Linee guida per una buona salute, anche in ufficio

18/dic/2011 14.38.10 Sara Borsari Contatta l'autore

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Nel decreto legislativo n. 81 del 2008, il Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro, sono contenute quelle norme che fino ad allora, e parzialmente, hanno regolato la delicata questione della sicurezza sui luoghi di lavoro. In ambito impiegatizio sono state formulate le “Linee guida per il corretto utilizzo dei videoterminali”, cioè delle regole di buona condotta a tutela della propria salute nell'ambiente professionale. In questa sorta di vademecum sono indicate le modalità di precauzione di quei disturbi tipicamente “da ufficio” così come le conseguenze derivanti da una mancata prevenzione-formazione alla salute in ufficio, seduti ore ed ore davanti a un computer.

Per esempio, un ruolo chiave nel benessere del lavoratore lo giocano le sedie, poiché dalle cosiddette sedute ufficio e dalle posture che si assumono possono dipendere diverse malattie dell'apparato locomotorio. La sedentarietà di un lavoro come quello impiegatizio è aggravata da movimenti rapidi e ripetitivi degli arti, nonché da posizioni della schiena, del collo e della testa spesso scorrette. Le ricadute di atteggiamenti posturali sbagliati interessano soprattutto la zona lombare e quella cervicale, le braccia, i polsi, le gambe e le caviglie. Le posizioni inadeguate assunte alla scrivania possono tuttavia derivare dagli arredi stessi, inadatti alle esigenze di quel tipo di lavoro.

In particolare, i posti a sedere devono essere poltrone girevoli, regolabili e adattabili alle caratteristiche di ogni singolo impiegato. Eppure non basta un arredamento idoneo per risolvere o, meglio ancora, prevenire determinate disfunzioni fisiologiche: le posizioni scorrette sono spesso dovute a disattenzione ma forse, soprattutto, a una mancata informazione-formazione intorno ai problemi di salute “da ufficio”. In ogni caso, questi disturbi si riflettono sul benessere generale dell'individuo e, quindi, anche sulla sua produttività: è stato calcolato che la maggior parte delle assenze dagli uffici dipenda proprio da patologie locomotorie.

 

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