cs GAZA

Quanto e cosa di più drammatico dobbiamo aspettare affinché i governi ed i parlamenti dei paesi membri dell'Unione Europea, principale partner commerciale di Israele e principale finanziatore dell'Autorità Palestinese, come tutti i politici amano ricordare, non si decidano ad utilizzare il proprio peso economico e politico, per dire basta !!!!!

30/dic/2008 18.32.12 Associazione ONG italiane Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

Gaza: Basta, Fermatevi, Fermiamoli !!!!!!

 

Roma, 30 dicembre 2008. Quasi 300 morti palestinesi e due morti israeliani in due giorni. Questi morti pesano. Pesano di più sulle coscienze di chi potrebbe fermare la guerra in Medio Oriente e non lo fa. Per questo, diventa sempre più difficile ascoltare i comunicati della diplomazia e della politica, parole calibrate, studiate per dire ma non troppo, per bacchettare quelli che si dicono essere due belligeranti, parole studiate per coprire una sostanziale connivenza con chi in questi due ultimi giorni ha sganciato tonnellate di bombe sulle città e i villaggi della striscia di Gaza, ma senza esagerare, per non urtare suscettibilità o note di richiamo alle proprie rappresentanze, dichiarazioni dovute ma vuote di volontà politica, segnate da una implicita corresponsabilità di non essere in grado di fermare i missili artigianali che spaventano la popolazione israeliana e scatena incursioni dell'esercito israeliano che massacrano decine di palestinesi già stremati dall'assedio e dalla fame. Fermi, addomesticati, impotenti, interdetti, obbligati ad assistere da oltre 18 mesi, all’isolamento di un milione e mezzo di persone, uomini, donne, bambini, sotto scacco di un doppio conflitto, quello interno tra opposte fazioni, Hamas e Fatah, e quello con Israele, che dal 2005 ha di fatto isolato Gaza, con un’azione unilaterale di fuoriuscita, tutta tattica politico-militare di disturbo, ma nulla a che vedere con l’auspicata politica di pace. Ci penserà Obama, si sente dire, riecheggiando l’arrivo dei nostri , la tromba del 7° cavalleggeri.

Una comunità internazionale incapace di far rispettare le regole minime di convivenza, di rispetto dei diritti umani, di uso della politica e della diplomazia per risolvere il “conflitto irrisolto” del XX Secolo,  che non è solo tra palestinesi ed israeliani ma è il viatico per la pace o per la guerra nel nostro secolo, il XXI. In gioco vi  è la stabilità dell’intera regione, tra i paesi arabi e Israele, vi sono i rapporti tra il mondo arabo ed i paesi occidentali, in gioco vi è lo scontro per l’accesso alle risorse naturali e per costruire una società più equa e con più giustizia, più democrazia, meno furbi e speculatori.

Tutti sanno che i morti di Gaza sono il seme di nuova violenza e di nuovi scontri, nuovo terrore e nuove azioni militari, nervi contro muscoli, odio e vendetta, ed è incredibile quanto drammatico vedere che alla vigilia delle scadenze elettorali in Israele, la sfida tra i diversi contendenti abbia preso questa strada e non quella del dialogo, della trattativa e della pace. Come se la sicurezza ed il futuro dei cittadini di Israele passasse per la soluzione finale, per l’eliminazione dei palestinesi e di tutti gli arabi del Medio Oriente.

Quanto e cosa di più drammatico dobbiamo aspettare affinché i governi ed i parlamenti dei paesi membri dell’Unione Europea, principale partner commerciale di Israele e principale finanziatore dell’Autorità Palestinese, come tutti i politici amano ricordare, non si decidano ad utilizzare il proprio peso economico e politico, per dire basta !!!!!

Se vogliamo salvare i due popoli, se vogliamo costruire un futuro di pace e di benessere, tutti sappiamo cosa fare, dobbiamo far tacere subito le armi, dobbiamo isolare chi vuole la guerra e lo scontro tra civiltà, dobbiamo sostenere chi è pronto al dialogo ed a trattare con il nemico, dobbiamo condizionare i rapporti economici e politici con Israele alla fine immediata dell’occupazione dei territori palestinesi e della costruzione delle colonie dentro i confini del 1967, dobbiamo liberare Gaza, dobbiamo garantire la sicurezza della popolazione d’Israele, dobbiamo portare le due parti al negoziato con la partecipazione dei paesi arabi, per costruire le condizioni della nascita dello stato palestinese e la soluzione per Gerusalemme e per i profughi.

I morti di Gaza come i morti di tutti questi anni debbono essere un monito per tutti a dire basta ed a richiedere una azione internazionale immediata, non c’è più tempo, non c’è più pace, fermiamoli, fermatevi.

 

 

Ufficio Stampa Associazione ONG Italiane

email: ufficio.stampa@ong.it-  Cell. 338.3032216 - Tel: 06 66019202

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