UNA TARGA PER SCANDERBEG: HALIL JACELLARI RICORDA

24/set/2009 14.00.03 comitato per la salvaguardia della cultura europea Contatta l'autore

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UNA TARGA PER SCANDERBEG: HALIL JACELLARI RICORDA

( tratto dal blog www.laveracronaca.com )



"Avevo circa tredici anni quando nella mia città albanese di Lushnje corse voce che nella capitale Tirana avrebbero presto proiettato un film, realizzato e prodotto con la collaborazione sovietica, sulla leggendaria vita del nostro

Eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg. L'entusiasmo giovanile ed insieme una irrefrenabile curiosità spontanea mi portarono a chiedere ai miei genitori, ottenendolo, il permesso di recarmi a Tirana per assistere all'evento

cinematografico. A me si aggiunse un caro amico d'infanzia di nome Emilio, col quale quella volta avrei convissuto una delle esperienze più esaltanti della mia intera vita. Dato il sistema quasi primitivo dei trasporti dell'epoca in

Albania, il viaggio si presentò subito con tutti gli aspetti di una vera avventura, basti pensare che per prima cosa fummo costretti ad affrontare, a piedi, i circa 18 chilometri che ci separavano dalla città di Rrogozhina ove si trovava la più vicina stazione ferroviaria per Tirana. Ricordo ancora che ci mettemmo tre ore, quel lontano giorno del 1955, per arrivare a Rrogozhina: ma il tempo, conversando e fantasticando col mio amico Emilio lungo tutto il percorso, volò come un baleno. Giunti a Tirana, avremmo vissuto momenti esaltanti come non molti riserva, purtroppo, la nostra esistenza, nel vedere proiettate le immagini delle vicissitudini e delle gesta dell'Eroe, che era impersonato da un attore georgiano di notevole talento artistico. Alla fine del film la nostra eccitazione era ai massimi livelli e addirittura Emilio sarebbe stato preso da una profondissima commozione che produceva sul suo giovane viso abbondanti rigagnoli di lacrime. Tornati a Lushnje, mentre Emilio

raccontava concitatamente l'evento cinematografico a destra e a manca, mi accorsi che le stesse lacrime sgorgavano impietosamente dagli occhi di coloro che si trovavano

coinvolti dal suo racconto.Il tredicenne di allora vive ancora dentro di me, determinando palpitazioni nostalgiche che la mia penna di scrittore fatica notevolmente a

descrivere. Così come mi è difficile esprimere il senso di offesa e di tradimento che mi assale quando, trovandomi a Roma, nei pressi della fontana di Trevi, davantiall'edificio che vide il Padre dell'Albania ( e per questo fu da allora

chiamato palazzo Scanderbeg ), osservo che neppure una targa in memoria dell'Eroe è presente accanto al portone. Mentre mi accingo ad avvicinarmi alla soglia dei 70 anni di età, vissuti quasi interamente dentro la drammatica realtà storica e sociale albanese, non avrei mai pensato di vivere dei sentimenti così forti e dolorosi proprio in Italia, culla della cultura mondiale e depositaria delle attuali speranze di rinascita europea del Paese delle Aquile. Mi auguro che uomini di buona volontà, che non difettano

certamente alla fraterna nazione italiana, intervengano saggiamente per concedere ancora un momento di grande felicità a questo mio innocente tredicenne: vuole soltanto che venga messa una targa a Palazzo Scanderbeg in onore dell'Eroe."



NOTA DEL COMITATO PER LA SALVAGUARDIA DELLA CULTURA EUROPEA:



Si prega di diffondere questo articolo-appello che testimonia come la risaputa incapacità delle nostre istituzioni a difendere il patrimonio storico-culturale italiano, non solo soffoca molte opportunità di impegno e di lavoro di molti giovani, ma reca offesa a uomini e donne di altri paesi generando una spirale di astio e di rivalsa ( gli ultimi fatti afgani confermano ).





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