PROFESSION DA ANTITRUST NIENTE DI NUOVO, DAL GOVERNO LA RIFORMA

Le liberalizzazioni non hanno giovato ai cittadini e hanno indebolito i professionisti (Roma, 23 marzo 2009) Niente di nuovo sul fronte dell' Antitrust: "la relazione del Garante della Concorrenza e del Mercato non aggiunge nulla di nuovo allo scenario e alle prospettive del sistema professionale in Italia.

23/mar/2009 18.14.22 ANMVI Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

CONFPROFESSIONI: DALL’ANTITRUST NIENTE DI NUOVO
Stella: il Governo faccia rapidamente la riforma delle professioni.
Le liberalizzazioni non hanno giovato ai cittadini e hanno indebolito i professionisti


(Roma, 23 marzo 2009)  Niente di nuovo sul fronte dell’ Antitrust: “la relazione del Garante della Concorrenza e del Mercato non aggiunge nulla di nuovo allo scenario e alle prospettive del sistema professionale in Italia. Rimangono in essere i soliti pregiudizi e i tentativi surrettizi di porre mano al sistema delle professioni”. E’ il commento del Presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella all’ultimo rapporto dell’Antitrust sulle liberalizzazioni delle professioni.

L’Antitrust torna sul tema delle tariffe e dell’accesso alla professione, che secondo Confprofessioni sono i vecchi cavalli di battaglia dell’Agcm, “ma non rispecchiano più le nuove dinamiche delle attività professionali in Italia e in Europa”- aggiunge Stella.

“Le liberalizzazioni di Bersani sul fronte delle tariffe hanno prodotto pesanti distorsioni sul mercato professionale. L’’intento di salvaguardare gli interessi dei cittadini e’ fallito, in compenso ha indebolito i professionisti che ora si trovano da soli a fronteggiare una crisi mai vista”- dice Stella -  “E’ arrivato il momento che il Governo proceda senza indugi alla riforma delle professioni, per far emergere le competenze e le potenzialità di un settore economico e sociale indispensabile alla ripresa e alla crescita del Paese”.

Secondo Confprofessioni, il Governo deve muoversi rapidamente per riaffermare il ruolo e le funzioni che le attività intellettuali svolgono in Italia. Attraverso il riordino delle professioni, i Ministeri della Giustizia, del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali, gli unici soggetti istituzionali deputati al controllo e alla vigilanza degli Ordini hanno l’opportunità di correggere le fughe in avanti del passato, ma anche di scongiurare l’ipotesi di un controllo esterno sugli enti.

“Albi e Ordini sono già sotto il controllo dei Ministeri- afferma Stella “ demandare il loro controllo a imprecisate figure esterne renderebbe il sistema ordinistico ancora più farraginoso, dispendioso e senza alcuna garanzia per i cittadini”.

Sul fronte dell’accesso alla professione, fortemente contestato dall’Antitrust, la linea di  Confprofessioni è da sempre chiara: “la prestazione intellettuale si fonda sulla  formazione sull’aggiornamento e sulla competenza  individuale -dice  Stella - non è una questione di mezzi”.

In Italia abbiamo il più basso indice di laureati rispetto agli altri Paesi  europei, un ritardo cronico, che si accompagna a un problema sociale legato alla permanenza prolungata dei giovani presso le famiglie. Inoltre, la polverizzazione dei corsi di laurea in tutta Italia non ha migliorato la preparazione accademica dei giovani, bensì ha determinato un abbassamento degli standard formativi e culturali scatenando una massiccia disoccupazione intellettuale a tutti i livelli.

“Non è il nostro modello  - ribadisce Stella -  occorre un percorso formativo che parta direttamente dalle Università e che trovi il suo sbocco naturale anche dentro gli studi professionali dove la qualità della prestazione garantisce un livello di terzietà per il cliente che non ha paragoni in nessun altro comparto produttivo, perchè la prestazione di servizi non potrà mai essere fatta in serie con lo stampino”.
 
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