ALLARME INFORMAZIONE IN ITALIA

05/dic/2008 14.36.57 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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ALLARME INFORMAZIONE IN ITALIA



Tra le conseguenze della crisi

finanziaria che sta attraversando il nostro Paese, dovuta anche, ma non solo, a

questioni di natura internazionale, è necessario soffermarsi su alcune

coincidenze di fatti che potrebbero recare pesantissimi condizionamenti alla

libertà di informare ed essere informati e limitare ancor più ogni capacità di

giudizio sui fatti quotidiani legati alla convivenza sociale da parte dei

cittadini, con conseguenze evidenti sul sistema democratico da cui siamo

governati. Ecco le cincidenze:

a) la finanziaria 2009 riduce drasticamente i

contributi alla stampa, lasciando prevedere la chiusura di molti organi

d'informazione che su essi si reggevano per sopravvivere, prendendo come spunto

le ridotte capacità della attuali risorse statali ed il cattivo uso ( in

qualche caso criminale ) che alcuni attori interessati ne facevano;

b) la crisi

degli ultimi anni, le trasformazioni tecnologiche ed altri vari fattori

legati ad una rapidissima evoluzione del mercato editoriale, hanno falcidiato

il numero dei piccoli editori indipendenti. I rimanenti molto sicuramente non

riusciranno a sottrarsi alle conseguenze della nuova gravissima crisi in

arrivo;

c) La RAI , dove si annidano interessi sistemici trasversali, alcuni

dei quali inconfessabili, procede in una direzione economica di profonda crisi,

aiutata in questo percorso dal calo micidiale degli introiti pubblicitari e da

oscure manovre politiche di cui il caso Villari è solo la punta dell'iceberg;



d) la questione SKY, attualmente incomprensibile a chi si fida poco delle

versioni ufficiali, potrebbe essere un terreno dove si stanno giocando dei

nuovi equilibri e strategie di condizionamento;

e) alcuni soggetti televisivi

ed editoriali stanno subendo controlli e pressioni da parte di strutture

statali di cui attualmente si conosce ben poco;

f) è prevedibile a breve una

riduzione dei costi dei servizi pubblicitari Mediaset ad un mercato in affanno

che, dovendo praticare dei tagli ai propri costi, ovviamente inizierà dal

settore promozionale e pubblicitario. Un'azione di tal genere renderebbe

Mediaset padrona quasi assoluta del campo, in quanto il " baraccone" RAI non è

in grado di reggere una dura competizione;

g) si comincia già a parlare di

regolamentare la rete Internet, unico strumento libero e democratico rimasto

ancora ai cittadini per fare rispettare i propri diritti.

A tale contesto

bisogna aggiungere la situazione in cui si trova da sempre il nostro Paese per

quanto riguarda l'informazione, che ricordiamo:





Libertà d'informazione in

Italia

Lorenzo Ansaloni �“ tratto da http://asfalto_bagnato.blog.tiscali.it/





«La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe

sentirsi dire»

George Orwell



Tempo fa mi capitò di sentire di una classifica

che posizionava l’Italia attorno al quarantesimo posto in quanto a libertà d’

informazione e dietro paesi quali il Mozambico. La notizia mi rimase in mente e

ci rimuginai fin quando, dopo quasi due anni di vita in Inghilterra, mi è

sembrato evidente che qualcosa di vero dopotutto ci dovesse essere.



Mi sono

preso la briga di fare una ricerca a proposito del tema “libertà d’informazione

in Italia”. È un argomento che spesso accende gli animi nel nostro paese e

volevo esaminare la questione con una certa equanimità, racimolando le

informazioni attraverso un mezzo (Internet) che ancora non risente in maniera

apprezzabile della censura e dando una netta preferenza a documenti ufficiali

di organi o istituzioni autorevoli.

Va da sè che, per non incorrere in una

sorta di petitio principii, ho usato fonti internazionali (prevalentemente in

inglese ma ho cercato di tradurre il piu' fedelmente possibile i paragrafi

citati). Se infatti fosse vera l’ipotesi di una compromessa libertà d’

informazione in Italia, questo ci dovrebbe portare a ritenere le fonti italiane

“compromesse” e, almeno parzialmente, non affidabili da cui nel dubbio la

preferenza per fonti internazionali sicuramente piu’ lontane dai teatrini

televisivi della politica italiana e dai chiassosi battibecchi tra gli opposti

schieramenti.



