Comunicato stampa del 13/09/2004

13/set/2004 18.05.19 daniele Contatta l'autore

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‘LA DEMOCRAZIA: NUOVI SCENARI, NUOVI POTERI’. A BOLOGNA DAL 7 AL 10 OTTOBRE LA 44° SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI
(di Redazione Papaboys ) lunedì 13 settembre 2004 ore 14.05

ROMA - (13 settembre, h.14.05) - - A Bologna dal 7 al 10 Ottobre 2004 si svolgerà la 44ª Settimana Sociale dei cattolici italiani che avrà come tema “La democrazia: nuovi scenari, nuovi poteri”. La cerimonia di inaugurazione si terrà alla presenza di Sua Em.za Card. Camillo Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana; S.E. Mons. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; S.E. Mons. Lorenzo Chiarinelli, Vescovo di Viterbo e Presidente del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane Sociali; Giuseppe Dalla Torre, Rettore dell’Università Lumsa di Roma; Francesco Paolo Casavola, Presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Sono previste cinque sessioni di lavoro e sette tavole rotonde. "Le Settimane Sociali sono uno strumento sorto all’inizio del secolo scorso per promuovere e partecipare l’elaborazione culturale dei cattolici su temi di rilevanza pubblica - ha sottolineato il Vescovo Lorenzo Chiarinelli, Presidente del Comitato Scientifico organizzatore -. Loro ispirazione costante è stata la Dottrina Sociale della Chiesa, con i suoi principi di fondo da incarnare nella diversità dei contesti. Ne è nata una lunga e feconda tradizione che ha visto i cattolici porre attenzione e farsi carico della trasformazione della società; dei processi e dei meccanismi in atto; del significato e dei fattori dello sviluppo; di un’etica sollecita del bene comune; di un’autentica partecipazione democratica. All’inizio di questo secolo, nuovi problemi e nuove sfide ci interpellano. Non mancano attese e speranze, ma lo scenario è carico di tensioni e contraddizioni sul piano economico, culturale, politico, tecnologico. Tra i problemi emergenti, pare particolarmente urgente riflettere su come promuovere e garantire le condizioni della democrazia in un’epoca in cui i processi di globalizzazione sconvolgono i rapporti internazionali e all’interno degli Stati nazionali La democrazia oggi: nuovi scenari e nuovi poteri sarà dunque il tema della 44a Settimana Sociale. I cattolici italiani intendono così non far mancare il loro contributo di idee e di orientamenti su una questione oggi decisiva per la vita collettiva, in sintonia con il “progetto culturale cristianamente ispirato” su cui è impegnata la Chiesa italiana. L’iniziativa nasce senza dubbio dalla consapevolezza della complessa trasformazione in atto, spesso avvertita, talvolta occultata, perfino manipolata. Ma prende volto soprattutto dalla responsabilità che spinge ancora i cattolici italiani a partecipare al cammino della società, affinché in essa emerga la centralità della persona umana, la dimensione etica dei rapporti sociali, il profilo alto della democrazia. Un impegno esigente e una volontà concreta di stare, con intelligenza e originalità, dentro la storia".


Monsignor Chirinelli durante 53° assemblea CEI

Monsignor Chiarinelli, annunciando la 44° settimana sociale durante la 53° assemblea Cei aveva ribadito to il bisogno di individuare "una piattaforma di valori comuni" e recuperare il "primato dell’etica nella gestione della vita democratica che abbia a base il bene comune perché ci sono interessi non comunicabili e poteri forti che logorano dall’ interno la democrazia” E proprio su questo tema si svolgerà dal la 44° Settimana sociale dei cattolici italiani perchè "La democrazia è realtà invocata. Si dà per ovvia ma è un sistema fondato su equilibri delicati che vanno costantemente definiti. La democrazia- prosegue- non è oggi attaccata da "fattori di crisi che la aggrediscono dall’esterno". Si tratta piuttosto di "un logoramento che viene dall’interno", generando "una democrazia che democrazia non è". "Lo zoccolo duro di un ethos condiviso si è assottigliato, il bipolarismo non deve aprire a derive di ‘deregulation’, né a colpi di maggioranze" ha detto Monsignor Chiarinelli . "Di fronte a una insufficiente applicazione del principio di maggioranza, con il pericolo della penalizzazione delle minoranze e del mancato riconoscimento dei diritti dei meno garantiti, risulta oggi condivisa la necessità di elaborare nuove regole istituzionali". “La democrazia, senza la giustizia sociale sarebbe una chimera o una truffa".


