Tutti pazzi per l' olio di Colza, al nord ormai e introvabile.

17/mar/2005 23.12.39 Quibio.it Contatta l'autore

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Tutti pazzi per l'olio di Colza
Al nord ormai è introvabile
di VALERIO GUALERZI

Sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare le loro auto diesel va benissimo anche il comunissimo olio di colza, e persino quello di semi vari.

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Se l'olio di ricino è stato il simbolo di un regime, un altro olio, quello di colza, si candida ad essere l'emblema di una rivolta popolare. Non contro un monopolio politico, ma contro un monopolio economico: quello delle grandi compagnie petrolifere che impediscono la diffusione di carburanti alternativi, più economici e più ecologici, come il biodiesel.

Oggi sulle strade italiane fare un pieno di biodiesel, il carburante ricavato dal trattamento degli scarti delle lavorazioni agricole di diverse colture (la colza appunto, ma anche girasoli e barbabietole) è praticamente impossibile, ma sempre più automobilisti hanno scoperto che per far funzionare le loro macchine diesel va benissimo anche il comunissimo olio di colza, e persino quello di semi vari. Il rifornimento non si fa più quindi al distributore, ma al supermercato, dove basta comprare del banalissimo olio da frittura a un prezzo che si aggira solitamente sui 65 centesimi al litro. Il tam tam di quella che può sembrare l'ennesima leggenda metropolitana, ma non lo è affatto, è partito dal nordest, dove sono più diffusi i discount della Lidl, uno dei pochi supermercati che ha sui suoi scaffali l'olio di colza, un prodotto che in cucina viene decisamente snobbato dagli esigenti consumatori italiani.

Non siamo ancora al boom, come ha sostenuto qualcuno, visto che dall'ufficio acquisti della direzione generale dell! a Lidl f anno sapere di non avere riscontrato nessuna impennata particolare nelle vendite di olio di colza, ma anche parlare di nicchia rischia di essere riduttivo. Per rendersi conto di quanto questa alternativa stia appassionando gli italiani, stretti nella morsa dello smog e del caro petrolio, basta digitare su Google le parole "olio di colza". Il motore di ricerca vi svelerà un mondo di decine e decine di forum dove gli automobilisti si scambiano consigli su come passare all'olio, dove trovarlo e quanto pagarlo. Sul solo forum dell'autorevole "Quattroruote" i messaggi arrivati sul tema dallo scorso settembre sono più di dodicimila.

Le testimonianze sul fatto che il "trucco" funziona davvero sono tantissime e del resto non c'è da meravigliarsi più di tanto visto che il primo motore messo a punto da Rudolph Diesel nel 1893 andava proprio a olio di canapa e cereali. Sulle accortezze da usare per fare il grande salto con le automobili di oggi, i pareri però divergono ed è difficile capire chi ha ragione. C'è chi lo consiglia in piccole o medie percentuali da aggiungere al diesel normale, chi lo usa assoluto, ma solo con auto vecchie, chi sostiene che assoluto va bene ma con i motori nuovi, chi suggerisce di cambiare la pompa e prenderne una più resistente. E non manca chi si lamenta per il puzzo di fritto e chi giura di camminare grazie all'olio esausto comprato a prezzi stracciati da una rosticceria cinese che altrimenti dovrebbe pagare per smaltirlo correttamente.

Un dato però è certo: usare olio di colza acquistato al supermercato, in qualsiasi quantità, è illegale perché chi lo fa froda il fisco. Il Testo Unico del 1995 in materia di accise stabilisce infatti che qualsiasi prodotto venga usato come carburante o come additivo deve essere soggetto a tassazione.

C'è da augurarsi quindi che gli italiani non diventino in massa evasori fiscali, ma l'aver scoperto anche grazie all'informazione "dal basso" di internet che i carburanti vegetali sono una realtà a po! rtata di mano potrebbe dare una scossa alla diffusione del biodiesel ufficiale, che rispetto all'olio di colza oltre a essere in regola con la legge dà maggiori garanzie per i motori grazie al processo di esterificazione che priva il carburante della glicerina. I vantaggi per la collettività sarebbero enormi.

Innanzitutto per l'ambiente e il portafoglio. Il biodiesel, una volta prodotto su larga scala, avrebbe prezzi molto competitivi e riduce drasticamente molte emissioni nocive: le polveri sottili, gli idrocarburi policiclici aromatici e lo zolfo, i nemici più temibili dell'aria delle nostre città, mentre l'anidride carbonica responsabile dell'effetto serra viene riassorbita dalla crescita delle nuove piante. Inoltre, a differenza del petrolio, l'Italia, per quanto in ritardo rispetto ad altri paesi europei, potrebbe soddisfare in proprio buona parte delle sue necessità di biodiesel. Un obiettivo auspicato dalla stessa Unione Europea che nella direttiva 30/2003 fissa per il 2010 in Italia un consumo di 800.000 tonnellate annue di biodiesel in grado di garantire una sostituzione compresa tra il 2% e il 5,75% del totale consumo di carburante con biocarburanti.

16/03/2005 ( Fonte Repubblica.it)

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