EUTANASIA VETERINARIA EFFETTO DELLA CRISI?

Lo ricorda Carlo Scotti dell'ANMVI, l'Associazione Italiana dei Medici Veterinari Italiani a seguito dell'interesse di alcuni organi di stampa per quella che non esita a definire "una tesi da reato, senza alcun fondamento".

03/dic/2008 15.39.02 ANMVI Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

EUTANASIA VETERINARIA EFFETTO DELLA CRISI? UNA TESI DA REATO

(Cremona, 3 dicembre 2008) -“La soppressione di un animale senza necessità è un reato, punito dalla legge italiana con la reclusione”. Lo ricorda Carlo Scotti dell’ANMVI, l’Associazione Italiana dei Medici Veterinari Italiani a seguito dell’interesse di alcuni organi di stampa per quella che non esita a definire  “una tesi da reato, senza alcun fondamento”.

Dichiara Scotti: “il ricorso all’eutanasia del proprio animale da compagnia per effetto della crisi è una tesi non supportata da dati e che l’ANMVI respinge con fermezza. Per la legge e per i medici veterinari italiani l’eutanasia non è ammissibile per risparmiare sul bilancio familiare”.

“Che la crisi si faccia sentire è evidente per chiunque- prosegue Scotti-  ma non ci risulta che le famiglie italiane che hanno un animale da compagnia siano arrivate a tanto. Il legame affettivo è talmente profondo che una separazione dal proprio cane e gatto è sempre una lacerazione profonda, vissuta con dolore quando inevitabile e mai proponibile come risparmio economico.
Chi vuole abbandonare un animale, cioè chi delinque, non va dal veterinario a chiedere una prestazione eutanasica”. Chi deve proprio separarsi dal proprio animale, per esempio l’anziano solo costretto al ricovero permanente in casa di riposo, si premura di trovare una soluzione di adozione o di custodia. Le associazioni animaliste in questi casi sono davvero preziose”.

Le famiglie cercano di risparmiare ma vanno aiutate diversamente. “Basta ricordare  aggiunge Carlo Scotti- che il nostro Fisco tassa gli animali da compagnia con aliquote da bene di lusso due volte: per nutrirli e per curarli. E l’ANMVI ha da tempo proposto la realizzazione di una medicina veterinaria di base in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale per venire incontro alle fasce di reddito più basse. I costi di questo servizio sono meno gravosi per la collettività di quanto non si creda, dato che una razionalizzazione delle risorse pubbliche e i tagli a certe sacche di spreco porterebbero ad una immediata disponibilità di fondi”.

Credere di risanare il bilancio familiare liberandosi del cane e del gatto- è la conclusione-  “è semplicemente ridicolo”.

Ufficio Stampa ANMVI
0372/40.35.47



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