NON VOTATE I TRADITORI DEL NOSTRO PAESE

01/apr/2008 17.10.00 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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NON VOTATE I TRADITORI DEL NOSTRO PAESE

In questi giorni di frenetica attività elettorale, guardiamo alla scena politica che si sta delineando con una grande pena nel cuore ma, insieme, anche con la segreta speranza che finalmente l'Italia si svegli ed attivi quel patrimonio di qualità impareggiabili che sa ritrovare nei momenti più bui del proprio cammino, riprendendo contatto con la propria coscienza sociale.
Le contraddizioni che notiamo nelle parole e nei programmi dei vari leader ci fanno venire il voltastomaco non tanto per le promesse che si rincorrono di giorno in giorno riguardo programmi irrealizzabili per come è stata ridotta la macchina istituzionale e statale, ma per quanto essi cercano di coinvolgerci emotivamente su situazioni e questioni di cui sono i soli responsabili. Se nel nostro paese c'è chi è complice delle ruberie e delle prepotenze cui sono stati soggetti interi comparti sociali negli ultimi decenni, c'è anche chi sa leggere ed annotare
le precise responsabilità di cui molti sistemi di potere si sono resi protagonisti ed attori. A tutti questi personaggi vogliamo dire che la gente comune come noi ha memoria di molte più cose di quanti essi pensino e che verrà il momento in cui saranno travolti dalla rabbia popolare, come tante volte è già accaduto in passato. A queste teste di "coccio" ( chiediamo perdono per il termine che non ci è usuale ma ci serve per spiegare meglio il concetto) vorremmo tanto dire: come vogliamo risolvere il problema di tutti coloro che hanno dato la vita coscientemente per darci un futuro di libertà, democrazia, progresso? Fra le migliaia di lettere-testamento che conserviamo, tutte drammatiche ed altamente altruistiche ci piacerebbe che leggessero questa:
Torino, 5 aprile 1944

"La Divina Provvidenza non ha concesso che io offrissi all'Italia sui campi d'Africa quella vita che ho dedicato alla Patria il giorno in cui vestii per la prima volta il grigioverde. Iddio mi permette oggi di dare l'olocausto supremo di tutto me stesso all'Italia nostra ed io ne sono lieto, orgoglioso e felice! Possa il mio sangue servire per ricostruire l'unità italiana e per riportare la nostra Terra ad essere onorata e stimata nel mondo intero. Lascio nello strazio e nella tragedia dell'ora presente i miei Genitori, da cui ho imparato come si vive, si combatte e si muore; li raccomando alla bontà di tutti quelli che in terra mi hanno voluto bene. Desidero che vengano annualmente celebrate, in una chiesa delle colline torinesi due messe: una il 4 dicembre anniversario della battaglia di Ain el Gazala; l'altra il 9 novembre, anniversario della battaglia di El Alamein; e siano dedicate e celebrate per tutti i miei Compagni d'armi, che in terra d'Africa hanno dato la vita per la nostra indimenticabile Italia. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza sicura d'aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d'esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta.

Possa il mio grido di "Viva l'Italia libera" sovrastare e smorzare il crepítio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l'avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice!"

Franco Balbis (caduto della resistenza)

NON VOTATE I TRADITORI DEL NOSTRO PAESE!

Comitato per la salvaguardia della Cultura europea







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