L'AFRICA DEVE RIDURRE LA SUA FUNZIONE DI OGGETTO: IL GRIDO CHE EMERGE DAL CONVEGNO MISSIONARIO NAZIONALE

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L’AFRICA DEVE RIDURRE LA SUA FUNZIONE DI OGGETTO: IL GRIDO CHE EMERGE DAL CONVEGNO MISSIONARIO NAZIONALE
(di Redazione Papaboys ) lunedì 27 settembre 2004 ore 20.15

MONTESILVANO - (27 settembre, h.20.13) - “Comunione e corresponsabilità per la Missione”. Con questo tema è partito oggi il 3° Convegno Missionario Nazionale promosso dall’Ufficio per la Cooperazione Missionaria della Conferenza Episcopale Italiana a Montesilvano. L’obiettivo è aiutare la comunità cristiana, ed in particolare la parrocchia, a prendere coscienza che la missione non è opera di alcuni “addetti ai lavori”, ma è responsabilità di tutti i battezzati, quindi l’intera comunità è chiamata ad aprirsi sempre di più all’universalità, coordinando tutte le energie disponibili, individuando nuovi percorsi di formazione e maturazione nella fede in chiave missionaria. Proprio per questo motivo non parteciperanno solo i missionari o i gruppi missionari, ma anche catechisti, animatori della liturgia, operatori della carità, rappresentanti dei movimenti ecclesiali e del volontariato. Sono oltre 1600 i partecipanti provenienti dalle 227 diocesi italiane al 3° Convegno missionario nazionale, uno degli appuntamenti più importanti della Chiesa italiana per l’anno in corso: si affronteranno i temi dell’evangelizzazione dei popoli, del Terzo mondo e della povertà, ma in particolare si ascolteranno esperienze di chiese missionarie impegnate in terre di confine colpite dalla fame, dalle guerre e dalle malattie. Non mancheranno le testimonianze di sacerdoti, religiosi, religiose e laici, ossia di quegli “eroi del quotidiano” impegnati a portare avanti la consegna data dal Papa, cioè quella di “globalizzare la solidarietà” a partire dall’annuncio del Vangelo. Tra gli obiettivi del convegno missionario nazionale c’è quello di aiutare la comunità cristiana, e in particolare la comunità parrocchiale, a prendere coscienza della necessità di aprirsi ai temi dell’universalità, assumendo come paradigma della propria attività pastorale la missione. «Il cammino missionario di questi ultimi anni, specialmente quello che ha sviluppato i contenuti del precedente Convegno missionario nazionale di Bellaria nel 1998 è stato fin troppo chiaro nel dimostrare che al cristiano, per essere missionario, non serve una vocazione in più ma basta vivere quella che gli appartiene per il Battesimo - sottolinea Mons. Giuseppe Andreozzi, direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le chiese della Cei e direttore delle Pom, le Pontificie opere missionarie -. A Montesilvano scommettiamo su comunione e corresponsabilità per la missione. Sarà un “laboratorio” attraverso il quale si faranno analisi e proposte che aiutino la Chiesa italiana ad assumere nuove responsabilità per l’evangelizzazione dei popoli, attingendo dalla missione quelle energie spirituali e pastorali che la rinnovano nel suo lavoro più ordinario». «Non sarà un evento celebrativo. Tanto più in un momento altamente critico come quello che stiamo vivendo e che ha assunto i caratteri dell’urgenza e della drammaticità - ha anticipato Monsignor Giuseppe Pellegrini, vice direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le chiese -. Abbiamo ancora negli occhi le tragiche immagini della carneficina a Beslan, in Ossezia. Si aggiungono altre ormai quotidiane dall’Iraq e dalla Terra Santa. Altre immani sofferenze e catastrofi si consumano dove non esistono particolari interessi occidentali, trovando eco solo nella voce dei missionari».


