AMIANTO. TECNICHE DI BONIFICA

10/dic/2009 14.15.42 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Amianto

Tecniche di bonifica

 

Fonte: http://www.infobuild.it; di: Lorena Ciapparelli

Il cemento-amianto, materiale pericoloso per la nostra salute, necessita in molti casi di opere di bonifica: l’innovazione tecnologica produce a riguardo continuamente nuovi prodotti e nuove tecnologie, sempre seguendo le precise disposizioni di legge

 
   
 
Foto 1 - prodotti contenenti amianto (Archivio LaserLab)
 
Foto 2 - Fibre di amianto non trattato (Archivio ISEP)
 
Foto 3 - copertura iniziale da sanare (Archivio Canovi)
 
Foto 4 - incapsulamento (archivio Maracci)
 
Foto 5 - svitaggio dei supporti (archivio Maracci)
 
Foto 6 - rimozione dele lastre (archivio Maracci)
 
Foto 7 - imballaggio delle lastre (archivio Maracci)
 
Foto 8 - prelievo e carico sul camion (archivio Maracci)
 


Storia:  l’amianto è un materiale utilizzatissimo in passato grazie alle sue qualità prestazionali e economiche.

L’amianto è un minerale d'aspetto fibroso presente sotto varie specie chimiche che possiede alcune caratteristiche comportamentali assai interessanti: infatti, è incombustibile, presenta delle resistenze a trazione molto elevate, ha buone qualità fonoassorbenti e fonoisolanti, il tutto unito ad una notevole flessibilità e alla caratteristica di legarsi chimicamente molto bene con i materiali da costruzione in particolare con il cemento.
Per questa ragione è stato utilizzato largamente come materiale da costruzione sia per realizzare degli strati coibenti, sia per realizzare le cosiddette lastre in cemento-amianto per la copertura dei tetti, sia per la realizzazione di tubi sempre in cemento-amianto per il trasporto, di acque potabili e di acque reflue (FOTO 1).
In particolare però l’impiego dell’amianto è legato al cosiddetto fibro-cemento o eternit, che ha avuto in passato una diffusione molto vasta. La motivazione di questo successo si può ritrovare nelle ottime doti di resistenza, unite ad un costo sicuramente molto contenuto del prodotto finito.
In particolare in Italia la diffusione di tale prodotto è stata notevole, anche perché italiano fu l’ingegnere che depositò il brevetto per la prima “pietra artificiale Eternit” all’inizio del ‘900.


Effetti sulla salute:  l’inalazione di fibre di amianto rilasciate dai manufatti che ci circondano può portare a gravi patologie.

Sappiamo da illustri ricerche mediche, che l’amianto è nocivo per la salute dell’uomo per la capacità dei materiali che lo contengono di rilasciare fibre potenzialmente inalabili (FOTO 2).
L’esposizione a tali fibre è responsabile di patologie gravi ed irreversibili dell’apparato respiratorio.
In particolare i quadri patologici legati all’esposizione ad amianto appartengono a due differenti tipologie: le malattie definibili “dose dipendenti”, in particolare l’asbestosi, e quelle la cui insorgenza non possono essere rigidamente riferibile ad una determinata dose, che sono rappresentate dalla patologia tumorale.
E’ stato provato che dalle lastre ondulate dei tetti, dopo un certo numero di anni inizia a diffondersi nell’aria costantemente una percentuale di fibra molto elevata. La resistenza dell’amianto è, infatti, molto superiore a quella del cemento indurito e, sotto l’azione degli agenti atmosferici, il cemento è corroso e degradato, non lega più le fibre di amianto e le lascia quindi libere di sfuggire. Il rischio di malattia non è dunque così remoto, dato che la quantità di manufatti in cemento amianto ormai vetusti attorno a noi è massiccia.
Oggi le lastre ondulate in amianto-cemento per legge non sono più prodotte, rimane però il problema delle migliaia di metri quadri di lastre oggi esistenti sul territorio nazionale.
Urgente è a questo punto il problema di evitare questa contaminazione ambientale.
Ovviamente, la risposta più semplice parrebbe la sostituzione delle lastre ondulate con altre di nuovo tipo, ma per poter effettuare la scelta migliore sul da farsi è bene conoscere bene quali sono le modalità di bonifica e soprattutto quali sono i contenuti delle leggi vigenti in materia.


La bonifica dell’amianto :  nel D.M. 9.9.94 sono indicati tre metodi di bonifica per i manufatti in cemento-amianto.

