LE ICONE SU VETRO DELLA TRANSILVANIA AL ROTARY ADDA LODIGIANO

LE ICONE SU VETRO DELLA TRANSILVANIA AL ROTARY ADDA LODIGIANO Giovedì 15 Settembre i soci del Roatary Club Adda Lodigiano hanno potuto apprezzare la relazione del Dottor Givanni Ruggieri, giornalista de "l'Eco di Bergamo" che per l'occasione ha voluto condividere con i soci del club la storia delle Icone su vetro e del museo di Sibiel in Trasilvania.

19/ott/2009 17.08.52 associazione euromediterranea Contatta l'autore

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Giovedì 15 Settembre i soci del Roatary Club Adda Lodigiano hanno potuto

apprezzare la relazione del Dottor Givanni Ruggieri, giornalista de “l’Eco di

Bergamo” che per l’occasione ha voluto condividere con i soci del club la

storia delle Icone su vetro e del museo di Sibiel in Trasilvania. Il relatore,

introdotto dal Presidente Franco Taccone e da una breve presentazione del

Dottor Marco Baratto, ha accopaganto gli ascoltatori con molto garbo e simpatia

alla scoperta della tradizione iconografica della Transilvania. La pittura su

vetro delle icone �“ tecnica millenaria, introdotta in Transilvania dopo l’

annessione della regione all’Impero asburgico (1699) �“ e conobbe una

straordinaria diffusione a livello di massa a seguito di un fatto miracoloso

avvenuto nel villaggio di Nicula (Nord Transilvania), dove nel febbraio del

1694 (o 1699) la Madonna con Bambino raffigurata su un’icona di legno della

chiesa lacrimò per diversi giorni. L’evento miracoloso trasformò il villaggio

in meta di numerosi pellegrinaggi, in occasione dei quali i fedeli desideravano

procurarsi un’immagine della Madonna miracolosa da portare nelle loro case. Di

qui la massiccia diffusione della pittura di icone su vetro in Transilvania. La

pittura su vetro in Transilvania non era l’occupazione principale �“ fatte

alcune eccezioni �“ di quanti la praticavano. Contadini da sempre, questi

piccoli artisti si dedicavano a quest'arte nelle loro case, apprendendola dall’

esperienza. Tutti i colori venivano prodotti con materiali naturali, impiegando

anche mescole con grassi di origine animale, tuorli d’uovo ecc. Dipingere le

icone non era però mai un fatto puramente materiale: i pittori dovevano

prepararsi anche spiritualmente, con preghiere e digiuno. Economiche e di

piccole dimensioni soprattutto all’inizio, queste icone godettero di un’enorme

popolarità tra la gente delle campagne, dove ogni casa, anche la più povera,

aveva almeno un’icona di Cristo, della Madonna o di un Santo. Con la crescita

della domanda, crebbe anche l’offerta: ai pittori della zona di Nicula, più

tardi si affiancarono anche anonimi artisti di altre località, dando vita a

diversi centri di produzione, tutti ben rappresentati dai capolavori custoditi

nel Museo di Sibiel. La seconda parte della serata, è stata incentrata sulla

figura Padre Zosim Oancea, sacerdote che dopo aver subito diversi anni di

detenzione venne confinato dal regime comunista di Ceausescu nel piccolo

vilaggio di Sibiel dove Padre Oancea maturò l’idea di creare un Museo icone su

vetro dopo che, nel 1965, ebbe restaurato l’antica Chiesa del villaggio,

impreziosita da affreschi settecenteschi e dichiarata Monumento storico

nazionale. Intenzionato ad arricchirne il patrimonio per favorirne l’

inserimento in un itinerario culturale di largo interesse, nel 1969 Padre

Oancea invitò gli abitanti di Sibiel a donare le icone su vetro che giacevano

nelle loro abitazioni (spesso in solai bui e polverosi, quando non addirittura

rovinate e a pezzi) per collocarle in un Museo di pubblico interesse. Di qui,

grazie a donazioni personali degli abitanti di Sibiel e a vari acquisti, si

costituì una prima collezione di icone (tra 150 e 200 opere), ospitate nella

prima sede del Museo, un vecchio magazzino ubicato dietro la chiesa e

completamente ricostruito tra il 1970 e il 1971. Il progressivo incremento

della collezione e l’aumento di visitatori anche dall’estero indussero, grazie

a donazioni internazionali (in primo luogo da parte del Consiglio Ecumenico

delle Chiese di Ginevra), alla realizzazione di un secondo edificio, iniziato

nel 1976 e ultimato nel 1983, oggi principale sede del Museo





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