comunicato stampa - 18 febbraio 2008
L'associazione dei sacerdoti lavoratori sposati ha commentato le dichiarazione del nuovo presidente della Conferenza episcopale tedesca, Robert Zollitsch, che si è schierato contro "il divieto di riflettere" sul tema del celibato ecclesiastico. Il collegamento tra il sacerdozio e il celibato "non è teologicamente necessario", aveva detto l'arcivescovo di Friburgo in un'intervista al settimanale "Der Spiegel". Esatta, secondo le dichiarazioni di don Giuseppe Serrone, l'analisi del capo dei vescovi tedeschi: l'abbandono del celibato "sarebbe una rivoluzione, che non verrebbe seguita da una parte della chiesa". "Un concilio, come suggerito dal porporato, per deciderlo sarebbe proprio necessario" , ha aggiunto.
Don Serrone ha continuato affermando: "Siamo responsabili del nostro cammino. Qual’é l’identitá del prete sposato? Essere prete sposato, segnato dal sacramento del battesimo e dall’ordine. E questo ci conferisce una maggiore responsabilitá. Il Movimento dei preti sposati (anche quello internazionale), in un certo senso, da 30 anni è come incatenato, non per mancanza di conoscenza della situazione, ma per paura di fare qualcosa. Paura che viene da condizionamenti acquisiti sia nella vita laica che clericale, dal timore della gerarchia e altre circostanze. É urgente liberarsi da questi lacci per agire liberamente, secondo lo Spirito. Cristo é venuto a liberarci non a chiuderci in una gabbia o a farci prigionieri. Cristo prima fu profeta e dopo fu pastore e, da ultimo, molto dopo, fu sacerdote. Quindi, nulla impedisce a noi, preti sposati, di seguire questi passi di Gesú. Cristo non si preoccupó di costruire templi di pietre o di mattoni, ma passó la sua intera vita insegnando a costruire il vero tempio di Dio: l’Uomo".
Don Serrone ha concluso riportando alcune indicazioni ricevute da un gruppo di preti sposati brasiliani, dichiarando: "I sacerdoti sposati, liberi dal peso delle leggi umane che imprigionano la nostra Chiesa, avendo la stessa formazione cristiana di quelli che continuano nel Ministero attivo, formano un gruppo ideale per suscitare i cambiamenti necessari per una maggiore umanizzazione della Chiesa, sollecitata dai segni dei tempi. I sacerdoti sposati possono diventare questo strumento, avere questa funzione e stanno camminando in questa direzione. Il nostro movimento, anche se sembra immobile, in realtá è in marcia, se non altro, perché provoca un ripensamento in molti critiani e anche nella stessa gerarchia".
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