Quello che emerge è un quadro che, fin dalle sue origini, non è

mai stato particolarmente roseo:



“According to the information received by the

Special Rapporteur, the public television network RAI has been strongly

politicized since its creation in 1954. At the time, and until the major

political changes of the end of the 1980s, Italian public television was

controlled by the political party in power, the Christian Democrats.”

(In

accordo con le informazioni ricevute dallo Special Rapporteur, il network

televisivo pubblico RAI è stato pesantemente politicizzato fin dalla sua

creazione nel 1954. All'epoca, e fino ai principali cambiamenti alla fine degli

anni '80, la televisione pubblica italiana fu controllata dal partito politico

al potere: la Democrazia Cristiana.)

(Dal rapporto dell'esperto dell'ONU sulla

libertà della stampa, il keniota Ambeyi Ligabo).



Mi sembra una ricostruzione

storicamente fedele dei fatti. Affermare che in Italia il problema della

libertà d'informazione nasce con il Governo Berlusconi sarebbe fuorviante.

Tuttavia, stando ai rapporti e ai documenti ufficiali delle principali ong e

istituzioni prese in esame, si delinea abbastanza chiaramente un generale

peggioramento e deterioramento degli spazi di libera espressione.



Una

carrellata non esaustiva ma quasi:





1- Reporters sans frontiers (http://www.

rsf.org/) è un'autorevole associazione che da 18 anni si occupa di difendere la

libertà di stampa e i giornalisti imprigionati, discriminati, licenziati solo

per aver fatto il loro lavoro. Ogni anno pubblica un rapporto sulla libertà di

stampa in vari paesi (167 in quello del 2005).

Il rapporto 2005 vede l’Italia

al 42esimo posto, dietro il Costa Rica, ultima tra tra le nazioni dell’Europa

Occidentale e considerata, a livello di libertà d’informazione, solo

“parzialmente libera”. Il rapporto è disponibile a questo indirizzo:

http://www.

rsf.org/rubrique.php3?id_rubrique=554

L’Italia era 39sima nel 2004, 53sima nel

2003 e 40esima nel 2002.



2- La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni

Unite (ONU) nella risoluzione 1993/45 del 5 marzo 1993 decise di istituire la

figura del “Special Rapporteur” al fine di promuovere e proteggere il diritto

alla libertà di espressione. Il 18 marzo 2005 è stato reso noto a Ginevra il

rapporto sulla situazione italiana dell’esperto incaricato: il keniota Ambeyi

Ligabo. Il documento è disponibile a questo indirizzo:

http://daccessdds.un.

org/doc/UNDOC/GEN/G05/116/15/PDF/G0511615.pdf?OpenElement

Il rapporto dipinge

un quadro a tinte fosche della libertà d’informazione in Italia includendo

anche un breve excursus storico dalla nascita della lotizzazione ai giorni

nostri.



Distingue tre distinti problemi che caratterizzano nel loro insieme

l'anomalia italiana:

a) la concentrazione dei media (duopolio preesistente al

Governo Berlusconi ma di cui Berlusconi rappresenta comunque una delle due

parti)

b) il conflitto d'interesse del Primo Ministro (in quanto anche

proprietario delle reti Fininvest, di Mondadori di Pubblitalia, ecc.)

c) il

forte controllo politico da sempre esercitato sulla televisione pubblica (RAI)

dal governo in carica.



La relazione si chiude con una serie di

raccomandazioni. Mi sembra di un certo interesse riportare almeno le seguenti



"The Special Rapporteur encourages the authorities to take the necessary

measures to depoliticize the media sector, in particular regarding the

management of the public television and the allocation of subsidies to the

print media." (73)

(Lo Special Rapporteur incoraggia le autorità a prendere le

necessarie misure al fine di depoliticizzare il settore dei media con

particolare riguardo ai vertici della televisione pubblica e allo stanziamento

dei sussidi alla carta stampata.)

"The Special Rapporteur strongly recommends

that the issue of conflict of interest, in particular concerning the President

of the Council of Ministers, be further analysed, in consultation with all

concerned actors, in order to find a sustainable solution whereby influence by

the political sector in the media would be significantly reduced."(74)

(Lo

Special Rapporteur raccomanda fortemente che la questione del conflitto

d'interessi, con particolare riferimento al Presidente del Consiglio dei

Ministri, sia ulteriormente analizzata, consultando tutte le parti interessate,

al fine di trovare una soluzione percorribile attraverso la quale l'influenza

politica nei media possa essere significativamente ridotta.)