A causa dei suoi effetti deleteri, l'amianto oggi è stato bandito da tutti gli impieghi grazie alla legge 257/92 che ne vieta la produzione e l'utilizzo, oltre a indicare i metodi di bonifica.
Delle modalità di bonifica si occupa anche un intervento legislativo successivo, il decreto ministeriale del 6 settembre 1994, che individua tre precise tecniche di intervento, obbligatorie nel caso in cui il tecnico che ha svolto il censimento e valutato il rischio abbia provveduto a dichiarare il materiale contenente amianto come particolarmente pericoloso in ordine alla sua conservazione.
Gli indicatori dello stato di degrado della copertura sono infatti:
- friabilità del materiale
- fratture e crepe
- aree di corrosione della matrice
- sviluppo di muffe o licheni
Gli indicatori di dispersione di fibre sono invece:
- materiale pulverulento in corrispondenza di scoli d’acqua e in gronda
- materiale pulverulento che forma piccole stalattiti nei punti di gocciolamento
- scolo delle acque non canalizzato
- possibilità di aerodispersione verso l’interno di edifici
Le tre tecniche di bonifica descritte nel decreto sono: Incapsulamento, Sovracopertura e Rimozione
La sostanziale differenza tra questi tre metodi risiede nel permanere o meno della presenza di amianto nell’edificio anche dopo l’intervento di bonifica. Sovracopertura e incapsulamento infatti comportano il mantenimento dei manufatti contenenti amianto dove già si trovava. Ma come vedremo ognuna di queste procedure ha dei pro e dei contro che vanno attentamente valutati per la scelta della migliore tecnica da utilizzare nella specifica situazione in cui ci si trova.
Per concludere, tre considerazioni importanti:
- le leggi in materia di amianto non sanciscono in alcun modo l'obbligo di asportare manufatti con amianto;
- solo in un caso vi è l'obbligo di procedere all'asporto di manufatti con amianto, cioè prima di procedere alla demolizione dell'edificio che lo contiene, al fine di differenziare nettamente i rifiuti con amianto dagli altri rifiuti;
- il mancato rispetto delle norme di legge che regolano i comportamenti da adottare in presenza di manufatti con amianto è pesantemente sanzionato.


Rimozione:  l’asportazione delle lastre in eternit risolve per sempre il problema amianto, ma può anche costituire una fonte di rischio.

Come già accennato, una volta consci dei pericoli connessi all’amianto, verrebbe immediatamente da ricorrere all’asportazione di questo materiale dagli edifici attorno a noi.
La necessità di questo intervento va però vagliata attentamente, anche per il motivo che essa non è nemmeno obbligatoria, se non in caso di ristrutturazioni o di demolizione.
La rimozione spesso non costituisce infatti la migliore soluzione per ridurre l'esposizione ad amianto.
Se è condotta impropriamente può elevare la concentrazione di fibre aerodisperse, aumentando, invece di ridurre, il rischio di malattie.
In molti casi è però inevitabile, poiché se la copertura di eternit è molto vecchia potrebbe essere in stato di totale degrado o potrebbe aver subito gravi danni e quindi non svolgere più la sua funzione in modo ottimale.
Il procedimento di asportazione delle lastre consiste innanzi tutto nell’imbibizione ed nel fissaggio delle fibre in fase di distacco, per diminuire la possibilità di rilasci consistenti durante la movimentazione dei pezzi. Questi sono quindi rimossi e imballati in appositi teli in polietilene ad alta densità e quindi trasportati in discariche autorizzate per rifiuti speciali.
Proprio questo aspetto è uno degli svantaggi maggiori di questa tecnica: non possiamo infatti pensare di smaltire tutta la grande quantità di lastre da copertura presenti in Italia, Paese arretrato da questo punto di vista.
Tutti i metodi di bonifica alternativi alla rimozione, detti sistemi transitori, presentano rispetto a questa tecnica dei vantaggi a breve termine quali costi minori, velocità di intervento e una diluizione nel tempo della massa di rifiuti nocivi, tamponando il problema dell’inquinamento ambientale senza necessità di smaltimento.
La procedura prevede inoltre per legge sopralluoghi, rilevazioni fotografiche, prelievi di campioni, la redazione di un piano di lavoro da presentare all’A.S.L. competente e la predisposizione di dispositivi di protezione sia personali sia delle aree di lavoro. Tutte queste operazioni rendono la rimozione una tecnica burocraticamente più complicata rispetto alle tecniche transitorie.
Per contro la rimozione comporta evidenti vantaggi in quanto soluzione definitiva e totale che elimina ogni potenziale fonte di esposizione ed ogni necessità di attuare specifiche cautele per le attività che si svolgono nell’edificio. Inoltre richiedendo l’applicazione di un nuovo materiale in sostituzione dell’amianto rimosso, offre l’opportunità di realizzare una nuova copertura più funzionale, il che comporta un risparmio energetico ed un aumento del valore dell’immobile.


Prodotti:  vernici pellicolanti e sacchi isolanti per una rimozione corretta.

I prodotti utilizzati durante la procedura di esportazione di amianto sono essenzialmente di due tipi. Innanzi tutto le lastre di cemento-amianto destinate allo smaltimento necessitano di un rivestimento costituito da una vernice pellicolante elastica e pigmentata che abbia funzione di fissativo delle fibre amiantitiche durante le operazioni di smontaggio e manipolazione delle lastre in eternit.
In genere esse sono applicate a spruzzo con pompa a bassa pressione.
Un altro materiale utilizzato è il polietilene ad alto spessore ed a alta grammatura in sacchi termosaldati. Essi vengono utilizzati per l’imballaggio dei materiali rimossi e per il loro trasporto in sicurezza verso la discarica.

Fonte: http://www.infobuild.it; di: Lorena Ciapparelli

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