche hanno continuato a operare, anche se con prestazioni a pagamento data l’assenza dello Stato, sono nate scuole, centri di formazione professionale, università, internet points, sono diffuse reti telefoniche, radiofoniche e televisive, mentre l’economia, formale e informale, è rimasta viva.
La conferenza di Roma il punto di partenza da cui iniziare una nuova azione all’interno della Somalia. Favorevole la congiuntura politica, segnata dall’apertura senza precedenti ad un ruolo attivo della società civile nella rinascita del paese da parte del nuovo governo transitorio somalo. Nei quattro giorni di colloqui, due dei quali “a porte chiuse”, intellettuali, operatori sociali e imprenditori della Somalia e della diaspora si incontreranno quindi per gettare le fondamenta di una nuova piattaforma da cui partire per incidere sul futuro della Somalia, dialogando anche con quegli attori italiani ed europei che più sono presenti nel paese.
Paola Amicucci
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