3- L’

International Press Institute (http://www.freemedia.at/) è nato intorno agli

anni cinquanta e oggi è un network globale di editori, media e giornalisti che

ha membri in 120 paesi nel mondo.

Gioca un ruolo consultivo per L’UN (ONU), l’

UNESCO e il Consiglio Europeo ed è impegnato nella difesa della libertà d’

informazione su vari fronti.

Non pubblica una vera e propria statistica o

classifica ma un “World Press Freedom Review”. Quello inerente l’Italia (2004

reperibile al seguente indirizzo: http://www.freemedia.at/wpfr/Europe/italy.htm



e denuncia un quadro preoccupante per una democrazia occidentale.

Valga a

titolo d’esempio il solo incipit:

“Italy has a special place in Europe with

regard to freedom of the media because in no European country does the prime

minister, the head of the government, who is the politician that can exert the

most power over the state media, own most of the other broadcasting media, and

many of the print media”.

(Per quanto riguarda la libertà dei media, l'Italia

ha un posto speciale in Europa in quanto in nessun altro paese il Primo

Ministro, capo del governo (il politico che può esercitare il maggior potere

sullo stato dei media), possiede la maggior parte degli altri media televisivi

e e molti dei quotidiani nazionali.)



4- L’European Federation of Journalists

(EFJ) (http://www.ifj-europe.org/) è l’organizzazione europea dell’

International Federation of Journalists (IFJ)(http://www.ifj.org). L’ EFJ,

rappresentando circa 280.000 giornalisti in 30 paesi, è la piu’ grande

organizzazione giornalistica in Europa.

In base a una risoluzione addottata nel

meeting di Praga del 2003, l’EFJ si è impegnata ad investigare la situazione

dei media in Italia. Il risultato di tale sforzo è il rapporto “Crisis in

Italian Media: How Poor Politics and Flawed Legislation Put Journalism Under

Pressure”

(disponibile all’indirizzo: http://www.ifj-europe.org/pdfs/Italy%

20Mission%20Final.pdf ) che già dal titolo non lascia presagire una situazione

rosea.

Le conclusioni sono riassunte in otto punti. Mi limito a citare il

primo:

“It is impossible not to conclude that the media crisis in Italy is

profound and serious. There is a deeply flawed system of management, a lack of

public awareness, an element of political paralysis, and a deep sense of

professional unease within Italian journalism about the future of media.”

(E'

impossibile non concludere che in Italia la crisi dei media sia seria e

profonda. C'è un sistema di gestione profondamente sbagliato, una carenza di

consapevolezza pubblica, un elemento di paralisi politica e una seria

preoccupazione tra i giornalisti italiani sul futuro dei media.)



5- Freedom

House (www.freedomhouse.org) è un’associazione no profit fondata piu’ di 60

anni fa da Eleanor Roosevelt, Wendell Willkie ed altri americani impegnati

nella difesa della libertà di stampa.

Nel corso degli anni Freedom House è

stata al centro di numerose lotte e campagne per la libertà di stampa

denunciando sistematicamente le numerose violazioni in U.S.A. e nel mondo. È

presente a livello mondiale con sette sedi sparse tra U.S.A. e Europa.

Ogni

anno pubblica un rapporto teso a fornire un quadro a livello mondiale sull’

indice di libertà di stampa e d’informazione. Nel rapporto 2004 (disponibile a

questo indirizzo:

http://www.freedomhouse.org/pfs2004/pfs2004.pdf ) l’Italia è

al 74esimo, ultima tra le nazioni dell’Europa Occidentale, preceduta da nazioni

come Ghana e Papua Nuova Guinea e considerata a livello di libertà d’

informazione solo “parzialmente libera”.

Nel rapporto 2005 (che non sono

riuscito a trovare on line sul sito) l’Italia è sempre considerata parzialmente

libera ma al 77esimo posto.