Nel corso della 43a Settimana Sociale, svoltasi a Napoli dal 16 al 20 novembre 1999, i cattolici italiani hanno rivolto la propria attenzione alla società civile, rilevandone i fermenti di dinamismo e di innovazione sociale, valorizzandone le grandi risorse, ma anche prendendo atto dei problemi esistenti, del suo essere spesso soffocata dal mercato da una parte e dallo Stato dall’altra. Dalla riflessione sulla società civile a quella sulla democrazia il passo è breve, e la continuità certo non manca. Non è sufficiente infatti alimentare la partecipazione sociale dal basso, favorire le forme associative di base che operano per il rinnovamento della società, sia affermando i valori della libertà e dell’autonomia espressiva, sia sperimentando positive condizioni di convivenza e di solidarietà. Oltre a ciò è importante guardare anche all’insieme dei rapporti sociali di cui facciamo parte, e in particolare interrogarci sullo stato di salute dell’attuale organizzazione politica della società, per valutare quanto essa sia in grado di favorire la partecipazione collettiva e la vita democratica. Nuovi scenari e nuovi poteri si affermano nell’epoca della globalizzazione, una stagione in cui, da un lato, si riduce la capacità degli Stati nazionali di intervenire con efficacia su molte questioni pubbliche e, dall’altro lato, cresce la domanda di regolazione sociale (a livello sia locale sia mondiale) su campi decisivi per la convivenza collettiva (l’economia, la scienza e la tecnologia, i mass media, le grandi migrazioni, i rapporti internazionali ecc.). Come difendere e promuovere i valori della democrazia in un’epoca di così grandi cambiamenti? Quali sono i modi e gli strumenti più adeguati per realizzare oggi un governo della società fondato su una visione ugualitaria dei rapporti sociali e dei diritti civili e politici? Questi gli interrogativi con cui intendono oggi misurarsi i cattolici italiani, per offrire il loro contributo di idee e di esperienze su questioni vitali per tutelare la dignità di ogni persona e il destino dei popoli e delle nazioni. La democrazia è qui intesa non soltanto come forma di governo che si concreta in istituzioni politiche ben definite, ma anche come insieme di valori che di quell’edificio politico-istituzionale costituiscono la base. L’impegno dei cristiani su questi temi rientra nella loro vocazione a edificare la città terrena, a rendere ragione della fecondità della fede nell’esercizio dei ruoli sociali e istituzionali nei vari ambienti in cui essi sono chiamati a vivere. Spetta in particolare ai laici credenti ricercare le migliori forme storiche in cui si possono declinare i valori irrinunciabili. Come ci ha ricordato il Papa nella Novo Millennio Inenunte: “Il versante etico-sociale si propone come dimensione imprescindibile della testimonianza cristiana: si deve respingere la tentazione di una spiritualità intimistica e individualistica, che mal si comporrebbe con le esigenze della carità, oltre che con la logica dell’incarnazione e, in definitiva, con la stessa tensione escatologica del cristianesimo. Se quest’ultima ci rende consapevoli del carattere relativo della storia, ciò non vale a disimpegnarci in alcun modo dal dovere di costruirla. Rimane più che mai attuale, a tal proposito, l’insegnamento del Concilio Vaticano II: “Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo, lungi dall’incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più stringente” .


