CHI SONO COLORO CHE TEMONO L'ASTENSIONISMO

CHI SONO COLORO CHE TEMONO L'ASTENSIONISMO CHI SONO COLORO CHE TEMONO L'ASTENSIONISMO In internet alcuni giocherelloni, preoccupati del clima astensionistico che sta paurosamente crescendo di giorno in giorno presso utenti e navigatori, si stanno improvvisando maestri, elargendo gratuitamente giudizi e consigli, senza sapere nulla del tema che stanno trattando.

03/apr/2008 09.49.00 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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CHI SONO COLORO CHE TEMONO L'ASTENSIONISMO

In internet alcuni giocherelloni, preoccupati del clima astensionistico che sta paurosamente crescendo di giorno in giorno presso utenti e navigatori, si stanno improvvisando maestri, elargendo gratuitamente giudizi e consigli, senza sapere nulla del tema che stanno trattando.
C'è un certo Pietro D'Ambrosio, per esempio, che si vanta di essere del Partitp Democratico,che ha scomodato nientemeno che Antonio Gramsci per dare forza al suo intervento, chiaramente conoscendo poco di questo grandissimo uomo di cultura, guida morale di intere generazioni italiane, politiche e non. Diciamo ciò in quanto nei " Quaderni dal carcere" , nella parte che riguarda la corrispondenza con i suoi nipoti, Gramsci è chiarissimo sulle azioni da intraprendere per salvaguardare la propria integrità e libertà.Ma...vediamo come ha impostato il suo intervento tale giocherellone:

venerdì 14 marzo 2008
L'astensionismo: la scelta peggiore
Negli ultimi giorni aumentano i blog (di personaggi più o meno "famosi") e gli articoli che inneggiano all'astensionismo.
Io credo che tale pratica sia la peggiore fra le opzioni possibile al momento del voto, sopratutto se chi la applica è lo stesso che da anni si lamenta (in modo più o meno volgare) della classe politica del nostro paese.

Il mio modo di essere un "tecnico" si chiede però se realmente l'astensione può risolvere qualche problema. Credo proprio di no, visto che nonostante tutto qualcuno vincerà le elezioni e governerà comunque il Paese. In fondo non andare a votare non risolve alcun problema, anzi potrebbe di contro permettere al gruppo "relativamente" peggiore fra quelli in competizione di vincerle, portando l'Italia in un pantano ancor peggiore.

L'Aventino non ha quasi mai aiutato nessuno, quindi perché ascoltare qualche imbonitore rischiando di fare la figura del tipo che si taglia gli attributi per fare un dispiacere alla moglie?

Un grande uomo scriveva:
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L'indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l'intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l'assenteismo e l'indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917
A Pietro D'Ambrosio vogliamo ricordare che astenersi dal voto non è manifestazione di indifferenza, ma scelta consapevole in difesa dei propri diritti calpestati. E' una forma di lotta contro chi pensa, dopo avere truccato le carte democratiche, di potersi godere una tranquilla vittoria. Vogliamo anche invitarlo a leggere la vita e le opere di Henry David Thoreau, padre della disobbiedienza civile, per capire cosa potrebbe esserci dietro il non-voto. Se poi volesse approfondire meglio le forme di lotta che stanno dietro la scelta di astenersi, vada ad approfondire vita e scritti di Mahatma Gandhi che ha liberato il suo paese, l'India, astenendosi dal collaborare con le istituzioni straniere che la occupavano.
Noi oggi abbiamo il nostro paese occupato e soffocato dalle oligarchie partitiche: ci dobbiamo astenere per recuperare la nostra dignità.

Comitato per la salvaguardia della Cultura europea


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