Professioni: La proposta dell'ANAMMI
Roma, 3 aprile 2008
COMUNICATO STAMPA
PROFESSIONI: LA RIFORMA SECONDO L'ANAMMI
Per il presidente Bica "il decreto qualifiche non ha cambiato nulla, per
riconoscere il ruolo delle associazioni occorre una legge ad hoc. Purtroppo,
manca in Italia la cultura delle professioni e del lavoro autonomo. Ma chi
andrà a Palazzo Chigi dovrà prendere posizione sul tema"
"La legge per il riconoscimento delle associazioni non potra' essere rinviata
ancora a lungo". A dirlo e' Giuseppe Bica, presidente dell'ANAMMI, che al
prossimo governo chiede una normativa in grado di valorizzare il ruolo sociale
ed economico delle organizzazioni professionali. In particolare, Bica
sottolinea lo scarso dibattito politico sul tema. "I programmi di partito
trascurano uno dei dossier piu' delicati che la prossima compagine governativa
si ritrovera' sul tavolo - afferma il leader dell'associazione degli
amministratori immobiliari - ma chi andra' a Palazzo Chigi non potra' fare a
meno di prendere una posizione chiara". Questo perche', afferma il numero uno
dell'ANAMMI, "i professionisti rappresentano una forza in grado di assicurare
il 12% circa del prodotto interno lordo italiano".
Per giunta, di recente, alla beffa si e' aggiunta la mistificazione: "Lo si e'
visto con il decreto qualifiche (Dlgs 206/07) - precisa Bica - che si limita a
consentire alle associazioni di partecipare alle piattaforme comuni per la
definizione delle competenze nell'Unione Europea e alle conferenze di servizi.
In molti, però, hanno voluto vedere nella normativa una sorta di pre-
riconoscimento ufficiale". Una forzatura, come spiega il presidente: "Non e'
cambiato nulla, per riconoscere le associazioni ci vuole una legge ad hoc".
Le associazioni professionali, al contrario, "hanno dimostrato di meritare
un'attestazione ufficiale. Questa deve seguire alcuni parametri già previsti in
ambito UE: la costituzione per atto pubblico, la diffusione territoriale della
struttura, il codice deontologico, la formazione continua degli iscritti". Cio'
per garantire quello che, nella maggior parte dei Paesi Europei, e' l'obiettivo
istituzionale dell'associazionismo riconosciuto: la certificazione delle
competenze degli iscritti, in pratica il famoso "bollino blu" a tutela dei
cittadini. Gli aderenti stessi, oltre alle competenze tipiche della
professione, dovranno sottostare agli obblighi associativi (formazione, norme
etiche) ed essere esenti da carichi penali.
Un sistema di controlli e procedure, insomma, che l'Associazione Nazional-
europea degli AMMinistratori di Immobili - la più grande del suo settore in
virtu' dei suoi 13mila iscritti – sperimenta gia' da tempo al suo interno, in
attesa di approdare ad una legge per il riconoscimento. "Come associazione ci
battiamo da anni – sottolinea Bica – per assumere questa importante
responsabilita', seguendo l'esempio di altri paesi europei e le direttive UE.
Finora non se n'e' fatto nulla perche' in Italia manca del tutto la cultura
delle professioni e del lavoro autonomo. Il che spiega bene come mai non si sia
ancora giunti ad una legge di riforma delle professioni".
Ufficio stampa ANAMMI: Silvia Cerioli,
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