Il Cardinale Crescenzio Sepe

Il Convegno si è aperto nel pomeriggio con i saluti di S.E. Mons. Flavio Roberto Carraro, Vescovo di Verona e Presidente della commissione episcopale per le missioni, e di S.E. Mons. Francesco Cuccarese, Vescovo di Pescara. La celebrazione di apertura, caratterizzata da segni e gesti riferiti alla missione nei cinque continenti, è stata presieduta da S.Em.za Card. Crescenzio Sepe, Prefetto della congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Al convegno partecipano anche cinquanta missionari tra Fidei Donum e religiosi, rientrati in Italia appositamente, e vedrà la presenza di cinque delegazioni per ogni continente guidate da un Vescovo locale. Sono previste tavole rotonde per “ascoltare le voci della Chiesa nei diversi continenti”: Vescovi, missionari, laici, giovani locali di Africa, Asia, Oceania, America, Europa porteranno la loro testimonianza. Ai “laboratori” sarà poi affidata la riflessione sui temi affrontati e le proposte. Tra i relatori del Convegno figurano il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano; Sua Ecc. Mons. Giuseppe Betori, Segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana. Ad inaugurare le conferenze è stato il Ministro per la ricerca scientifica del Senegal, Christian Sina Diatta con una relazione dal titolo’Un mondo che cambia’ . Il futuro delle nazioni africane è nelle mani degli africani stessi, ma spetta anche alla comunità internazionale, all'Unione europea e alla Chiesa non abbandonare il continente nero. Un tema all'ordine del giorno della comunità ecclesiale italiana in vista del prossimo Simposio promosso dal Ccee, il Consiglio delle conferenze episcopali europee e dallo Sceam, l'organismo di collegamento delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar, che si terrà a Roma dal 10 al 13 novembre 2004. Due le strade che conducono ad un percorso di riflessione: l'Esortazione Apostolica Ecclesia in Europa e la missione ad gentes, e la promozione della pace e della solidarietà nel mondo. Il Simposio di novembre tratterà temi come la comunione tra Vescovi europei ed africani; la comune responsabilità per l'evangelizzazione, la missione, la pastorale; la verifica delle esperienze di collaborazione già esistenti e nuove iniziative di aiuto e scambio reciproco. Chiesa italiana e Chiese d'Africa e Madagascar hanno al loro attivo la realizzazione di 2.152 progetti finanziati in quattordici anni dal Comitato per gli aiuti caritativi al Terzo mondo, per un importo totale di circa 250 milioni di euro derivanti dai fondi dell’Otto per mille; la promozione della pastorale missionaria, in particolare attraverso i sacerdoti italiani fidei donum presenti in 59 diocesi africane, e le iniziative di cooperazione che fanno capo all'Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese della Cei. A ciò si aggiungono gli interventi nelle situazioni di emergenza e le microrealizzazioni della Caritas Italiana, che solo nel corso del 2002 ha impiegato per i Paesi africani il 21 per cento del suo budget. Ma anche il servizio formativo per la missione offerto dalla Fondazione Cum di Verona; l'impegno della Fondazione "Giustizia e Solidarietà" per la riduzione del debito in Guinea Conakry e Zambia, con la gestione dei diciotto milioni di euro raccolti nell'anno del Giubileo, e l'azione delle Pontificie opere missionarie (Pom) che, attraverso la Giornata missionaria mondiale e la Giornata dell'infanzia missionaria, devolvono almeno il 50 per cento delle somme raccolte a favore del continente africano. A tutto ciò occorre infine aggiungere la presenza in Africa di tanti volontariato che fanno riferimento ad organismi cristiani di servizio internazionale e le tante iniziative delle singole diocesi e parrocchie. "L’Africa e gli africani sono spesso stati considerati più oggetti che soggetti nella ricerca delle risposte ai bisogni della popolazione e dell’insieme del continente". ha affermato Christian Sina Diatta, nel suo intervento sottolineando che "oggi l’Africa deve essere attrice, soggetto per migliorare l’equilibrio dei suoi scambi con il resto del mondo e diventare un continente rispettato". Per questo, ha proseguito Diatta, "è nata la volontà di mettere in piedi un ‘Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa’ che ha per oggetto, attraverso investimenti massicci in progetti di strutture fondamentali e di sviluppo umano, di riassorbire a termine i gaps che separano l’Africa dal mondo sviluppato in vista della sua partecipazione piena alla produzione mondiale e al commercio internazionale". Tra i parametri del Nepad: "La buona governance, lo spazio della regione al posto di quello dello Stato: l’Africa è divisa in 5 regioni (Africa dell’Ovest, Africa del Nord, Africa Centrale, Africa dell’Est, Africa Australe)".


il Ministro per la ricerca scientifica del Senegal, Christian Sina Diatta

Di seguito i testo integrale della relazione del Ministro Sina Diatta UN MONDO CHE CAMBIA

L’essere umano, come “ludione” pensante, si è sempre interrogato sul suo posto e sulla sua missione nel mondo. Secondo il contesto culturale o religioso in cui è inserito, egli si percepisce a volte come:
 dotato di un’anima o senza anima, in modo che la persona umana sia percepita come sacra o come semplice frutto della sorte;
 una chimera nata da processi fisico-chimici, fatta di tessuti viventi simbiotici composti da funghi e da alghe;
 un figlio di Dio.
Da queste diverse concezioni risulta che l’essere umano in sé possiede, programmi di vita necessariamente diversi, anche se questo concetto non è confessato. Non stupisce che il mondo che cambia ci appaia a volte inquietante. Lo schiavismo, il traffico di organi umani, la guerra, la prigione, i genocidi … sono presenti nel cuore di individui o di nazioni come la storia dell’umanità ne dà testimonianza.
Come ogni altro essere umano, anche quello africano aspira al sapere universale, alla cultura delle altre comunità sociali: anch’egli ha l’obbligo di vivere o di discernere i difetti per approntarsi una propria linea di condotta. Per convincersi dell’unità della specie umana, basterebbe la rilettura delle attuali conoscenze della scienza per convincere anche gli spiriti più ottusi. Infatti, sembra che nel più profondo dell’essere vivente sia iscritta una carta genetica come quelle delle memorie elettroniche. Per via di questa, l’ontogenesi contiene in sintesi la filogenesi, vale a dire il deposito della memoria in cui sono contenute le tappe delle mutazioni della specie. L’universo e il mondo sono così riempiti di memorie e di tracce per lo spirito: in funzione della cultura, della civiltà, del livello di conoscenza, del progresso tecnologico, della filosofia, delle epoche, dei miti, della realtà o del virtuale del nostro spazio interno o esterno. La vita sulla terra, l’evoluzione del cielo, i fenomeni della natura, l’origine e la fine delle culture e delle civiltà, la storia della creazione, l’onnipresenza della luce, sono altrettanti indizi di tracce, di elucubrazioni, per lo spirito di un mondo o di un universo che cambia. Per quanto riguarda in specifico la persona umana, creatrice laddove agisce nei cambiamenti del mondo, le frontiere tra il reale, il virtuale e l’immaginario variano nello spazio interno dell’individuo come nello spazio oggettivo esplorato dalle scienze. L’aspirazione dello spirito umano ad abbracciare e a comprendere il mondo e l’universo sotto forma di un sistema intelligibile è permanente, ed è fonte di angoscia e di speranze nel momento stesso in cui ci si fermi a guardarlo. L’universo e il mondo sono infatti, dei grandi laboratori, fonte di bene e di catastrofe. La salvezza, sperata da ogni essere umano secondo il suo credo e la sua cultura, riposa sui messaggi infiniti della natura e sulle risposte di quest’ultima alla sapienza o alla stoltezza. Appare sin d’ora perfettamente giustificato che, a partire da orizzonti diversi, dei “messaggeri” si chinano su “il mondo che cambia”. E’ una delle tematiche degli attuali scambi internazionali in questo momento di globalizzazione, di mondializzazione, di iniziative di regionalizzazione, di organizzazioni mondiali del mercato, degli sforzi di unificazione del sapere scientifico, di ricerca di idee convergenti a scala planetaria, dell’emergenza di una cultura scientifica e tecnologica, della comunicazione globale, della nascita di diversi sistemi di reti e di nuove dimensioni della materia e del vivente. La comunicazione sottintende queste correlazioni tra fattori di cambiamento e ci procura la pedagogia di costruzione di una società adattata alle mutazioni a volte non controllate e indotte dalla civilizzazione. Situare la persona umana in questo mondo che cambia è una equazione che bilancia da una parte il fenomeno umano e dall’altra l’ambiente della persona umana.
Affronteremo questo argomento secondo il seguente schema:
 in primo luogo presenteremo brevemente lo spettro delle accezioni del mondo, dei mondi e degli universi così come i parametri e gli stati attraverso i quali si fissano i nostri punti di riferimento;
 nell’universo interno della materia e dell’essere umano tenteremo in seguito di ricercare le dimensioni e i gradi di libertà secondo cui i cambiamenti del mondo e i loro effetti si operano o si risentono;
 tratteremo in una terza parte dell’evoluzione del mondo e della matrice del cambiamento relativo alla natura, alla società, e ai suoi prodotti;
 in una quarta parte ricercheremo gli elementi immutabili e l’assoluto nel mondo che cambia.
Nell’insieme del nostro contributo, la persona umana resterà il punto di riferimento fondamentale.



UNIVERSO E MONDO

L’universo, dal punto di vista fisico, è lo spazio riempito di materia. Si estende dal campo quantistico alle dimensioni astronomiche. Agli estremi di questi universi limiti, la scienza raggiunge la filosofia in termini di frontiere delle conoscenze. L’universo è finito? Vi sono uno o più universi? E’ immutabile? Ha una storia? Come parlare in termini rigorosi del cielo?
La scienza ha tentato di dare nel corso della sua storia delle risposte a queste questioni. Le religioni hanno ritenuto gli spazi infiniti e la complessità della materia come una grande meraviglia della creazione e della rivelazione. Si pensi, ad esempio, a quanto dicono i libri dell’Antico Testamento a proposito dell’universo creato. La non coincidenza, costantemente negoziata, tra le risposte scientifiche e le accezioni teologiche sull’universo, segna l’evoluzione delle conoscenze e può travolgere l’intuito e la fede. La diffusione delle conoscenze scientifiche, quelle delle idee sull’universo e la creazione, diventano oggetto di dibattiti interminabili nei quali all’evoluzione delle idee si associa quella del mondo tale e quale ce lo immaginiamo.
La scienza moderna avanza l’ipotesi che l’universo ha una storia, rimettendo in causa il principio cosmologico perfetto secondo cui l’universo è per postulato immutabile. Questo postulato è infatti incompatibile con l’esistenza di processi irreversibili e in particolare con l’apparizione della vita sulla terra e probabilmente in altri luoghi dello spazio. La sua sostituzione attraverso il principio antropico, secondo cui l’universo è mutabile a seconda delle dimensioni temporali astronomiche, permette di apportare la correzione necessaria.
Se ammettiamo che la cosmologia, la cosmogonia e l’astrofisica figurano nei programmi di formazione non solo in campo genericamente scientifico ma anche in quello delle scienze religiose, possiamo renderci conto della ricorrenza di questi dibattiti sulle attitudini da assumere di fronte alla creazione in un mondo sempre più influenzato culturalmente dalla scienza e dalla tecnica. L’osservazione dell’universo fino a miliardi di anni luce costituisce senza dubbio una evacuazione del cielo fisico concepito come una volta che avvolge la terra.
Ne dobbiamo quindi dedurre il divorzio tra la scienza e la religione? Nulla ci permette di affermarlo. Agli estremi dell’universo osservato come nell’universo del nucleo atomico, primo mattone di costruzione della materia che riempie l’universo, la materia appare in uno stato in cui è difficile determinare la particella ultima. Il quark non rivela il codice segreto della creazione. Inoltre osserviamo che il fotone piccolo corpo di luce, può disintegrarsi e produrre due particelle, l’una di materia, l’elettrone, e l’altra di antimateria, il positrone. La distinzione tra la materia e l’irradiamento diventa difficile. Inoltre se la distinzione a scala umana tra la materia e l’irradiamento si complica, in questi processi di disintegrazione, conviene ritenere l’energia come una forma comune attraverso la quale lo scienziato come il religioso fonderebbe nuovi campi di scambio. L’energia, le forze e la materia rappresentano allora numerose accezioni di una stessa cosa. In questo contesto, l’energia riempie l’universo sotto forma, nello stesso tempo, di irradiamento, di particelle elementari, di atomi, di molecole, di stelle, di galassie, di ammassi di galassie, ciò che non sconvolge più la fede del credente moderno.
Due paradossi meritano tuttavia di essere sottolineati. Da una parte la disintegrazione del fotone corrisponde alla materializzazione della luce o dell’irradiamento. Visto che questo processo ha luogo tale e quale ci è stato dato di osservarlo negli esperimenti, sotto forma di processo in corso negli astri, possiamo avanzare l’ipotesi che l’universo, nel senso di spazio riempito di materia, è in perpetua creazione.
D’altra parte possiamo osservare che il principio di conservazione dell’energia pone il paradosso del legame tra il principio di conservazione dell’energia e dell’esistenza dello Spirito allorché la morte sembra essere la firma del termine di una vita. Quali sono il senso e il posto dello Spirito nell’universo, nel corso della vita o della morte?
Nella religione africana ed in particolare presso i Diola in Senegal, una tale questione trova la sua risposta nella creazione. All’origine del mondo Dio ha creato due esseri: lo Spirito e la Forza. Lo Spirito si è incarnato mentre la Forza è materia. Come la religione africana, questa concezione della creazione è minacciata di sparire con il vento delle altre culture che soffia sull’Africa. Queste credenze sono ancora persistenti e condivise, anche senza essere divenute oggetto di studi specifici.
In sintesi l’evoluzione delle conoscenze, e dunque della scienza, non ha allontanato totalmente la fede. Così, l’influenza delle scienze e delle tecniche sulla società globale, incide sul campo della religione e della cultura e non è, come spesso viene affermato, sinonimo di sorgente di dispersione nella fede.
La cosmogonia è spesso accusata di rimettere in questione permanentemente le acquisizioni religiose. In Africa, paese essenzialmente di missione, la sovrapposizione tra gli insegnamenti religiosi e i dati della scienza disturbano il credente.
La cosmogonia è infatti un campo dove le scienze hanno sconvolto le convinzioni ancestrali in modo profondo e a volte radicale. La conquista dello spazio si è sviluppata sulla base di una padronanza considerevole della struttura che del nostro universo è la più vicina, vale a dire, il sistema solare. L’astronomia sperimentale ha procurato al mondo della conoscenza gli elementi di rappresentazione oggettiva di strutture dell’universo e in modo più particolare quelle del sistema solare. La galassia è diventata il grano comune dell’universo mentre il sole appare come una semplice stella, membro della nostra galassia. Da un punto di vista astrofisico, il sole descrive nel diagramma di Hertzsprung Russel una traiettoria dove si localizza presentemente nella sequenza principale sapendo che la stella giovane si evolverà verso una vecchia stella rossa per giungere a una sua fine. Così, secondo le scale astronomiche valutate in decine di miliardi di anni, il nostro astro che assicura la vita sulla terra, avvolgerà quest’ultima e la ridurrà allo stadio di stella rossa e sarà la fine del nostro mondo ma non dell’universo dove sono presenti milioni di stelle di diversa età simili al sole.
Il mondo cambia così a scala astronomica. Cambia soprattutto per la evocazione delle conoscenze che gli da un nuovo volto.
L’immagine dell’universo che genera quella che abbiamo della materia fa del nostro sistema solare un insieme di astri elettricamente neutri, fatto raro nel cielo. L’universo è composto di più del 99% di materia allo stato ionico o plasma, il quarto stato della materia. L’evoluzione del sole, fatto di plasma, trascina quello dell’insieme del sistema solare con il quale interagisce attraverso dei venti di particelle o venti solari. Così le conoscenze del nostro pianeta si associano a quelle che possediamo dell’attività solare. Le analisi del clima diventano sempre più razionali e danno della terra l’immagine di un pianeta dinamico dal punto di vista fisico e biologico.
Di questo stesso punto di vista, il mondo cambia e continuerà a cambiare secondo le diverse scale di tempo: astronomico o umano.



