A ROMA, UN CONVEGNO PER TROVARE LE SOLUZIONI PER "CONTRIBUIRE A SCONFIGGERE LA FAME. L'IMPERATIVO MORALE DELLE BIOTECNOLOGIE'

25/set/2004 04.06.06 daniele Contatta l'autore

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A ROMA, UN CONVEGNO PER TROVARE LE SOLUZIONI PER “CONTRIBUIRE A SCONFIGGERE LA FAME. L’IMPERATIVO MORALE DELLE BIOTECNOLOGIE’
(di Redazione Papaboys) venerdì 24 settembre 2004 ore 16.15

ROMA - (24 settembre, h.16.11) - Si è tenuta questa mattina a Roma, presso la Pontificia Università Gregoriana, la conferenza, sul tema: “Contribuire a sconfiggere la fame. L’imperativo morale delle biotecnologie”. La Conferenza, promossa dall’ Ambasciata Statunitense presso la Santa Sede in cooperazione con la Pontificia Accademia delle Scienze, è stata realizzata allo scopo di verificare se e come le biotecnologie possano contribuire alla sconfitta della fame e della povertà nei paesi in via di sviluppo al fine di salvaguardare la sopravvivenza e alla promozione della dignità umana. Secondo gli studi condotti dalle Nazioni Unite, ogni sei secondi nel mondo muore una persona per fame e denutrizione, 15.000 vittime al giorno. Il quadro globale parla di 1,5 miliardi di persone che soffrono di gravi carenze nutrizionali soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Nel prossimo secolo la popolazione mondiale supererà i 10 miliardi di esseri umani. Si calcola che, per nutrire tutti, la produzione agricola dovrà crescere dalle attuali 2 tonnellate a ben 5 tonnellate l'ettaro. Si tratta di cifre che sfidano la coscienza di tutti gli uomini e le donne di buona volontà e che sollecitano azioni concrete per alleviare gli effetti letali della scarsità alimentare. All’alba del terzo millennio l’umanità ha le conoscenze e le capacità per coltivare piante che resistono alle variazioni climatiche, alle malattie ed ai parassiti, coltivazioni che utilizzano meno acqua, che richiedono pochi trattamenti chimici e sono più nutrienti per unità di prodotto. Gli scienziati di tutto il mondo hanno attestato che le piante geneticamente modificate frutto della ricerca biotecnologia possono risultare determinanti per combattere e vincere la fame .


Il mondo necessita di questo nuovo potenziale tecnologico mentre cresce l’imperativo morale di investigare come le piante geneticamente modificate possono contribuire alla lotta contro la povertà. Ai lavori hanno partecipato scienziati di livello internazionale, esperti in progetti di aiuti umanitari, specialisti in progetti di sviluppo agricolo, agricoltori che utilizzano sementi biotecnolgici, nonché i professori:Dr. Lester M. Crawford, del Ministero della Salute statunitense. Padre Gonzalo Miranda, Direttore della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum; Professor Piero Morandini, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Milano; il Dr. C.S. Prakash, Professore della Tuskegee University; Il. Fondatore e Presidente di AgBio World Foundation.; Il Dr. Carl Pray, Professore della Rutgers University del New Jersey; il Dr. Peter Raven, Membro della Pontificia Accademia delle Scienze, Direttore del Missouri Botanical Garden and Engelmann, Professore di Botanica a Washington University in St. Louis. Tra gli ospiti, si segnala l’autorevole presenza del Senatore a vita Giulio Andreotti ed esponenti della Chiesa Cattolica. Proprio quest’ultima si pone in una posizione di apertura verso il progresso e la scienza,la quale, con una retta applicazione può essere strumento di aiuto, ricordando che ,nella visione cristiana l’uomo è il centro della Creazione e può come tale intervenire sulla natura rispettandone i principi.


Nelle diverse sessioni, i partecipanti ai lavori hanno esaminato in partenza lo stato attuale della produzione alimentare nel mondo ed i problemi correlati alle popolazioni che soffrono di malnutrizione, per poi affrontare in modo analitico le diverse proposte scientifiche che, ad oggi, possono fornire un valido contributo. Le risposte a queste questioni possono essere rintracciate nell’impiego della biotecnologia e degli OGM, processi molecolari per cambiare porzioni di informazione genetica, potenzialità acquisita a livello scientifico già dagli anni ’70, purché venga evitata ogni forma di abuso, siano rispettati i principi etici, di sicurezza per la salute dell’uomo e per dell’ambiente e presti cura soprattutto a non alterare i valori fondamentali della comunità e dei popoli.

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