6- “L’OCSE (Organizzazione per la Sicurezza e la

Cooperazione in Europa) (http://www.osce.org/) è una organizzazione di

sicurezza paneuropea i cui 55 Stati partecipanti coprono l’area geografica da

Vancouver a Vladivostok. Quale accordo regionale ai sensi del Capitolo VIII

della Carta delle Nazioni Unite, l’OSCE si è autodefinita strumento

fondamentale nella sua regione per il preallarme, la prevenzione dei conflitti,

la gestione delle crisi e la ricostruzione successiva ai conflitti in Europa”

(dal sito del ministero degli esteri).

Il 7/6/2005 l’OCSE pubblica un rapporto

dal titolo: “Visit to Italy: The Gasparri Law” che passa nel quasi silenzio

totale. Il documento è reperibile a questo indirizzo:

http://www.osce.

org/documents/rfm/2005/06/15459_en.pdf



Non solo è un esame della legge

Gasparri ma un’ottima ricostruzione storica di quella che viene chiamata

“Italian anomaly”. Ripercorre gli albori della lotizzazione, passa per la legge

Mammì e mette in guardia contro l’eccessiva concentrazione dei media

televisivi. Sanziona l’incompatibilità d’interessi del Primo Ministro:

“In a

democracy, it is incompatible to be both in command of news media and to hold a

public post”.

(In una democrazia è incompatibile avere sia il controllo dei

telegiornali che occupare un posto pubblico.)

Riconosce alcuni meriti e

innovazioni nella legge Gasparri ma avverte: ”The Gasparri Law is not likely to

remedy the Italian anomaly"

(La legge Gasparri probabilmante non risolverà

l'anomalia italiana)



7- Il Parlamento Europeo (http://www.europarl.eu.int/) ha

approvato (22/04/2004) il testo del rapporto della liberale danese Johanna

Boogerd Quaak dal titolo “Relazione sui rischi di violazione, nell'UE e

particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione” con

237 si, 24 no e 14 astenuti. Il rapporto è reperibile all’indirizzo:

http://www.

europarl.eu.int/omk/sipade3?L=EN&OBJID=75982&LEVEL=3&MODE=SIP&NAV=X&LSTDOC=N

Il

rapporto è il linea con i precedenti documenti e rileva che “uno dei settori

nel quale più evidente è il conflitto di interessi è quello della pubblicità,

tanto che il gruppo Mediaset nel 2001 ha ottenuto i 2/3 delle risorse

pubblicitarie televisive, pari ad un ammontare di 2500 milioni di euro, e che

le principali società italiane hanno trasferito gran parte degli investimenti

pubblicitari dalla carta stampata alle reti Mediaset e dalla Rai a Mediaset”

(cfr pag 17) (da una traduzione italiana non più disponibile on line)

Non si

sbilancia in un analisi storica delle ragioni dell’anomaila italiana ma

costituisce un ottimo compendio sulla critica realtà mediatica italiana redatto

da una fonte autorevole quale il Parlamento Europeo.



8- L’Helsinki Final Act è

il risultato finale della Conference on Security and Cooperation in Europe

tenutasi ad Helsinki nel 1975 tra vari paesi (U.S.A., Canada, Unione Sovietica

e la quasi totalità dei paesi

europei). Per monitorare la parte dell’accordo

inerente i diritti umani fu creata la Helsinki Watch (associazione indipendente

non governativa) che divenne la International Helsinki Federation for Human

Rights (IHF) (http://www.ihf-hr.org/) in seguito ad una conferenza del 1982 tra

i comitati costituenti.

Ogni anno, l’IHF pubblica un rapporto per un quadro

generale sul rispetto dei diritti umani. Il rapporto 2005 inerente l’Italia è

reperibile al seguente indirizzo:

http://www.ihf-hr.org/documents/doc_summary.

php?sec_id=3&d_id=4057



Mi limito a riportarne un breve stralcio:

”The main

human rights concerns in the field of media freedoms were the high level of

media concentration, governmental control over public radio and television,

inadequate legislation to protect journalistic sources, and the continued

criminalization of defamation through the media.”

