Comunicato Stampa

27/mar/2008 21.49.00 LILT - Comitato regionale della Campania Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
La cultura della prevenzione quale strumento di solidarietà e di integrazione per gli immigrati extracomunitari
Si è svolto questo pomeriggio, presso l'antico refettorio del complesso monumentale di Santa Maria la Nova a Napoli, la prima giornata del convegno
 
 

  La cultura della prevenzione delle malattie può diventare un valido strumento di integrazione per i cittadini extracomunitari nel nostro paese. E’ questo il dato principale emerso nella prima delle tre giornate di convegno promosso dal comitato regionale e dalle sezione di Napoli della lega italiana contro i tumori.

  “L’8% degli extracomunitari ricoverati nelle strutture ospedaliere nazionali - afferma Maurizio Montella, responsabile del comitato regionale campano della LILT - accusano patologie tumorali. Le più frequenti riguardano il cancro allo stomaco e al colon retto per gli uomini, all’utero e alla mammella per le donne. La maggior parte di queste neoplasie vengono diagnostiche, generalmente, con grande ritardo in quanto nei paesi di origine di questi cittadini non esiste, o è molto scarsa, la prevenzione. A questo bisogna aggiungere le diverse abitudine alimentari di molte popolazioni, come l’eccessivo uso di bevande alcoliche o anche i modi diversi di macellazione della carne, ad esempio presso le comunità arabe, a favorire il sorgere di tumori”.

  L’arrivo massiccio di migranti da paesi extraeuropei ha inoltre incentrato l’attenzione anche su altre patologie che sembravano definitivamente debellate. “Negli ultimi anni - dice ancora Montella - si sono registrati molti casi di tubercolosi ed epatite. Queste ed altre malattie come il tifo, che erano praticamente scomparse nel nostro paese, sono anche causa della scarsa integrazione degli extracomunitari spesso avulsi dal nostro tessuto sociale. Mi riferisco in special modo agli immigrati non regolarizzati che spesso hanno addirittura paura di recarsi nei nostri ospedali. Questa iniziativa promossa dalla LILT, è tesa perciò a sensibilizzare anche il governo, in special modo il ministero della salute, il ministero delle politiche sociali e le istituzioni locali”.

  L’idiosincrasia verso la prevenzione, spesso è determinata anche da motivi di tipo culturale e religioso. “ Nel quartiere di secondigliano dove lavoro soprattutto con i nomadi - dice Loredana Baldini, vice presidente nazionale donne medico del sud Italia - ho avuto spesso problemi soprattutto con le donne. Per questo motivo è importante che vengano attivati i mediatori culturali, anche per risolvere i problemi linguistici che spesso ostacolano lo svolgimento del nostro operato”.

  Nonostante le tante difficoltà dovute anche alla scarsità di risorse, sensibili segnali di miglioramento cominciano a registrarsi presso alcune strutture. “Attualmente nella nostra divisione - conclude Gabriella Fabbrocini - medico della clinica dermatologica del II° Policlinico- eseguiamo  circa settecento visite all’anno. La maggior parte dei nostri pazienti hanno malattie infettive dovute alle scorse condizioni igieniche, promiscuità e alla trasmissione per via sessuale. Curiamo, tra gli altri, anche extracomunitari non regolarizzati. E ciò costituisce sicuramente una speranza per migliorare la condizione socio sanitaria di queste persone”.

 

                   

                                        L’addetto stampa

 

                                        Riccardo Gambrosier

 
blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl