UNA CAPPELLA A CIELO APERTO: NASCE A ROMA UN LUOGO DI CULTO DEDICATO AGLI ZINGARI DI RELIGIONE CATTOLICA

nomade della Catalogna, Zeffirino a 18 anni si sposa con

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UNA CAPPELLA A CIELO APERTO: NASCE A ROMA UN LUOGO DI CULTO DEDICATO AGLI ZINGARI DI RELIGIONE CATTOLICA
(di Redazione papaboys ) lunedì 27 settembre 2004 ore 13.04

ROMA - (27 settembre, h.13.00) - Un luogo di culto espressamente dedicato agli zingari di religione cattolica, il primo in Italia : uno spazio sacro nei pressi del Santuario del Divino Amore dedicato al beato Zeffirino. E’ stato inaugurato ieri, con una celebrazione presieduta dal Vicegerente di Roma, l'Arcivescovo Luigi Moretti, alla quale hanno partecipato anche la comunita' cattolica Rom e Sinti, rappresentanti di quelle ortodossa e musulmana e gli operatori pastorali della missione cattolica Rom e Sinti e della Caritas diocesana. Una cappella a cielo aperto: non ha tetto, i muri sono dodici piccoli blocchi di tufo ed è a forma di cerchio, che nella simbologia zingara indica l’accampamento, la famiglia, il falò, la ruota. Si tratta del primo luogo di culto in Italia, ed uno dei pochi al mondo, specificamente dedicato alla cura pastorale dei nomadi, di confessione cattolica, in maggioranza italiani, e sorge in una radura tra i boschi vicino al santuario del Divino Amore il primo luogo di culto per nomadi cattolici in Italia.


La struttura a cielo aperto, dove i dodici blocchi simboleggiano le tribù di Israele e i dodici apostoli, fondamento del nuovo popolo di Dio, è dedicata al beato Zeffirino Gimenez Malla, il primo zingaro elevato agli onori degli altari, il 4 maggio 1997. Al centro della cappella sorge l’altare, su cui è rappresentato un agnello pasquale sbalzato dell’artista rom kalderash Primo Hudorovich. I simboli dei quattro evangelisti di lato all’ambone sono dell’artista sinto Marcello Cacciaroni, mentre un rom abruzzese, Bruno Morelli, ha scolpito la scultura in bronzo del beato Zeffirino. L’ingresso è segnato da due stele di pietra con incise le parole di Paolo VI, «voi nella chiesa non siete ai margini, voi siete nel cuore della chiesa», e di Giovanni Paolo II, «mai più discriminazioni, esclusioni, oppressioni, disprezzo dei poveri e degli ultimi». E l’inaugurazione, è avvenuta nell’anniversario della visita di Paolo VI alla tendopoli internazionale degli zingari di Pomezia, il 26 settembre 1965. E’ sembrato ovvio dedicare la chiesa zingara a Zefirino la cui vita, ricordò il Papa nel proclamarlo beato, «dimostra che Cristo è presente nei diversi popoli e razze e che tutti sono chiamati alla santità, che si raggiunge osservando i suoi comandamenti e rimanendo nel suo amore».



Nato nel 1861 da una povera famiglia nomade della Catalogna, Zeffirino a 18 anni si sposa con Teresa e si stabilisce con lei a Barbastro, dedicandosi al commercio di cavalli e conquistando grande stima di tutti per la sua onestà. Aderisce a diverse confraternite religiose occupandosi soprattutto di malati e moribondi. Figura imponente, espertissimo di cavalli e muli, diventa un mediatore stimato per la sincerità (dote piuttosto rara, in questo mestiere). Ma poi si fa negoziante in proprio, per un gesto che incanta tutta Barbastro: un potente del luogo, malato di tbc, sviene un giorno per strada, tra sbocchi di sangue che fanno scappare tutti, anche chi precedentemente lo riveriva. E soltanto lui, Ceferino, senza paura, accorre, lo aiuta e lo porta sulle spalle a casa. La ricca famiglia del malato lo ringrazia con una somma di denaro, e lui può così avviare un prospero commercio. Diventa un notabile. Ma soprattutto pratica anche sulle piazze la fede, che ha raggiunto completamente da adulto. Prega per strada, con la corona del Rosario in mano. Gira d’inverno a soccorrere gli zingari più poveri, ma non solo loro. Tutti sono “prossimo” per lui, che costruisce giorno per giorno il capolavoro della sua vita di credente, convalidata dalle opere. Analfabeta, ha ugualmente “letto” gli ammonimenti dell’apostolo Paolo ai Corinzi, e realizza in sé la carità che "tutto copre, tutto crede, tutto sopporta". E pure le calunnie sopporta, accusato falsamente di furto ("È uno zingaro...") e poi trionfalmente assolto. Torreggia nei gruppi dei “Giovedì eucaristici”, della San Vincenzo, del Terz’Ordine francescano... tutti lo vogliono, questo zingaro comunicatore di speranza, questo promotore di gioia. Ancora in vita, c’è chi già lo chiama “santo”.Luglio 1936, guerra civile in Spagna. Ceferino è arrestato da un reparto di anarchici perché, a 75 anni, si è lanciato tra loro per liberare un prete che portavano via. (C’è una strage di clero a Barbastro).E lui prega a voce alta, a testa alta, non chiede pietà. Quando lo fucilano, alcuni giorni dopo presso il cimitero, l’ultimo suo grido è "Viva Cristo Re!". L’ultimo gesto è quello della mano che tiene alta la coroncina del Rosario come una bandiera. Per questo la chiesa lo considera un martire della fede.

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