2.
DETERMINISMO E INCERTEZZA


Il punto di vista che abbiamo dell’universo a livello macroscopico segue, secondo le conoscenze acquisite in fisica classica una evoluzione determinista. A livello subatomico, questo approccio è inoperante e a quello si sostituisce, allo stadio attuale delle conoscenze, una descrizione fondata sul famoso principio di incertezza, sulla conoscenza simultanea di certe coppie di parametri come la posizione e la velocità, l’energie e il tempo. L’universo delle conoscenze diventa in parte astratto. L’evoluzione dei sistemi si descrive in questo contesto secondo un approccio probabilista.
In questo universo a scala subatomica, detto quantico, la materia è nello stesso tempo ondulatoria e corpuscolare. Di questa rivoluzione del concetto che abbiamo dell’universo, nato all’inizio del ventesimo secolo, sono nate nuove scienze e nuove tecnologie. La fisica quantistica, la fisica atomica, la chimica quantistica, la biologia molecolare, la fisica delle alte energie, la nanotecnologia ne sono degli esempi. E’ diventato così possibile esplorare i geni e di approdare a un approccio più fine della genetica. Il progresso scaturito dalle nuove scoperte scientifiche ha cambiato il mondo in un modo così accelerato che ne risulta uno sfasamento tra gli individui, tra le nazioni e una rivoluzione tecnologica senza precedenti, che cambia effettivamente il mondo.
Va da sé che una delle questioni fondamentali relative all’evoluzione delle conoscenze in rapporto con quelle del mondo è quella, a titolo esemplificativo, delle diverse opzioni, nelle costrizioni, a osservare, nella ricerca e nelle applicazioni genetiche.
La questione è aperta. Sembra impossibile fermarla. Conviene rilevare che il progresso, concepito come una risposta al bisogno di benessere sociale ha accelerato il cambiamento dello stato del mondo. La relatività del movimento del viaggiatore seduto in un treno rispetto a quello che appare degli alberi piantati lungo la via ferroviaria, si traduce in termini di abitanti del pianeta, viaggiatori in un decoro che cambia in modo indipendente a lui, allorché l’individuo ubicato in uno dei treni del mondo che sono: la mondializzazione, il liberalismo, la globalizzazione, la delocalizzazione, la regionalizzazione, il commercio internazionale, la comunicazione elettronica, la rete dei satelliti, la concentrazione dell’economia in qualche società multinazionale, la creazione di economie e di mondi, in un contesto di modificazione delle dimensioni della persona umana e della velocità di azione dell’individuo. E’ l’insieme di questa dinamica relativa e differenziata delle nazioni, delle società multinazionali, delle organizzazioni internazionali, sotto l’influenza del processo scientifico e tecnologico che preoccupa la maggior parte degli osservatori attenti all’equilibrio sociale e dell’individuo in un mondo turbato e non necessariamente ordinato dal progresso.


