CS - Commento CISA a rapporto FAO 2009

14/ott/2009 15.25.16 Volontari nel mondo - Focsiv Contatta l'autore

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COMUNICATO STAMPA

 

Rapporto FAO 2009, Marelli: per fermare la fame più sostegno ai piccoli produttori

 

Roma, 14 ottobre 2009. Il nuovo rapporto della FAO “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo”, presentato questa mattina presso la sede della FAO, conferma purtroppo dati già da tempo noti: più di un miliardo di persone soffre la fame, con un aumento di popolazione sottonutrita anche nei paesi sviluppati. A contribuire all’innalzamento di questo numero certamente l’impennata dei prezzi nel 2008 e la crisi economica-finanziaria che hanno reso l’accesso al cibo sempre più caro e causato la riduzione del reddito a disposizione per i consumi alimentari, con il risultato che ad oggi sempre più persone riducono la diversificazione nella dieta investendo le poche risorse a disposizione soprattutto nell’istruzione e nella salute.

 

“Una tendenza, questa, emersa tuttavia anche prima della crisi, a conferma di ciò che diciamo da sempre – dice Sergio Marelli, Presidente del CISA – ovvero che politiche agricole miopi, politiche commerciali ingiuste, la pressione verso un modello di produzione industriale e destinato all’esportazione, il vuoto nella governance riempito da istituzioni finanziarie internazionali che hanno incentivato la riduzione degli investimenti nel settore agricolo, hanno creato le condizioni perché questa crisi esplodesse senza che i paesi avessero gli strumenti per arginarne gli effetti”.

 

L’agricoltura rappresenta l’attività principale nei paesi in via di sviluppo e un settore che può fare da volano all’economia di un paese se solo si investissero maggiori risorse. La stessa FAO lo afferma nel suo rapporto. “Sostenere che ci sia bisogno di maggiori investimenti, però, non vuol dire che per combattere la fame nel mondo si deve puntare sull’aumento di produttività, ottenibile con sistemi di produzione intensivi, utilizzo massiccio di fertilizzanti e pesticidi, ed eventualmente impiego di sementi transgeniche” specifica Marelli.

 

Piuttosto “vuol dire ridare il giusto peso all’agricoltura nelle politiche pubbliche investendo per garantire ai piccoli produttori di cibo le condizioni per produrre, rafforzare le Agenzie delle Nazioni Unite quale unico forum multilaterale legittimo per la governance sul cibo, investire sul modello di agricoltura contadina agroecologica, sulla piccola trasformazione e la filiera corta, ancorate ai mercati locali e interni – spiega il Presidente del CISA - e attraverso la costruzione di nuove relazioni con i consumatori, anche rilocalizzare i prodotti agricoli differenziandoli dalle anonime commodities della filiera agroindustriale, trattenendo e ridistribuendo ricchezza nei territori rurali”. 

 

 

 

 

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