IL PESO DEL FISCO SULLA SANITA' ANIMALE

IL PESO DEL FISCO SULLA SANITA' ANIMALE IL PESO DEL FISCO SULLA SANITA'ANIMALE: UNA VERGOGNA ITALIANA L'Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani denuncia: Cure veterinarie considerate dal Fisco nazionale come un bene superfluo Politiche fiscali non allineate con le priorità della sanità animale mondiale Scarso impegno nella creazione di una veterinaria di base convenzionata (Cremona, 30 novembre 2009) - Non basta la ratifica della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia per qualificare l'Italia come una nazione al passo con gli altri Paesi e con l'importanza crescente che tutti gli organismi internazionali della sanità attribuiscono alla salute degli animali.

30/nov/2009 16.07.50 ANMVI Contatta l'autore

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IL PESO DEL FISCO SULLA SANITA’ANIMALE: UNA VERGOGNA ITALIANA

L’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani denuncia:

Cure veterinarie considerate dal Fisco nazionale come un bene superfluo
Politiche fiscali non allineate con le priorità  della sanità animale mondiale
Scarso impegno nella creazione di una veterinaria di base convenzionata


(Cremona, 30 novembre 2009) - Non basta la ratifica della Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia per qualificare l’Italia come una nazione al passo con gli altri Paesi  e con l’importanza crescente che tutti gli organismi internazionali della sanità attribuiscono alla salute degli animali.

“Servono anche politiche fiscali che non gravino sulla prevenzione e sulle cure veterinarie- dichiara Carlo Scotti dell’ANMVI-  Oggi di queste politiche non c’è traccia nel nostro Paese: le detrazioni sono ferme a soglie di recupero fiscale irrisorie e l’aliquota IVA sulle cure veterinarie è la stessa dei beni superflui: il 20%. E’ urgente cambiare rotta- continua Scotti-  Governo e Parlamento ci riflettano seriamente nel varare la manovra finanziaria”.

Secondo i veterinari dell’ANMVI basta poco per rendersene conto: le zoonosi, quelle ricorrenti e quelle riemergenti come la rabbia, le incognite epidemiologiche dei virus influenzali, la mutata geografia di malattie un tempo “esotiche” che i cambiamenti climatici hanno reso endemiche anche in Italia, sono tutti fattori che dovrebbero responsabilizzare i cittadini allentando la presa fiscale e premiando i comportamenti virtuosi della prevenzione veterinaria.

E invece, continua Scotti, “in Italia lo Stato grava sulla salute animale più di quanto sarebbe ragionevole attendersi da politiche fiscali realmente allineate con gli indirizzi di prevenzione sanitaria dettati dagli organismi nazionali, regionali e internazionali. In tutto il mondo la salute degli uomini è considerata tutt’uno con la salute degli animali.  Nel nostro Paese c’è una politica fiscale in ritardo e farne le spese è la prevenzione veterinaria e in ultima analisi la salute pubblica”.

L’Associazione lamenta infine che le autorità sanitarie nazionali, Governo e Parlamento, non abbiano ancora compreso a fondo la necessità di creare al più presto una medicina veterinaria di base convenzionata che faccia fronte alle prestazioni veterinarie essenziali e vada incontro alle fasce sociali più deboli.


Ufficio Stampa ANMVI
Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani
0372/40.35.47

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