COMUNICATO STAMPA (con preghiera di pubblicazione)

Se solo ci si prendessela briga di leggere quanto affermatodalla Suprema Corte (piuttosto che affidarsi a quanto riportato conimbarazzante leggerezza da numerosi organi di stampa italiani estranieri), cisi accorgerebbe facilmente che non è stato fatto altro che applicare laleggeattualmente in vigore.

12/lug/2008 19.49.00 Associazione Politica Antiproibizionisti.it Contatta l'autore

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CONTINI: «LA CASSAZIONENON HA FATTOALTRO CHE APPLICARE CORRETTAMENTE LA FINI-GIOVANARDI»

Dichiarazionedi Marco Contini, Segretario dell’Associazione PoliticaAntiproibizionisti.it

ROMA, 12 luglio 2008 –È al tempo stesso allarmante edisarmante rilevare l'assoluta superficialità e la totale ignoranzadella leggedimostrata dai numerosi parlamentari, della maggioranza così comedell'opposizione, che non sono riusciti a trattenersi dal commentare –asproposito – la recente sentenza della Sesta Sezione Penale dellaCassazione(n. 28720) in materia di detenzione di sostanze stupefacenti.

Se solo ci si prendessela briga di leggere quanto affermatodalla Suprema Corte (piuttosto che affidarsi a quanto riportato conimbarazzante leggerezza da numerosi organi di stampa italiani estranieri), cisi accorgerebbe facilmente che non è stato fatto altro che applicare laleggeattualmente in vigore.

Non soltanto, dunque,non è mutata la giurisprudenza inmateria, ma si è ribadito un principio fondamentale, ovvero che nonbasta il semplicepossesso di una quantità più o meno rilevante di sostanza per poteraffermare"automaticamente" che questa è detenuta a fini di spaccio.

Volendo fare unaconsiderazione politica a questo riguardo,non si può che evidenziare come il tentativo di introdurre deiparametri rigidi,perpetrato attraverso le modifiche introdotte dalla legge 49/2006, sisiarivelato un completo fallimento.

Tuttavia, ciò nonsignifica affatto che chi pratica lareligione rastafariana sia "esente" dall'applicazione della legge. Inbase alla cosiddetta "Fini-Giovanardi", infatti, il puro e sempliceconsumo delle sostanze indicate in tabella non è maiconsentito e il superamento delle soglie relative a ciascuna di esse hail solo scopo di rappresentare un "potenziale discrimine" tra l'usopersonale e lospaccio. Non per questo però – e la Cassazione fa bene a ricordarlo –si puòfare a meno di considerare le circostanze di tempo, luogo e modalitàcomportamentali dell'imputato (quelle che l'art. 73 descrive come"altrecircostanze dell'azione"), fondamentali per stabilire se l'illecitocommesso sia di natura penale o amministrativa.

D'altra parte, un'altrarecente sentenza della SupremaCorte, la n. 17899, già aveva rilevato come le modifiche apportate nel2006 nonavessero inciso minimamente sulla struttura del concetto di detenzionead usopersonale, così come prevista dal d.p.r. 309/90, la quale è rimastacondizionedi non punibilità della condotta.

Non è vero, quindi –con buona pace dei deputati esenatori che in questi giorni tanto si sono agitati – che sono statiriconosciuti "diritti speciali" per un gruppo religioso:semplicemente si è ritenuto che chi, in virtù di una propria abitudineocredenza religiosa, fa regolarmente uso di una determinata sostanza,verosimilmente possa detenerne dei quantitativi, anche consistenti, perilproprio uso personale, senza avere alcuna intenzione di cederli aterzi. Perquesto motivo potrà subire una sanzione amministrativa, anche pesante,ma nonincorrerà in un reato penale, con tutto ciò che questo comporta(inclusa lapossibilità di finire in carcere).

Va detto, infine, che,alla luce di questo pronunciamento,non si può escludere che in futuro ci possa essere qualcuno che,nascondendosistrumentalmente sotto una presunta appartenenza religiosa a cui è deltuttoestraneo, tenti di coprire subdolamente delle condotte realmentecriminose.Resto però dell'idea che ciò non è sufficiente per sovvertire ilprincipio percui si resta innocenti fino a prova del contrario.

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