Riflessi d`amore: omaggio alla danzatrice Maria Cumani

11/ago/2008 14.00.00 Notiziario delle associazioni Contatta l'autore

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Maria Cumani: ballerina, coreografa, attrice. Ma anche moglie del poeta Salvatore Quasimodo e madre di suo figlio Alessandro, a sua volta attore. Nata a Milano nel 1908 e morta nel 1995. Negli anni Trenta fu una delle maggiori interpreti della moderne-dance, ispirandosi alla grande Isadora Duncan. Nel dopoguerra intraprese una nuova carriera di attrice cinematografica, comparendo in film simbolo della più importante produzione italiana, quali Giulietta degli spiriti di Fellini o Medea di Pasolini, oltre ad alcune parti “cameo” nella stagione immediatamente successiva al neorealismo. Ritrovò poi, negli anni Ottanta, perfino una “seconda giovinezza” nel suo primo amore artistico, e fu prima ballerina in Fedora di di Umberto Giordano, messa in scena da Giancarlo Cobelli. Dunque una donna che ha attraversato il “secolo breve”, il Novecento, frequentando tutte quelle arti espressive che più ne hanno incarnato la sua tremenda modernità, fatta di una consapevolezza che mai l’uomo aveva osato prima. Di questo vertice espressivo la danza è forse quella che più racchiude la tensione della ricerca ad un’estetica assoluta, che il corpo femminile incarna per la sua coincidenza con l’amore stesso. Miriana Ronchetti (Teatro Arte di Como) con i suoi allievi del corso di Teatroterapia ha dedicato all’artista – nel saggio finale tenutosi allo Spazio Xanadù di Como sabato 21 giugno 2008 - una sorta di tenero omaggio filiale, complice il contributo di Alessandro Quasimodo, che ha messo a disposizione documenti audio e visivi del suo archivio personale dedicato alla madre, ma soprattutto il diario in cui la donna annotava la sua vita. Nella rappresentazione, che alterna le parti recitate a quelle danzate, emerge prepotente la complessa poliedricità del personaggio, che viene rivissuta non solo da due ballerine, ma anche da cinque attrici che sottolineano ciascun aspetto della sua personalità: artista che si interroga sulle sue potenzialità espressive, ma anche donna di estrema complessità e modernità. E in quanto donna, è interessante la lettura che nella rappresentazione se ne fa del suo rapporto con il grande poeta, anche lui un’icona del Novecento. I due attori uomini che si alternano al leggio fanno da contrappunto alle “voci femminili” quasi riservando per ciascuno di essi un aspetto della personalità di Salvatore Quasimodo: più trasfigurata e poetica una, più “terrena” e umana l’altra. E’ bello,attraverso la rappresentazione, questo gioco speculare di rimandi che solo l’artista sa fare con la condizione umana di noi tutti: nel caso in questione, gli “spettatori” dei Riflessi d’amore. Riflessi d’amore, Teatro Xanadù di Como, sabato 21 giugno 2008.
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