Rabbia: i consigli dei veterinari liberi professionisti.

La maggior parte dei casi in Slovenia sono localizzati lungo il confine sud-orientale con la Croazia e l'analisi filogenetica delle sequenze ha evidenziato che tutti i virus italiani analizzati appartengono al genotipo 1 (rabbia classica) ed al gruppo dei virus dell'Europa Occidentale (clade WE).

20/nov/2009 19.06.52 S.I.Ve.L.P. Sindacato Vet. Liberi Professionisti Contatta l'autore

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Un Husky ha aggredito il proprietario in Cadore (BL). Il cane è deceduto poco dopo, lasciando il sospetto di infezione da virus della rabbia e quindi determinando le misure di profilassi nel proprietario e nei familiari. I primi accertamenti avrebbero confermato la diagnosi sull'animale.

Cos'é la Rabbia?

Trattandosi di una patologia che si trasmette per morso,o per leccamento di soluzioni di continuità della cute o delle mucose, la diffusione è piuttosto difficile, tuttavia l'IZS delle Venezie, centro di referenza, riporta ad oggi 39 casi (40 con il caso in oggetto), di cui 39 in Friuli Venezia Giulia in 15 comuni della provincia di Udine, 2 comuni del Pordenonese ed un comune della provincia di Trieste. Secondo dati forniti dall'Istituto, i casi di rabbia diagnosticati sono da mettere in stretta correlazione con la situazione epidemiologica della rabbia silvestre nella vicina Slovenia. La maggior parte dei casi in Slovenia sono localizzati lungo il confine sud-orientale con la Croazia e l’analisi filogenetica delle sequenze ha evidenziato che tutti i virus italiani analizzati appartengono al genotipo 1 (rabbia classica) ed al gruppo dei virus dell’Europa Occidentale (clade WE). Come atteso, i virus responsabili dell’attuale e della trascorsa epidemia in Friuli Venezia Giulia si sono raggruppati con i virus circolanti nei Paesi limitrofi, in particolare Slovenia, Bosnia Erzegovina ed ex-Yugoslavia. Analoghe caratteristiche hanno presentato gli isolati virali della Slovenia (2008/09), come comunicato dal WHO Collaboration Centre for Rabies Surveillance and Research, FLI di Wusterhausen (Germania).

Come si contrae?

Il Lyssavirus colpisce il sistema nervoso anche a livello periferico e quindi , prima della manifestazione di sintomi, si localizza nelle ghiandole salivari per passare ad un altro ospite. Interessa solamente i mammiferi, (pesci, uccelli e rettili non contraggono la malattia), e la maggior parte dei casi è registrata in Europa nella volpe rossa. Altri carnivori ed erbivori possono essere infettati, fino a cane, gatto, bovino e uomo.

Come comportarsi.

Spesso la patologia determina comportamenti insoliti negli animali colpiti, che possono essere scambiati per socializzazioni inusuali, e quindi sono raccomandabili comportamenti molto attenti al contatto con animali che sembrano ignorare l'abituale diffidenza nei confronti dell'uomo o di altri animali.
Il Sindacato dei Veterinari Liberi Professionisti sottolinea l'importanza di misure di profilassi ambientale rigorose, con il controllo dei selvatici, l'immunizzazione orale su vasta scala delle volpi, la strettissima applicazione di misure di contenimento degli animali che possano fungere da contatto tra selvatici e domestici. A questo proposito è assolutamente necessario che i cani domestici non entrino in contatto con il virus della fauna selvatica, perché potrebbero rappresentare un pericoloso veicolo di trasmissione all'uomo o ai consimili, specie se introdotti in ambienti ad altra concentrazione di animali. Inoltre, l'impatto economico di misure di profilassi obbligatoria potrebbe essere assai gravoso per le casse pubbliche. L'anagrafe canina aggiornata secondo le più recenti disposizioni di legge (Ordinanza Martini) e l'assenza di cani vaganti sono pre-requisiti indispensabili, per attuare un minimo di misure ambientali efficaci. Resta sempre valido il consiglio di sottoporre gli animali di proprietà a profilassi vaccinale, anche in quelle aree in cui la situazione epidemiologica non richiede l'emanazione di norme coercitive, per tranquillità dei proprietari e per creare un'area cuscinetto, che renda più difficile la diffusione del virus. Il gatto ha un ruolo più limitato nell'epidemiologia ma se le sue abitudini sono tali da avere contatti con l'esterno, la precauzione non è inopportuna. Un tempo (30 anni fa) il vaccino aveva qualche contro-indicazione come la riduzione dell'olfatto ma oggi, i moderni farmaci sono certamente sicuri e ben collaudati. Una volta stabilito un contatto infettante efficace, possiamo solamente fare affidamento sul sistema immunitario per bloccare la diffusione del virus attraverso le vie nervose, (profilassi post-contagio), ma se questa non è tempestiva non abbiamo altre armi: il virus è mortale. Non è il nostro caso ma in alcune aree del pianeta (es. Isola di Bali) la malattia ha assunto caratteri di vera epidemia, con migliaia di segnalazioni.

Dr. Angelo Troi - SIVELP

http://www.sivelp.it/

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