In una lettera al Presidente Colom, la FOCSIV critica il nuovo provvedimento
Roma, 19 marzo 2008.In quanto membro italiano della CIDSE (la rete delle agenzie di sviluppo cattoliche di Europa e Nordamerica), la FOCSIV ha firmato una lettera ufficiale indirizzata al Presidente della Repubblica del Guatemala, Alvaro Colom, in cui si denuncia l’utilizzo della pena di morte quale strumento per la risoluzione di ogni tipo di ingiustizia. La legge, approvata lo scorso 12 febbraio dal Congresso del Guatemala, da facoltà al Presidente della Repubblica di concedere o meno l’indulto ai prigionieri nel braccio della morte, un provvedimento rimasto bloccato da otto anni.
Per il Direttore Generale della FOCSIV Sergio Marelli “si tratta di una chiara violazione del diritto internazionale che non farà altro che accelerare le esecuzioni”.
Il provvedimento ha suscitato vivaci polemiche tra i difensori dei diritti umani ed è stata criticata da più parti, compresa la Chiesa Cattolica. Attualmente vi sono nelle carceri del Guatemala, uno dei paesi più poveri dell’America Latina, 34 condannati a morte per omicidio e sequestro che hanno chiesto una commutazione della pena. Le ultime condanne a morte mediante iniezione letale sono state eseguite il 29 giugno 2000 nei confronti di Luis Amilcar Cetino e Tomas Cerrate, considerati responsabili del sequestro di Isabel de Botran. Nel Paese sudamericano meno del 10% dei casi di omicidio viene risolto, mentre il 60% dei detenuti nel braccio della morte in Guatemala è stato condannato per azioni di rapimento (in alcuni casi concluse con la morte della vittima), ed il 40% per omicidio.
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