Giorgio La Pira

L'invito a testimoniare la fede nella storia - e in particolare a riflettere sul tema della democrazia - ci giunge oggi anche dalla celebrazione di due eminenti personalità cattoliche protagoniste della storia italiana, Alcide De Gasperi e Giorgio La Pira. Del primo ricorre quest’anno il cinquantesimo della morte, del secondo il centenario della nascita. Di De Gasperi, uno dei padri fondatori della Repubblica italiana, che ne guidò con la propria abilità di grande statista i primi anni di vita, segnaliamo un breve passaggio tratto dalla seconda parte del suo cosiddetto “testamento” politico, in pratica il suo programma: «La libertà politica è legata alla libertà economica e la democrazia, senza la giustizia sociale, sarebbe una chimera o una truffa. Accanto a quella che fu detta la democrazia formale bisogna costruire la democrazia sostanziale, riformare cioè la struttura sociale». Di La Pira, protagonista all’Assemblea Costituente, deputato per tre legislature, sindaco di Firenze, promotore di numerose iniziative per la pace, ricordiamo un breve tratto di un suo intervento alla Costituente: «Stato democratico: sì, proprio perché rispettoso del pluralismo degli organismi che lo costituiscono. Quindi democratico nel senso non solo roussoiano - tutti i cittadini partecipano ordinatamente alla formazione della legge ed alla direzione politica dello stato -, ma anche nel senso che i cittadini sono membri attivi di tutto quel tessuto di comunità che fa del corpo sociale un corpo ampiamente articolato e differenziato, una democrazia organica, diversa da quella individualistica. Democrazia nello stato, democrazia nella comunità professionale, nella comunità di lavoro, nella comunità territoriale e così via»


Alcide De Gasperi

La democrazia sta attraversando nel nostro Paese (e non solo nel nostro) una situazione paradossale. Da un lato, è ormai largamente assodata la convinzione che essa costituisca un sistema valido ed efficace di conduzione della vita pubblica; dall’altro, le rapide e profonde trasformazioni sociali, intervenute in questi ultimi anni, ne hanno reso più difficile il cammino. Le sfide derivanti da tali trasformazioni impongono una revisione dei metodi di gestione della vita democratica per adeguarli alle nuove domande emergenti e contribuire a dilatare gli spazi della partecipazione sociale. In discussione non è dunque il valore in sé della democrazia, ormai decisamente acquisito, ma le modalità del suo esercizio di fronte a una serie di nuove aspettative e di rischi che rendono urgente adoperarsi responsabilmente e concretamente per la sua ripresa e il suo consolidamento. Per affrontare adeguatamente il tema della democrazia occorre tener presente due criteri che favoriscono una corretta lettura dei fenomeni in corso e l’individuazione di prospettive idonee a una loro evoluzione positiva. Il primo di essi è costituito dalla necessità di non ridurre la questione della democrazia a semplice questione del sistema politico. I complessi processi di partecipazione attualmente in atto nella società, nonché l’estendersi e il differenziarsi degli interessi individuali e di gruppo (o di corporazione) rendono assolutamente necessario ripensare la democrazia in un contesto allargato, il quale includa la società civile con i suoi dinamismi non sempre lineari, e sollevano il problema di nuove e più efficaci forme di controllo e di governance, che consentano il perseguimento del bene comune. D’altra parte, la questione della democrazia è anche (ed eminentemente) questione etica, se si considera l’importanza che in essa riveste il riferimento ai valori, i quali costituiscono la piattaforma imprescindibile di ogni scelta autenticamente democratica. Con il secondo criterio invece si riconosce che l’attuazione piena della democrazia implica il passaggio dalla sua dimensione “formale”, peraltro imprescindibile, alla sua dimensione “sostanziale”, caratterizzata da un sempre maggiore coinvolgimento dei cittadini nella conduzione della vita pubblica e dalla capacità di chi governa di rispondere, in modo sempre più adeguato, alle esigenze dell’intera collettività.