GLOBALIZZAZIONE

Qualche invenzione all’apparenza di interesse puramente scientifico come quella dell’elettrone, del numero zero, della calcolatrice, del transistor, della quantificazione della materia e dell’irradiamento… hanno fatto scaturire una evoluzione irreversibile della conoscenza, della tecnologia, della produzione industriale e del commercio internazionale.
La possibilità è aperta per programmare, quasi senza limiti, le operazioni le più complesse dello spirito umano sulla base di transizioni tra due cifre, a sapere, zero e uno. E’ la digitalizzazione. E’ in essa stessa, per analogia, una forma del principio di Maupertuis che considera come equivalenti le transizioni che vanno da zero a uno e inversamente da uno a zero, indipendentemente dal cammino seguito o dal tempo. La ricerca del tempo minimo, o del massimo, di transizione per secondi costituisce un oggetto della ricerca. La digitalizzazione è una universalizzazione delle attività elementari dei componenti elettronici che ne assicura l’esecuzione. In passato, alcuni paesi in via di sviluppo ne hanno avuto la padronanza e hanno fatto un salto ragguardevole nello sviluppo. E’ il caso dei paesi del sud-est asiatico. La famosa frattura numerica procede dallo sfasamento tra le nazioni o gli individui nella padronanza dell’elettronica digitale e dei suoi strumenti.
Così, a partire da processi apparentemente anodini nel campo della nanotecnologia in cui procede l’elettronica digitale, si opera una globalizzazione di alcune attività industriali di produzione, di servizi e di commerci. I paesi che hanno un potenziale elevato di risorse umane, di mano d’opera qualificate e di bassi costi, possiedono una grande possibilità di progresso.

GLOBALITÀ E UNIVERSALITÀ
Il mondo si traduce, nonostante il progresso delle scienze e della tecnica o in parte proprio grazie a questo progresso, secondo una scala temporale a breve termine e una a lungo termine.
A breve termine, i paesi in via di sviluppo, ovvero circa 9/10 dell’umanità, vivono in estrema povertà, schiacciati da un pesante carico di debiti.
La crisi a breve termine è parte integrante di una crisi a lungo termine. A lungo termine, il mondo vivrà un grande disquilibrio tra salario e consumazione. Circa 3/4 delle ricchezze a scala mondiale, dei servizi e la quasi totalità della ricerca scientifica e tecnologica sono concentrate in ¼ della popolazione mondiale. ¼ della popolazione consuma il 78 % della maggiore parte delle risorse minerarie.
Il lamento generalizzato di questo stato di cose non sembra avere generato nessuna prospettiva di inversione, organizzata ed efficace, del progressivo aggravarsi della disparità tra il ricco ed il povero: individuo, nazione o continente.

La rilettura della storia dell’umanità fa tuttavia apparire numerosi esempi della nascita, della crescita seguita dal declino fino a un punto culminate, di culture e di civiltà. La civiltà dell’Egitto antico, della Cina, quelle degli Incas, degli Aztèchi, della Grecia, di Roma ne sono alcuni esempi.

Le varie economie del mondo hanno conosciuto la stessa storia. Si tratta di spazi organici, strutturati attorno alla fede, attraverso la vicinanza o di un insieme di forti interazioni che opera nel mondo come un corpo o una rete quasi chiusa.
Tra il 15o secolo e il 18o secolo, è venuto a crearsi a titolo esemplificativo, sotto l’impulso di Venezia, in un poligono Bruges-Londra-Lisbona-Fez-Damas-Azov-Venezia, uno spazio economico rispondente a questo criterio. Il suo centro si è spostato nel 16o secolo a Anversa, poi a Genova nel 17o secolo, ad Amsterdam nel 18o secolo, a Londra all’inizio del 20o secolo e attualmente a New York. Il centro guida della Civiltà è forse in migrazione verso l’Asia? Il progresso attuale della tecnologia sembra indicarlo. La questione, nonostante sia interessante, esula dalla nostra relazione.
E invece importante notare altre tre economie del mondo che hanno fortemente interagito tra di loro tra il 15o e il 18o secolo: quella dell’Islam. quella dell’India, quella della Cina.
In questo contesto, la Costa occidentale dell’Africa è stata la preda degli imperialismi concorrenti dell’Islam e dell’Occidente che hanno sfigurato in modo irreversibile il continente africano e indotto un senso alla storia dell’Africa.