(Le principali preoccupazioni

per quanto riguarda il campo della liberta' d'informazione, sono l'alto livello

di concentrazione e controllo governativo sopra radio e televisioni pubbliche,

inadeguata legislazione atta a proteggere le fonti giornalistiche (NdT ma

recentemente e' stata approvata una nuova legge) e la continuata

criminalizzazione e diffamazione attraverso i media)



9- Il Consiglio d’Europa

(Council of Europe, http://www.coe.int ) ,è la più vecchia organizzazione

politica del continente (1949): raggruppa 46 paesi, tra cui 21 Stati dell’

Europa centrale e orientale (Italia compresa) ed è un’organizzazione distinta

dall’Unione europea dei "25”. Il Consiglio d’Europa è stato istituito allo

scopo di:

- tutelare i diritti dell’uomo e la democrazia parlamentare e

garantire il primato del diritto

- concludere accordi su scala continentale per

armonizzare le pratiche sociali e giuridiche degli Stati membri

- favorire la

consapevolezza dell’identità europea, basata su valori condivisi, che

trascendono le diversità culturali

Il 3 giugno 2004 il Consiglio d'Europa

pubblica un rapporto (Doc. 10195) dal titolo: "Monopolisation of the electronic

media and possible abuse of power in Italy" a cui fa seguito la "Resolution

1387". Il documento è reperibile all'indirizzo:

http://assembly.coe.int/Main.

asp?link=http://assembly.coe.int/Documents/WorkingDocs/doc04/EDOC10195.htm





mentre le risoluzioni si possono trovare al seguente indirizzo:

http://assembly.

coe.int/Main.asp?link=http://assembly.coe.

int/Documents/AdoptedText/TA04/ERES1387.htm



L'incipit del rapporto da un idea

dei contenuti:

"The concentration of political, commercial and media power in

Italy in the hands of one person, Prime Minister Silvio Berlusconi, is

recognised as an anomaly across the political spectrum.".

(La concentrazione in

Italia del potere politico, economico e mediatico nelle mani di una persona, il

Primo Ministro Silvio Berlusconi, è riconosciuta come un anomalia in tutto lo

spettro politico)



E ancora: "The Assembly deplores the fact that several

consecutive Italian governments since 1994 have failed to resolve the problem

of conflict of interest and that appropriate legislation has not yet been

adopted by the present Parliament."

(L'Assemblea deplora il fatto che diversi

governi italiani succedutisi consecutivamente dal 1994 abbiano fallito nel

risolvere il problema del conflitto d'interessi e che appropriate misure

legislative non siano state adottate dal presente governo)



10- L'Open Society

Institute (OSI) (http://www.soros.org) nasce nel 1993 ad opera di George Soros

come fondazione tesa a promuovere il rispetto dei diritti umani e riforme

sociali e economiche. Fa parte della Soros foundations network che comprende

piu' di 60 paesi. L'11/10/2005 l' EUMAP (un progetto - iniziativa dell'OSI)

(http://www.eumap.org) pubbica un autorevole studio dal titolo "Television

Across Europe: Regulation, Policy, and Independence".

L’analisi complessiva e

suddivisa in tre volumi, piu' il rapporto introduttivo di 337 pagine ed è

reperibile al seguente indirizzo:

http://www.soros.

org/initiatives/media/articles_publications/publications/eurotv_20051011



Il

rapporto inerente l'italia è reperibile invece all'indirizzo:

http://www.soros.

org/initiatives/media/articles_publications/publications/eurotv_20051011/voltwo_20051011.

pdf (in inglese)



oppure, in italiano, sono disponibili i rapporti dedicati al

singolo stato a:



http://www.eumap.

org/topics/media/television_europe/national/italy/media_ita1.pdf

http://www.

eumap.org/topics/media/television_europe/national/italy/media_ita2.pdf



Un’

altra traduzione in italiano si può trovare anche al seguente indirizzo:

http:

//www.lsdi.it/documenti/media_ita2.pdf



Cito dalla traduzione italiana: "La

eccezionale concentrazione che caratterizza il settore del broadcasting

italiano, il pasticcio creato dalla collusione tra media e sistema politico, e

l’eccessiva attenzione del governo alla gestione del servizio pubblico non sono

soltanto “anomalie italiane”. Questi problemi rappresentano una minaccia

potenziale alla democrazia stessa, e possono influenzare negativamente lo

sviluppo delle nuove democrazie nell’Europa Centrale e Orientale."

E ancora:

"Inoltre, se, come è spesso avvenuto, Berlusconi esterna con franchezza le sue

opinioni sui problemi dell’informazione e non si fa scrupoli ad influenzare le

sue reti, emerge con chiarezza l’inefficacia delle norme per garantire un’

informazione corretta, pluralista ed equilibrata. La Legge Gasparri, che

disciplina molti aspetti dell’evoluzione del mercato televisivo, nonché avvia

una timida privatizzazione della RAI, non ha migliorato lo stato di cose,

essendo stata vista come un prodotto del “conflitto di interessi”,che affligge

da tempo il panorama politico italiano."