La democrazia è un sistema fondato su delicati equilibri che vanno costantemente definiti (e ridefiniti). Si pensi soltanto al difficile rapporto tra il rispetto della libertà individuale e il rispetto delle finalità proprie della vita pubblica; o, ancora, alla non facile conciliazione tra la partecipazione più ampia possibile dei cittadini e la necessità della governabilità, ambedue indispensabili al corretto articolarsi della vita democratica; o, infine, alla questione dei rapporti tra Stato e società e all’insufficienza dell’applicazione, in senso puramente formale, del principio di maggioranza, con il pericolo della sistematica penalizzazione delle minoranze e del mancato riconoscimento dei diritti dei meno garantiti. A questi fattori critici di ordine strutturale, che come tali appartengono alla concreta conduzione della vita democratica, si aggiungono (e con essi interagiscono) alcuni fattori nuovi, legati all’odierna congiuntura sia mondiale sia nazionale, i quali offrono (almeno alcuni di essi) nuovi stimoli per una ridefinizione dei modi e un ampliamento degli spazi della democrazia e, nello stesso tempo, possono diventare, almeno in tempi brevi, una minaccia alla libera espressione della vita democratica. Il rischio provocato da tali mutamenti non consiste tanto nel rimettere in discussione il sistema democratico come regime di governo, ma nello scardinarlo dall’interno per il proliferare di processi che riducono l’accesso alla gestione del potere soltanto a una parte della cittadinanza. L’analisi qui condotta si limita ad accennare ad alcuni di tali processi (senza alcuna pretesa di esaustività) e intende mettere l’accento soprattutto sulle valenze negative, non dimenticando tuttavia le prospettive positive che si aprono e che saranno riprese nella parte più propositiva. Soltanto da una conoscenza approfondita delle logiche interne ai processi in corso è infatti possibile ricavare indicazioni utili sia per governare gli sviluppi della situazione attuale sia per sollecitarne il cambiamento. I fattori che verranno in seguito richiamati costituiscono una grande ricchezza, ma possono dar luogo, in assenza di valori condivisi, anche a pericolose forme di conflittualità tra gli individui e tra i gruppi, componendo e ricomponendo il potere in geometrie variabili e difficilmente governabili, e favorendo soprattutto l’emergere di rivendicazioni localistiche e autonomistiche, che rendono difficile ogni forma di controllo democratico. È evidente anzitutto la necessità di inserire la crisi attuale della democrazia nel quadro dello scenario internazionale dominato dall’affermarsi, in termini sempre più estesi, del fenomeno della globalizzazione (o mondializzazione). La marcata interdipendenza che, grazie ad essa, si è determinata in tutti i settori della vita - e in particolare in quello economico e dell’informazione - è la causa principale del declino della forma Stato-nazione quale sistema di organizzazione politica proprio della modernità. La trasversalità e la transnazionalità dei processi in corso è infatti tale da ridurre la sovranità degli Stati, i quali diventano sempre meno in grado di esercitare le tradizionali forme di controllo. D’altra parte, a rilevare l’insufficienza del modello attuale sono i processi interni di destrutturazione istituzionale, dettati dal proliferare di istanze e di autorità indipendenti nella regolamentazione di molti ambiti e, più in generale, dalla rivendicazione da parte della società di spazi autonomi non controllati dal potere politico. Lo Stato-nazione sembra dunque diventato troppo piccolo per governare processi che trascendono i suoi confini territoriali e troppo grande per far fronte a richieste di partecipazione che non possono essere soddisfatte dalle odierne forme di accentramento. Per questa ragione la proposta federalista, nella versione più matura, implica il ridimensionamento dei poteri statuali; e ciò sia nella direzione del riconoscimento e della delega a istituzioni superiori (è il caso dell’Unione Europea), sia nella direzione di una ristrutturazione interna agli Stati nazionali, che faccia spazio a livelli di autogoverno delle comunità locali e delle istituzioni più vicine alla vita dei cittadini. La Settimana Sociale dei cattolici italiani vuole essere un momento significativo di riflessione sui temi che ruotano attorno alla democrazia nel nostro Paese (e più in generale nei rapporti tra le nazioni) per individuare prospettive positive di consolidamento e di crescita. Ma vuole soprattutto costituire uno stimolo a un maggior impegno dei cattolici nell’ambito della vita civile e politica, perché i valori sociali, che hanno un indiscutibile radicamento nella tradizione cristiana, permeino di sé le scelte collettive sia di carattere economico-sociale che politico-istituzionale, così da favorire processi di sviluppo destinati a promuovere il bene di tutti e a rendere più abitabile la terra.