Gli imperi sono stati altri prismi che hanno sfigurato il volto dell’umanità.
Gli imperi greco, romano, portoghese, britannico, francese, belga, dei Paesi bassi, sovietico, hanno ciascuno seguito una traiettoria nella storia del mondo che cambia. Hanno conosciuto un apogeo e una disintegrazione nella fase di consumazione dei frutti del loro successo.
In seguito a questi imperi ed economie globali (i grandi movimenti di regionalizzazione, di mondializzazione, di creazione delle Nazioni Unite, di armonizzazione del diritto degli affari, dell’organizzazione dell’economia mondiale) sono nati dei principi di libertà, di solidarietà, d’integrazione, di fondazione politica, di apertura, di diritti umani e di nazioni, ma anche e soprattutto del progresso delle scienze e delle tecniche ed in particolare della comunicazione.
Dal progresso è nato un fatto nuovo generato dalla forza dello spirito e dalla potenza nata dal sapere, quello dell’emergenza delle persone morali, delle industrie, delle imprese di dimensione mondiali che hanno alla loro origine una unica persona: Rockefeller, Sony, Sanyo, Honda, Bill Gates … e che hanno un peso economico superiore a quello di numerose nazioni.
Così, l’immagine della tela di ragno potrebbe a volte, nella storia dell’umanità, essere data al mondo, può essere disegnata sulla base della struttura di un impresa, dell’influenza di un paese o di un gruppo di nazioni, dell’opera di un individuo. La teoria del centro e della periferia, cara al materialismo dialettico, ci riporta a quella dell’evoluzione dei sistemi economici, veri organismi non rispondenti sempre agli stessi criteri di organizzazione e di evoluzione.
I valori che presiedono all’apparizione di questo nuovo mondo, vengono identificati con quelli del liberalismo.

Un fatto degno di nota è in questo contesto, la nascita di reti aperte che determinano una nuova geopolitica in cui l’individuo può avere maggior peso di uno Stato. La rete Internet ne costituisce l’esempio più compiuto. Essa si compone di nodi governamentali, regionali, privati, individuali, legati tra loro ad un livello mondiale. Il mondo è così preso in mezzo ad una grande tela di ragno. Si atomizza. Diventa microcosmo in cui si trovano informazioni di ogni specie che riguardano i campi del sapere, del saper fare, dati su persone morali e su individui, la memoria dell’umanità e degli strumenti di transfert di sapere, di saper fare e di scambi diversi. La velocità di correlazione tra due punti del pianeta si è inverosimilmente accresciuta, le capacità come le dimensioni dell’essere umano si sono moltiplicate come ognuno può sperimentarlo.
Nulla può fermare il progresso e constatare che il mondo cambia. Una geopolitica senza Stati è nata e si traduce attraverso una nuova distribuzione di poteri con quali componenti il potere di Stati e di Nazioni munite o meno di frontiere, il potere di reti come quegli che arbitrano, senza frontiere, la geopolitica di Internet in cui un individuo può destabilizzare una banca, uno Stato. L’individuo entra, come uno spettro o una chimera reale o virtuale in politica. Attraverso il cyberspazio, il mondo appare nello stesso tempo come reale e virtuale senza che sia possibile scegliere una sola di queste due facce, come farebbe colui che allontanerebbe da sé l’immaginario o lo spirituale in favore di un materialismo dialettico.
Il mondo diventa, attraverso i suoi organismi, un sistema connesso. Il senso e l’essenza della persona umana diventa oggetto di preoccupazione, visto che la memoria non può essere elettronica, come la parola, l’immagine e i programmi della persona umana.



3.
MATRICI DI MUTAZIONE


Se rappresentiamo l’insieme dell’universo attraverso una matrice di cui gli elementi sono i dati della creazione, vale a dire le creature e le cose, ci accorgeremo che sulla diagonale principale non potrebbe figurare né una cosa né una creatura. Gli elementi della diagonale principale si identificano in modo riflesso attraverso lo stesso indice e non sono definibili sulla base di due indici diversi. Al contrario, gli elementi off diagonali associano due indici diversi. I nuclei atomici nascono dalla nucleosintesi, gli atomi dall’atomizzazione, le molecole dalla chimica e come le strutture le più complesse della natura dalla complessificazione della materia fenomeno studiato da Teilhard de Chardin nell’uomo.
Le componenti della natura subiscono delle transizioni spontanee o indotte come accade per il mondo. Un mondo immutabile non è immaginabile. Per il credente, solo Dio occuperebbe dunque la diagonale principale. Le ideologie, le utopie, le dottrine sono altrettanti approcci del reale nei tentativi di interpretazione o di formattazione della sua evoluzione secondo le diverse classi di interesse: persona umana, struttura economica, nazioni…
Gli ideali e le realtà costituiscono un quadro di vidimazione degli schemi che lo spirito si dà per meglio abbracciare il mondo. Ogni individuo, ogni comunità umana si interroga sul suo passato, sul suo presente e sul suo proprio avvenire e su quello del mondo che lo circonda e con il quale è in interrazione permanente. Infatti, lo spirito non può essere rinchiuso in una scatola. Inoltre il vivente non ha a priori una tendenza suicida.
Così, in reazione, alcune nazioni si sono rialzate in modo spettacolare dal loro stato di paesi poveri. La Cina, l’India, la Corea del Sud, la Tunisia, la Malesia, il Brasile ... costituiscono alcuni esempi in via di essere ampiamente imitati da altre nazioni nel quadro della cooperazione Sud-Sud.

GLI USA (STATI UNITI D’AMERICA): CENTRO GUIDA
La posizione del centro guida dell’economia mondiale si traduce in termini quantitativi e secondo diversi dimensioni. A titolo esemplificativo, menzioniamo il caso della rete mondiale di comunicazioni rispetto agli Stati Uniti d’America.
- Nell’anno 2000 le transazioni degli USA con l’Europa ammontavano a 50 miliardi di bits/s, 20 miliardi con l’Asia, 0.3 miliardi con l’Africa ma inferiore a 0.3 miliardi tra l’Europa e l’Asia;
- Nell’anno 2001 si recensivano 3.1 milioni di servers Web di cui il 47% prodotti negli USA.
Questa polarizzazione della comunicazione e delle attività economiche non lascia nessun paese indifferente.
Per accedere allo stadio di nazione rispettata e prospera, alcuni paesi hanno operato, attraverso un riesame dei valori ancestrali o acquisiti, una riformulazione delle regole di strategia per lo sviluppo e di pratica della vita moderna. Questa mutazione sociale è stata operata in particolare in Tunisia, in Malesia, in Cina … La mutazione sociale ricercata avveniva autonomamente nelle nazioni americane per la forte componente di immigrati. Suppone la messa in opera di un nuovo sistema educativo attraverso l’insegnamento e la ricerca per una strategia razionalizzata di sviluppo.
Una economia dipendente da strutture di produzione intermediarie esterne è asservita e non può classificarsi tra le economie stabili. I paesi in via di sviluppo lo stanno imparando a proprio scapito.
I paesi in via di sviluppo che hanno raggiunto un livello economico apprezzabile hanno scelto in un primo tempo di procedere per imitazione visto che è per loro più difficile innovare e di essere competitivi sulla scena internazionale. Il processo d’innovazione viene quindi messo in opera solo nel momento in cui il paese si avvicina alla frontiera tecnologica, vale a dire, al livello più avanzato sul piano internazionale.