E per concludere: "In particolare la

RAI è legata a doppio filo al potere politico. Il “contratto di servizio” che

essa sottoscrive con il governo la obbliga ad una serie di comportamenti che

sulla carta dovrebbero garantire pluralismo interno e informazione equilibrata,

ma che nella pratica rispondono piuttosto alle logiche della “lottizzazione”,

ossia della spartizione di reti, posti di comando, programmisti e giornalisti

secondo le logiche partitiche e in sintonia con il governo in carica."



11- Nel

settembre 2002 la Commissione Europea crea una network di esperti in diritti

umani

(http://europa.eu.int/comm/justice_home/cfr_cdf/index_en.htm) in risposta

alle raccomandazioni espresse nel rapporto del Parlamento Europeo inerente lo

stato dei diritti umani in Europa (2000) (2000/2231(INI)).

Ogni anno il network

di esperti redige un rapporto, quello inerente l’Italia (2004) è reperibile al

seguente indirizzo:

http://cridho.cpdr.ucl.ac.

be/DownloadRep/Reports2004/nacionales/CFR-CDF.repITALY.2004.pdf



L’analisi

condotta, prende in esame alcuni dei documenti proposti nella presente lista e

conferma sostanzialmente la gravità e l’anomalia del caso italiano:

"It seems

possible to agree with those taking the issue of pluralism and interconnection

between the political and media power as serious, in particular after the new

legislation of 2004"(Nda la legge Gasparri) (pag. 41)

(Ci sembra possibile

concordare con coloro i quali ritengono che la questione del pluralismo e della

commistione tra potere politico e mezzi d'informazione sia seria, in

particolare dopo la nuova legislazione del 2004)(NdT la legge Gasparri)





Ribadisce il conflitto di interessi tuttora irrisolto che sta portando congrui

ed ingiustificati benefici a Mediaset:

"the imbalance between press and

television, that absorbs the 60 per cent of the overall mass media advertising

spending; the substantial monopoly of privately-owned television, with Mediaset

that continues to show a significant increase in income and revenues every

year, thanks to the “dragging effect” of the “Berlusconi-Prime Minister”

factor." (pag 41)

(Lo squilibrio tra stampa e televisione, che assorbe il 60%

delle spese totale per la pubblicita' sui mass media; il sostanziale monopolio

della televisione privata, con Mediaset che continua a mostrare un

significativo incremento di entrate e di reddito ogni anno, grazie all'effetto

trascinante del fattore "Berlusconi-Primo Ministro")



Mette in risalto la

sostanziale omologazione al potere politico dei media italiani:

"At the end of

2004 all the three Mediaset news are edited by journalists with similar

political ideas."pag. 43).

(Al termine del 2004 tutti e tre i telegiornali di

Mediaset sono diretti da giornalisti con idee politiche simili.)



Mentre: “The

first two Rai news seem to have assumed the role of loudspeakers for the

executive, the third for the opposition.” (pag. 42)

(I telegiornali delle due

prime reti RAI sembrano aver assunto il ruolo di altoparlanti per l'esecutivo,

quello della terza rete per l'opposizione.)



E l’assenza di un’alternativa

effettiva “does not allow the “removed” professionals to practice their job

with another broadcaster.” (pag. 42)

(non permette ai professionisti "rimossi"

di praticare il loro attivita' per un altro canale o per un'altra compagnia

televisiva.)



E concludendo:

“The overall performance of the present Italian

broadcasting system does not appear to reflect the significant check-and-

control role that is traditionally attributed to the media in an advanced

democracy and the Law n. 112 of 2004 seems to move away the system from this

goal, although a complete evaluation is put off until its effective

application.” (pag. 43)

(La prestazione complessiva dell'attuale sistema

televisivo italiano non sembra riflettere il significativo ruolo di "controllo

e verifica" che tradizionalmente viene attribuito ai media in una democrazia

avanzata e la legge n. 112 del 2004 (NdT legge Gasparri) sembra allontanare il

sistama da questo obiettivo, sebbene una valutazione completa e da rimandarsi

fino alla sua effettiva applicazione



Comitato per la salvaguardia della

Cultura europea





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