ORDINANZA MARTINI CANI PERICOLOSI:

03/mar/2009 18.37.27 S.I.Ve.L.P. Sindacato Vet. Liberi Professionisti Contatta l'autore

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ORDINANZA CANI PERICOLOSI:

MOLTI ASPETTI INNOVATIVI ACCANTO A QUALCHE PUNTO DA CHIARIRE.


In merito all’ordinanza sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, in primo luogo si rileva che la stessa vorrebbe intervenire a colmare la lacuna di cui all’ordinanza Turco, in quanto quest’ultima contiene un’elencazione a priori delle razze “pericolose” non idonea ad individuare le situazioni di pericolo.

Si introducono concetti innovativi, come il superamento della “lista dei cani pericolosi”- rivelatasi inadeguata -, la responsabilizzazione dei proprietari ed il ruolo dei veterinari comportamentalisti (peraltro non compiutamente definiti). Si ribadiscono le regole di condotta del cane, le caratteristiche del guinzaglio ed i criteri per la scelta dell'animale.

L’ordinanza (almeno nel testo che circola ad oggi) definisce gli animali non più come pericolosi sulla base della razza e degli episodi di aggressione, ma sulla base di un concetto piuttosto indefinito e privo di rilievo (anche giuridico), cioè quello di “cane impegnativo”.

L’inidoneità dell’aggettivo menzionato, ad individuare quale animale sia pericoloso e quale no è di tutta evidenza, soprattutto se si considera che su tale rilevazione, il veterinario curante è chiamato a segnalare (art. 1 comma 7) la presenza di detti cani impegnativi tra i suoi assistiti (o, meglio, pazienti).

Nessun parametro oggettivo viene esplicitato, e questo comporta una grande responsabilità in capo al medico veterinario, proprio per l'indeterminatezza del concetto. A ciò s’aggiunga che i proprietari di cani impegnativi (soprattutto se segnalati) saranno chiamati a seguire percorsi formativi, il cui costo non potrà che gravare sui proprietari stessi . Questi ultimi quindi non sempre percepiranno la segnalazione da parte del veterinario di “cane impegnativo” in modo costruttivo, come una tutela della loro incolumità, che – ricordiamolo - è messa in discussione molto spesso esattamente in ambito domestico. Non è illogico aspettarsi che l’assoluta novità dell’argomento e dell’obbligo di segnalazione per il libero professionista, non più chiamato a tutelare la salute pubblica, ma ad intervenire in materia di incolumità sulla base di valutazione comportamentali dell’animale, possa determinare l' allontanamento del proprietario di un animale a rischio, con il risultato di escludere questi animali anche dalle cure: noi avremmo preferito un obbligo di informare.

Alla discrezionalità sopra evidenziata, si contrappone la classificazione dei cani morsicatori in base alla gravità delle lesioni causate, senza considerazione alcuna delle circostanze in cui gli episodi di aggressività si sono verificati. Inoltre, l’ordinanza sembra destinata ad evitare che l’animale produca ulteriori danni, ma non a prevenire l’insorgenza del male stesso. Una conferma di ciò, si ha leggendo l’art. 3 comma 2 e 3 dell’Ordinanza secondo cui l’inserimento dell’animale tra i cani “morsicatori” si ha verificando la gravità delle lesioni provocate a persone, animali (o a cose?!).



L'Ordinanza contiene certamente degli elementi di svolta rispetto ai termini semplicistici con cui si è gestito il problema in passato, e coinvolge seriamente il libero professionista.
Presenta tuttavia dei passaggi non univocamente interpretabili che auspicheremmo applicati "cum grano salis", se non vogliamo assistere semplicemente ad una proliferazione di corsi e di spese, con qualche strascico giuridico di troppo.

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