MONDIALIZZAZIONE E REGIONALIZZAZIONE
Due movimenti polari caratterizzano l’attuale mondo: la mondializzazione e la regionalizzazione.
Negli sottostanti schemi presentiamo:
- Gli elementi determinanti delle integrazioni regionali;
- Le origini delle organizzazioni scientifiche;
- Le origini dinamiche e fenomenologiche della mondializzazione.

 Gli elementi determinanti
I bisogni di regionalizzazione sono provocati da diversi fattori determinanti:
 Il principio di integrazione;
 Il principio di apertura e di cambiamento di punti di riferimento degli spazi ideologici, della solidarietà, dei temi;
 Progetto politico;
 Le ideologie;
 I paradigmi dominanti nel mondo attuale;
 La scienza e la tecnologia;
 La cooperazione: commercio, moneta, diplomazia, armata, educazione, ricerca, norme;
 Gli ideali e le realtà;
 Il diritto e le istituzioni;
 Il settore pubblico ed il privato;
 Gli squilibri e i trasferimenti spontanei o provocati, di beni e di procedure;
 Le dissimetrie tra i continenti;
 La visione globale e l’azione locale…

 Geopolitiche e geoculture con o senza Stati
La geopolitica e la geocultura rivestono sempre più forme inedite. Esse scaturiscono da qualche direzione dell’evoluzione dell’umanità, a sapere:
 La geopolitica economica;
 Le sfere scientifiche nate dalla scienza in unificazione e dalla società in via di globalizzazione;
 Le sfere geostrategiche tecnologiche;
 La geopolitica di Internet;
 La spirale del tecno potere;
 Spazi-tempi di multidimensioni;
 I mondi reali, virtuali, immaginari.

 Origini dinamiche e fenomenologiche della regionalizzazione
Le origini dinamiche e fenomenologiche del processo di regionalizzazione sono molteplici. Tra i fattori di impulso si possono citare:
 Il pianeta: acqua, terra, atmosfera;
 Le grandi migrazioni;
 Il progresso scientifico;
 Lo sviluppo della tecnologia;
 La diffusione delle merci: oggetti, persone;
 La diffusione delle tecniche a flussi invertibili;
 La diffusione delle idee;
 Le catastrofe naturali o provocate;
 L’ecologia;
 Le epidemie e le endemie…

LE ORGANIZZAZIONI REGIONALI
Diamo di seguito un insieme di organizzazioni regionali per mettere in evidenza i tentativi di resistenza al polo della mondializzazione.

Comunità del Pacifico
Corea del Nord, Corea del Sud, Brunei, Guam, Wallis-e-Futuna, Tokelau, Samoa, Samoa-Americane, Tonga, Niue, Isole Cook, Stati Federato della Micronesia, Isole Fidji, Polinesia Francese, Kiribati, Isole Marshall, Nauru, Nuova-Caledonia, Palau, Isole Mariannes, Pitcairin, Isole Salomon, Tuvalu, Vanuatu, Francia, Regno Unito, USA.

Forum delle Isole del Pacifico
Australia, Isole Cook, Micronesia, Fidji, Kiribati, Nauru, Nuova Zelandia, Niue, Papua Nuova Guinea, Isole Marshall, Isole Salomon, Tonga, Tuvalu, Samoa occidentali.

APEC (Forum della Cooperazione Economica Asia-Pacifico)
Australia, Nuova Zelandia, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea, Tailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore, Brunei, Cina Popolare, Taïwan, Hongkong, Messico, Papua Nuova Guinea, Cile, Perù, Russia, Vietnam.

ALENA (Accordo di Libero Mercato nord Americano)
Canada, USA, Messico.

ZLEA (Zona di Libero Scambio degli Stati Americani)

Canada, Messico, Honduras, Costa Rica, Venezuela, Colombia, Equator, Perù, Bolivia, Brasile, Cile, Argentina, Paraguay, Uruguay.

MCCA (Mercado Commùn Centroamericano-Mercato Comune Centro-Americano)
Costa Rica, Guatemala, Honduras, Nicaragua, Panama, Salvador.

Caricom (Mercato Comune dei Caraibi (Carabbean Community and Commun Market)
Antigua e Barbuda, Bahamas, Barbados, Belize, Santo Domingo, Granada, Guyana, Giamaica, Montserrat, Saint-Kiitts-et-Nevis, Santa Lucia, Saint-Vincent-et les Grenadines, Suriname, Trinité-et-Tobago, Haïti.

Comunità Andine
Bolivia, Colombia, Equator, Perù, Venezuela.

Mercosur-Mercosul (Mercato Comune del Sud):
Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Bolivia, Cile.

Africa Occidentale Francofona
Benin, Burkina-Faso, Costa d’Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Guinea-Bissau, Francia.

