ESCLUSIVO PAPABOYS. INTERVISTA AL NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI GIANFRANCO FINI

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ESCLUSIVO PAPABOYS. INTERVISTA AL NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI GIANFRANCO FINI: 'GIOVANNI PAOLO II HA SAPUTO TRASMETTERE VALORI AUTENTICI DI AMORE PER LA VITA'
(di Daniele Venturi ) venerdì 19 novembre 2004 ore 11.07

ROMA - (19 novembre, h.11.00) - Esclusiva intervista di Papaboys, che sarà presente anche all'interno del 4° numero del M@gazine dei Ragazzi del Papa al neo Ministro degli Esteri Gianfranco Fini. Un sereno confronto e scambio di impressioni, e tutta l'ammirazione del Premier nei confronti del Pontefice: "Giovanni Paolo II ha saputo trasmettere valori autentici, di rispetto e fiero amore per la vita".

Presidente, si è firmato il trattato Costituzionale Europeo. Una “Costituzione” povera di valori,senza nessun riferimento alla cultura cristiana ( proveniente dal personaggio Gesù ndr )
Solamente una carta europea per il business e per gli affari tra alcuni Stati?

Assolutamente no. In primo luogo è opportuno, doveroso direi, sottolineare come al di là della definizione formale di Costituzione attribuita al Trattato sottoscritto a Roma dai paesi membri della UE, tutti i giuristi concordino sul fatto che siamo e restiamo di fronte ad un sistema giuridico dal carattere di trattato internazionale, che evidenzia ancora una volta come la sovranità decisionale degli Stati all’interno del proprio territorio resta il perno, il cardine di processo di progressiva integrazione europea. Questo significa che la pluralità di tradizioni, culture,valori religiosi si incarna nella conciliazione tra il mantenimento di precise identità nazionali ed un forte senso di appartenenza all’Unione europea. In tal senso è bene evidenziare che il principio di sussidiarietà, proprio della cultura cristiana e della dottrina sociale della Chiesa e il fulcro della disciplina dei rapporti intergovernativi tra Stati e Unione abbracciando le più ampie competenze proprie di uno Stato sovrano; così nodale che non è espressamente citato dall’art.9, parte I del Trattato, ma addirittura è stato predisposto dalla Convenzione un apposito protocollo che si impegna a perseguire e tutelare tale principio in ossequio alla preminenza dei valori condivisi dai singoli popoli della UE

- Il cardinale Martino, alla presentazione del prossimo libro del Papa, ha parlato di una lobby illuminista che governa l’Europa e che è contro il Cristianesimo e la Chiesa. E’a conoscenza di questa lobby? Chi ne fa parte?

Le parole del Cardinale Martino rispecchiano il disagio che inevitabilmente sorge di fronte a dichiarazioni o addirittura linee di condotta perseguite ignorando l’importanza del momento dialettico nel confronto culturale che coinvolge la creazione di un demos europeo. E’ infatti innegabile che laddove differenti correnti di pensiero, differenti letture ideali della società civile si ostinino a non considerare le diversità e le pluralità culturali come un fattore di dialogo e di integrazione, quanto piuttosto elemento di antagonismo o peggio conflittualità, si riveli una concezione di Europa in linea di collisione con quello di Continente della libertà. La religione è e resterà sempre un fattore centrale nello sviluppo del pensiero filosofico,etico,morale e dunque civile di una società che intenda basarsi, come quella europea, sulla centralità della persona umana. La libertà religiosa,citata espressamente dall’art.10, parte II del Trattato, in tal senso va rettamente intesa come diritto e dovere di testimonianza nella quotidianità delle relazioni sociali, della propria fede cristiana. Nella fattispecie desidero sottolineare ciò che il politologo Michael Novak ha opportunamente osservato in un recente intervento ( Liberai, n.26, anno 2004 ). Afferma Novak che la pretesa razionalista, se vogliamo in chiave storiografica illuminista, di fondare una filosofia della morale europea solo sulla ragione è destinata al fallimento. Si tratta di una visione manichea, ottusamente superba, che nega a priori la necessità del perseguimento da parte dell’uomo della individuazione di un senso della propria vita. In tale logica ogni forma di discriminazione nei confronti del pensiero cristiano nella prassi sociale va respinta in nome proprio degli ideali di libertà di coscienza sanciti dal Trattato. Non si vede perché dovremmo accettare la dittatura di una maggioranza che vuole imporre la refrattarietà ai giudizi morali dell’agire umano.
La vita umana ha un valore laddove abbia un senso compiuto. Non mi risulta che vi siano lobby precisamente definite e finalizzate al perseguimento di un ostracismo nei confronti della Chiesa Cattolica. È vero però che si sono manifestate e sollevano preoccupazione manifestazioni di intolleranza ideologica nei confronti della fede cristiana, con attacchi ad personam o contestazioni del complesso valoriale della fede cristiana. Dunque eventuali movimenti e gruppi di pressione che si oppongono al diritto di manifestazione e tolleranza in seno alla U.E. dei valori e del credo cristiano, in nome di una loro presunta incompatibilità, vanno condannati e contrastati senza appello.



