COMUNICATO STAMPA - Marelli: "Il fallimento di Ginevra: l'apertura dei mercati, solo se conviene ai paesi ricchi"

COMUNICATO STAMPA - Marelli: "Il fallimento di Ginevra: l'apertura dei mercati, solo se conviene ai paesi ricchi" COMUNICATO STAMPA Marelli: "Il fallimento di Ginevra: l'apertura dei mercati, solo se conviene ai paesi ricchi" Roma, 30 luglio 2008.

30/lug/2008 13.50.00 Volontari nel mondo - Focsiv Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

 

Marelli: “Il fallimento di Ginevra: l’apertura dei mercati, solo se conviene ai paesi ricchi”

 

 

Roma, 30 luglio 2008. I nove giorni di negoziati per raggiungere un accordo sul commercio globale nell'ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio - OMC hanno portato ad un nulla di fatto. A causa delle controversie sulle misure da assumere sul dossier agricolo, infatti, l’incontro di Ginevra si è concluso con una trattativa fallita.

 

“Che lo scoglio più difficile fosse quantificare i livelli di protezione per gli agricoltori, ossia dare esatti valori percentuali alle riduzioni di dazi e sussidi era del tutto prevedibile - commenta Sergio Marelli, Direttore Generale di Volontari nel mondo FOCSIV - ma non che questo fosse ancora una volta la causa del fallimento del negoziato. Ancora una volta speravamo che la responsabilità dei Governi, dei Paesi industrializzati come di quelli cosiddetti emergenti, prevalesse sugli interessi particolari e di breve termine”.

 

Prevedibile anche la difficoltà di raggiungere un accordo con una presidenza americana in uscita, sebbene lo slancio e la tenacia del direttore generale dell'organizzazione Pascal Lamy nel convocare la ministeriale durata nove giorni, notti comprese, aveva lasciato sperare che qualcosa potesse realmente accadere e che il Doha Round si potesse avviare alla sua conclusione entro la scadenza già posticipata a fine anno.

 

“Ora, l’unica certezza è che a trarre i maggiori vantaggi dal fallimento saranno ancora una volta gli agricoltori dei paesi industrializzati, USA e UE in testa - aggiunge Marelli - che continueranno a ricevere sussidi alle loro produzioni ed esportazioni” .

 

“Prodotti simbolo dello scontro ineguale tra ricchi e poveri sono il cotone per gli USA e il pollame per gli Stati UE: il primo protetto dalla concorrenza di Paesi come Mali, Benin, Ciad e Burkina Faso; l’altro che continua ad invadere i mercati dei Paesi più poveri ai quali si destinano gli scarti delle ricche mense europee - commenta Marelli -. L’apertura dei mercati e la liberalizzazione del commercio sono teorie sempre evocate ma applicate solo quando avvantaggiano le economie dei Paesi ricchi. L’eliminazione totale dei sussidi alle esportazioni agricole, prevista negli accordi della OMC per il 2013, sembra diventare l’ennesima chimera  rischiando di perpetuare le pratiche nefaste di dumping che soffocano le economie e danneggiano la capacità produttiva di paesi già vulnerabili”.

 

Il timore è che l’esito negativo dell’incontro di Ginevra, ritenuto dai più un ultimo test di prova sulla tenuta del sistema multilaterale, possa pregiudicare anche l’andamento del futuro negoziato sul clima. “La crisi del sistema multilaterale, infatti, - spiega Marelli - provoca il proliferarsi di accordi bilaterali e regionali che vanno a scapito soprattutto dei paesi più poveri con capacità negoziale inferiore rispetto alle grandi economie industriali. Basti pensare al caso del Messico che dall’entrata in vigore del NAFTA (Accordo Stati Uniti, Canada e Messico) è diventato da produttore di mais a importatore di mais dagli USA”.

 

E’ a questo  riguardo che Marelli definisce “deludenti” i commenti del Ministro delle Politiche Agricole Luca Zaia che parlando di dumping da parte dei paesi poveri nei confronti di quelli ricchi e industrializzati “vede la pagliuzza negli occhi altrui senza rimuovere la trave in quelli dei nostri Governi. Il destino degli agricoltori italiani sta a cuore a noi come al Ministro - sottolinea Marelli -. Si tratta di guardare al di là dell’oggi e del nostro orticello di casa. Lo dimostra la grande alleanza da noi promossa in Italia con il Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare (che raggruppa oltre 260 Organizzazioni non Governative, di categoria, sindacali, ambientaliste) che condivide in pieno queste nostre richieste e preoccupazioni considerandole sostenibili e opportune per la nostra agricoltura, oltre che doverose e giuste nei confronti delle popolazioni povere dei Sud del mondo”.

 

 

 

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