Stati membri della CEDEAO
Capo-Verde, Gambia, Ghana, Guinea, Liberia, Mauritania, Nigeria, Sierra Leone.

CEMAC (Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale)
Camerun, Centrafrica, Congo, Gabon, Guinea Equatoriale, Tchad.

SADC (Comunità di Sviluppo dell’Africa Australe)
Angola, Bostwana, Congo (RD), Lesotho, Malawi, Maurice, Mozambico, Namibia, Africa del Sud, Seychelles, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.

COMESA (Mercato Comune dell’Africa Orientale e Australe)
Angola, Burundi, Comores, Congo (RD), Djibouti, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Madagascar, Malawi, Maurice, Namibia, Rwanda, Seychelles, Sudan, Swaziland, Uganda, Zambia, Zimbabwe.

CEA (Comunità Est-Africana)
Kenya, Uganda, Tanzania.

IOR-ARC (Associazione per la Cooperazione Regionale nell’Oceano indiano)
Africa del Sud, Australia, Bangladesh, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Iran, Kenya, Madagascar, Malesia, Maurizio, Mozambico, Oman, Seychelles, Singapore, Sri Lanka, Tanzania, Tailandia, Yemen.

SAARC (Associazione per la Cooperazione Regionale in Asia del sud-Est)
Bangladesh, Bhoutan, India, Maldives, Nepal, Pakistan, Sri Lanka.

ASEAN-ANSEA (Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico)
Brunei, Cambogia, Indonesia, Laos, Myanmar, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Vietnam.

Comunità del Pacifico
Corea del Nord, Corea del Sud, Brunei, Guam, Wallis-e-Futuna, Tokelau, Samoa, Samoa-Americane, Tonga, Niue, Isole Cook, Stati Federati di Micronesia, Isole Fidji, Polinesia Francese, Kiribati, Isole Marshall, Nauru, Nuova-Caledonia, Palau, Isole Marianne, Pitcairin, Isole Salomon, Tuvalu, Vanuatu, Francia, Regno Unito, USA.

Forum delle Isole del Pacifico
Australia, Isole Cook, Micronesia, Fidji, Kiribati, Nauru, Nuova Zelandia, Niue, Papua Nuova Guinea, Isole Marshall, Isole Salomon, Tonga, Tuvalu, Samoa occidentali.

UMA (Unione del Maghreb Arabo)
Algeria, Libia, Marocco, Mauritania, Tunisia.

APEC (Forum della Cooperazione Economica Asia-Pacifico)
Australia, Nuova Zelandia, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea, Tailandia, Malesia, Indonesia, Filippine, Singapore, Brunei, Cina Popolare, Taïwan, Hongkong, Messico, Papua Nuova Guinea, Cile, Perù, Russia, Vietnam.


IL NUOVO PARTENARIATO PER LO SVILUPPO DELL’AFRICA: NEPAD

L’AFRICA
Tale quale la conosciamo, l’Africa è in profondo mutamento fondamentalmente da un mezzo secolo. L’accesso degli Stati Africani alla sovranità internazionale e la globalizzazione della comunicazione creano una transizione storica indigena, o secondo alcuni fattori esogeni, o ancora attraverso i due insieme senza lasciare nessuno indifferente.
Degli appelli in ogni campo: educazione, sanità, comunicazione, agricoltura, trasporti, abitazioni, acqua, minimo alimentare, conflitti e pace, calamità naturali o provocati, demografia … nessuno saprebbe esaurire la lista dei capitoli aperti meno di un secolo fa sull’Africa.
In questo contesto, l’Africa e gli africani sono spesso stati considerati più oggetti che soggetti nella ricerca delle risposte ai bisogni della popolazione e dell’insieme del continente.

 Soggetto o oggetto
L’Africa come alcuni paesi asiatici e latino-americani ha conosciuto periodi storici di autarchia. A causa di una quasi assenza di una scrittura propria e generalizzata all’interno del Continente o delle comunità sociali e a causa della debolezza del progresso scientifico e tecnologico, l’Africa ha perso il suo anticipo sugli altri continenti rispetto all’età del bronzo, all’età dell’antico Egitto o delle prime ore della storia della Chiesa e delle religioni rivelate.
Oggi, l’Africa necessita di ridurre la sua funzione di oggetto indotta dallo schiavismo di molti secoli e di dominazioni coloniali e post coloniali da parte dell’Europa e più tardi da parte di altri paesi del pianeta.
L’Africa deve essere attrice, soggetto per migliorare l’equilibrio dei suoi scambi con il resto del mondo e diventare un continente rispettato. L’Africa ha conosciuto un’ampia gamma di progetti politici, economici, e di proposte di salti economici.
Di fronte ai numerosi fallimenti dei tentativi di innovazione, di elaborazione di strategie di sviluppo, non è forse lecito convertire l’insieme di queste preoccupazioni in maggiori incertezze per l’africano?

 Debiti e eredità
I debiti dell’Africa nella sua corsa al benessere costituiscono un effetto e non totalmente una causa del sottosviluppo del Continente.
Il peso dell’analfabetismo, l’indigenza del settore agricolo e di molti altri campi nei quali il ritardo dell’Africa è misurabile in termini di capacità di risposta alla pressione esterna, risultano delle strutture e dei valori che presiedono al funzionamento della società africana.
L’Africa ha i suoi valori e il suo potenziale economico e naturale proprio, a partire dei quali potrebbe emergere una via originale di sviluppo. Senza social-reengineering, senza mutazione culturale, è difficile alloggiare i germi di cambiamenti indotti dal contesto internazionale nel processo di sviluppo dell’Africa.
I paesi in via di sviluppo che hanno saputo coniugare armonicamente i fattori endogeni agli apporti esogeni (Malesia, Tunisia …) hanno

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