Il programma

La cerimonia di inaugurazione, presieduta da Giuseppe Della Torre, sarà introdotta dagli interventi dell'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, del presidente del Comitato scientifico organizzatore delle Settimane sociali il vescovo Lorenzo Chiarinelli e del presidente della Cei, cardinale Camillo Ruini. A tenere la prolusione sarà poi Francesco Paolo Casavola. La mattinata di venerdì 8 ottobre sarà dedicata a «Scienza e tecnologia» con una tavola rotonda moderata da Giandomenico Boffi, cui interveranno il fisico Ugo Amaldi, la storica della medicina Paola Binetti, il rettore dell'Università di Bologna Pier Ugo Calzolari, la biochimica Donatella Caruso e il presidente del Comitato nazionale di bioetica Francesco D'Agostino. Il pomeriggio, dedicato a «Economia e finanza» vedrà invece due dibattiti con figure del mondo accademico, imprenditoriale e sindacale moderati rispettivamente da Lorenzo Caselli e Alberto Quadrio Curzio. Al primo parleranno Mario Monti, Giuseppe Tesauro e Stefano Zamagni; al secondo Alessandro Azzi, Pier Paolo Baretta, Giovanni Bazoli, Angelo Ferro e Fabrizio Palenzona. La mattina di sabato 9 ottobre avrà al centro il tema «Democrazia e informazione»: moderati dal direttore di «Avvenire» Dino Boffo interverranno il sociologo Alberto Abruzzese, i filosofi Luigi Alici e Dario Antiseri, il mass-mediologi Francesco Casetti e Pietro Pisarra, Ferruccio De Bortoli. Nel pomeriggio si affronterà invece il tema «Politica e poteri». Alla prima tavola rotonda, moderata da Giuseppe Dalla Torre, parteciperanno il sociologo Pier Paolo Donati, i giuristi Cesare Mirabelli, Franco Pizzetti e Francesco Viola, il rettore dell'Università Cattolica Lorenzo Ornaghi. Alla seconda, moderata da Edo Patriarca, interverranno invece Luigi Bobba (Acli), Lucia Fronza Crepaz (Movimento politico per l'unità), Mario Marazziti (Sant'Egidio), Luigi Marino (Confcooperative) e Raffaello Vignali (Compagnia delle Opere). Domenica 10, infine, alla mattina, la sessione conclusiva sarà dedicata al tema «Il contributo dei cattolici alla democrazia». Moderati da padre Michele Simone, insieme all'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, e a Jacques Delors dovrebbe intervenire Helmut Kohl (il suo è l'unico nome ancora in attesa di una risposta definitiva). Le conclusioni saranno affidate a Franco Garelli, segretario del Comitato scientifico-organizzatore delle Settimane sociali. Tutte le quattro giornate si svolgeranno al teatro Arena del Sole, in via Indipendenza 44. Presso l'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei


Il programma



“Oggi i parametri decisivi della condizione umana vengono definiti in ambiti situati fuori della portata delle istituzioni dello Stato-nazione. I poteri che presiedono alla preservazione e al cambiamento di tali condizioni sono sempre più globalizzati, mentre gli strumenti di controllo e di influenza del cittadino, per quanto efficaci possano essere, rimangono confinati in una dimensione locale”. Così il sociologo polacco Zygmunt Bauman, nel saggio intitolato “La solitudine del cittadino globale”, tratteggia lo scenario nel quale si confrontano democrazia e sviluppo, fino a porre la questione del possibile “sviluppo della democrazia” che interroga l’Europa, specie nel dialogo con i paesi del Mediterraneo. Da questi spunti prende le mosse il convegno nazionale su “Democrazia e sviluppo. Prospettiva europea e mediterranea” organizzato dal Meic ad Ostuni, dal 15 al 18 settembre prossimo, in preparazione della Settimana Sociale dei cattolici italiani Intervengono, tra gli altri, Renato Balduzzi, presidente del Meic, Mario Signore, direttore del Dipartimento di Filosofia e Scienze Sociali dell’Università di Lecce, Francesco Paolo Casavola, presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roberto Gatti, professore di Filosofia politica all’Università di Perugia, Luigi Fusco Girard, professore di Economia del Territorio all’Università “Federico II” di Napoli, Stefano Zamagni, professore di Economia Politica all’Università di Bologna.

Programma

15 settembre

Arrivi e sistemazioni

16 settembre
Ore 9.00 Introduzione del Convegno: Dr. Pietro Lacorte
Saluti dell'Autorità
Indirizzo di saluto del Presidente nazionale del MEIC, Prof. Renato Balduzzi

Ore 10.00 Prolusione del prof. Mario Signore
Ore 10.45 Pausa
Ore 11.15 Dibattito
Ore 12.00 Intervento : La cittadinanza adulta
Prof. Lino Prenna
Ore 13.00 Pranzo
Ore 15.30 Prima sessione. La prospettiva europea. L'impegno costituzionale
Presiede il prof. Renato Balduzzi
Relazione del Prof. Francesco Paolo Casavola, La prospettiva europea
Ore 16.15 Pausa
Ore 16.45 Discutono: Prof. Roberto Gatti, Prof. Luigi D'Andrea, prof. Luigi Melica.
Dibattito
Ore 20.00 Cena
Ore 21.00 Visita al centro storico di Ostuni

17 settembre
Ore 9.00 Seconda sessione. La prospettiva socio-economica
Presiede il prof. Luciano Guerriero
Relazione del prof. Stefano Zamagni e del prof. Terenzio Cozzi
Ore 10.30 Pausa
Ore 11.00 Dibattito
Ore 12.30 Relazione dell'Avv. Vittorio Tanzarella, La pace, premessa dello sviluppo
Ore 13.00 Pranzo
Ore 15.30 Tavola rotonda sul tema: "La prospettiva socio-economica"
Presiede il Prof. Gilberto Muraro
Intervengono il Prof. Luigi Fusco Girard, il Prof. Cosimo Lacirignola,
il Prof. Ferruccio Marzano, il Prof. Francesco Totano.
Ore 18.00 Dibattito
Ore 20.00 Cena sociale
Ore 21.00 Serata ricreativa

18 settembre
Ore 9.00 Terza sessione. Ricerca e sviluppo
Presiede il prof. Aldo Romano
Intervengono il Prof. Paolo Cavaliere, il prof. Federico Di Trocchio, il Dott. Oronzo Sticchi, l'Ing. Pasquale Pistorio, il prof. Lorenzo Vasanelli.

Ore 15.30 Conclusione del Convegno
Faccia a faccia sul tema: Identità e confronto tra civiltà. Il ruolo dell'Europa.
Presiede il Prof. Francesco Paolo Casavola.
Intervengono il Prof. Mario Agrimi, il Prof. Franco Cassano, il Prof. Francesco Ristetti, P. Paolo Gamberini, il Prof. Marcello Dilani.

Ore 19.00 Santa Messa
Ore 20.00 Cena

19 settembre
ore 9.00 Gita sociale

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