L’Europa che Lei ha studiato a scuola, è la solita Europa che oggi proponiamo al mondo? Se la risposta è no, per quale motivo non è la stessa?
L’Europa ha compiuti in questi decenni un percorso molto ambizioso lungo la via dell’integrazione socio-economica, e per questo motivo è innegabile che oggi si presenti sotto una veste completamente differente nel panorama internazionale. Si omette spesso di dimenticare che l’implosione, il crollo del sistema ideologico comunista nel mondo, una delle più antidemocratiche e volente tirannie della storia, ha riaperto il confronto su scala planetaria in ordine alla individuazione di modelli democratici nel libero mercato in grado di coniugare le esigenze di libertà e giustizia, solidarietà e coesione nel rispetto delle radici culturali dei gruppi sociali. In tal senso l’Europa è chiamata ineluttabilmente ad assumere un ruolo di responsabilità nel confronto planetario. Ecco, si può affermare senza indugio che la UE, sviluppato il proprio enorme potenziale economico, ha il dovere morale, proprio di ogni soggetto responsabile, di non indietreggiare, o peggio, guardare con cinica indifferenza alle crisi internazionali, onde porsi come protagonista del pacifico e prospero sviluppo di istituzioni politiche democratiche. Ecco perché l’Europa deve affrettare con ponderata strategia l’impostazione di una politica estera e di sicurezza comune che aiuti i popoli nel perseguimento di modelli politici in cui la libertà della persona umana siano il pilastro portante. Questi sono i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, sottoscritti ma troppo spesso non rispettati da molteplici Paesi. L’ambiguità e le posizioni di cinica atesa dell’evoluzione di crisi internazionali in settori strategici per il benessere dell’intera umanità non sono assolutamente giustificabili nell’ottica dello sviluppo e promozione della pace e della sicurezza internazionale.
Lei è stato uno dei pochi personaggi della politica europea a richiedere esplicitamente il riferimento alle radici cristiane, ma non le abbiamo ottenute. La sua politica è realmente ispirata dalla figura di Gesù Cristo, figlio di Dio, che è venuto al mondo e con la sua morte e resurrezione, ha donato la vita per la nostra salvezza?
La politica è senza dubbio la più nobile e impegnativa delle arti, perché impone a chi la esercita di perseguire il bene comune, di realizzare le condizioni perché la dignità dell’uomo venga riconosciuta nella sua interezza. In tal senso è veramente difficile poter pensare ad un’anima dell’Italia, della stessa Europa al di fuori del patrimonio cristiano. L’Europa delle cattedrali, per esempio, è il miglior esempio di come una medesima coscienza, la medesima preghiera, lo stesso comportamento sottende ad un’identità valoriale di fondo comune. Aristotele sosteneva che la legge è “id quod bonum et aequum”: ora, fare del bene, perseguire una visione etica della vita comporta necessariamente riflettere sul senso ultimo della vita. In ciò è preoccupante vedere, in una società sazia e annoiata, laicista in quanto indifferente alla riflessione sul significato ultimo della vita, l’affermazione del relativismo morale come criterio di condotta. La progressiva eliminazione della differenza tra i concetti di giusto e ingiusto, o l’omologazione della nozione di giusto a ciò che è utile sul piano esclusivamente materiale. Il valore più autentico che si incarna nel messaggio evangelico è la consapevolezza della finitezza dell’essere umano e la necessità di incarnare nella politica il senso dell’impegno a favore dell’altro come specchio del dono della vita.
La sua politica è molto vicina alle problematiche dei giovani ed il suo intervento sugli Oratori a Loreto ha rilanciato l’utilità nella società di questa “istituzione educativa”; i giovani del suo partito, in linea di massima, sono molto vicini ai valori cristiani e cattolici. Ai nostri lettori, ed ai ragazzi del Papa ( Papaboys ) che cosa vuole consigliare?
I giovani sono per natura rivolti col pensiero e con l’animo ai grandi e nobili ideali. Il magistero della Chiesa, in particolare in quest’epoca così impegnativa di transizione dai disastri del ventesimo secolo ad un nuovo assetto politico e sociale sul pianeta, si incarna nella magnetica forma di un Papa, Giovanni Paolo II che ha saputo trasmettere valori autentici, di rispetto e fiero amore per la vita. Ancora oggi la fragilità fisica del Santo Padre contrasta con la forza della sua testimonianza e fa riverberare l’unica vera speranza che può alimentare la passione di tutti i giovani per l’impegno nella società civile, ovverosia il rispetto della vita umana come dono divino, attorno al quale tutto si relativizza, in particolare l’arroganza della ragione.

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