Comunicato LAV. CAMBIAMENTI CLIMATICI E ALLEVAMENTI INTENSIVI, LA LAV REPLICA A ASSOCARN ALLARME FAO BASATO SU STUDI SCIENTIFI E GLOBALI. NECESSARIE POLITICHE DI EDUCAZIONE ALIMENTARE VOLTE A RIDURRE I CONSUMI DI PRODOTTI ANIMALI

NECESSARIE POLITICHE DI EDUCAZIONE ALIMENTARE VOLTE A RIDURRE I CONSUMI DI PRODOTTI ANIMALI Comunicato stampa LAV 25 giugno 2010 CAMBIAMENTI CLIMATICI E ALLEVAMENTI INTENSIVI, LA LAV REPLICA A ASSOCARNI: ALLARME FAO BASATO SU STUDI SCIENTIFI E GLOBALI.

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25/giu/2010 16.22.18 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV 25 giugno 2010

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI E ALLEVAMENTI INTENSIVI, LA LAV REPLICA A ASSOCARNI: ALLARME FAO BASATO SU STUDI SCIENTIFI E GLOBALI.

NECESSARIE POLITICHE DI EDUCAZIONE ALIMENTARE VOLTE A RIDURRE I CONSUMI DI PRODOTTI ANIMALI

 

Le dichiarazioni emerse dal Forum Forum Assocarni – Assalzoo riguardo la sostenibilità del modello intensivo di produzione zootecnica sono inquietanti oltre che discutibili. Non è la prima volta che i difensori della zootecnia italiana tentano di sostenere un modello di produzione responsabile di forti pressioni ambientali, così come riconosciuto da numerosi e autorevoli studi internazionali”, questo il commento di Roberta Bartocci, biologa del settore Vegetarismo della LAV alle dichiarazioni rilasciate da Assocarni e Assalzoo, che tendono a sminuire le responsabilità degli allevamenti intensivi in relazione alle emissioni di gas serra, e ai conseguenti cambiamenti climatici e ridimensionano l’invito lanciato dalla FAO a ridurre il consumo alimentare di carne.

 

Gli studi cui fanno riferimento Assocarni e Assalzoo, si riferiscono infatti alla sola situazione italiana, e prendono in considerazione la sola produzione zootecnica, mentre ciò che desta preoccupazione nella comunità scientifica è il trend dell’aumento globale di consumi di prodotti animali: la FAO stima infatti che entro quarant’anni i consumi di prodotti animali raddoppieranno.

 

Considerando che, per approssimazione, a tale aumento di consumi corrisponderà il raddoppiamento degli insediamenti di allevamenti intensivi, è facile intuire il drammatico impatto sul Pianeta: “la Terra collasserà. Per mancanza di risorse (terreni e risorse idriche) e per l’inquinamento prodotto dagli allevamenti, già da ora allarmante”, prosegue Paola Segurini, del settore Vegetarismo della LAV.

 

Gli studi della FAO, infatti, dimostrano che, anche se nei Paesi occidentali i consumi di prodotti animali sono pressoché statici o in lieve flessione, nelle economie emergenti, invece, (Cina, India e Brasile)  i consumi stanno aumentando a livello globale, imitando il modello alimentare occidentale.

 

Assocarni, invece, non sembra tener conto che le problematiche dei cambiamenti climatici non possono essere considerate a livello locale, ma solo globale, in cui ognuno fa la sua parte: le posizioni di difesa della zootecnia italiana risultano sotto questo aspetto sintomo di una miopia civile e ambientale, “ancor più se si considerano proprio i dati di aumento di consumo di carne pro capite (92 kg annui) citati da Assocarni”, aggiunge Roberta Bartocci.

 

Secondo il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), come sottolineato in un recentissimo report, il problema dei cambiamenti climatici risulta essere una delle principali cause di pressione ambientale e di rischio per la salute umana a livello globale.

Da alcuni studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (studio GBD, Global Burden Disease) e dallo studio MA (Millennium Ecosystem Assessment), citati nel report UNEP, emerge che la modifica degli habitat (soprattutto per far posto a pascoli e colture foraggere), insieme ai mutamenti climatici rappresentano l’87% delle pressioni cui gli ecosistemi sono sottoposti, e i soli mutamenti climatici rappresentano il 68% dell’impatto sulla salute umana.

 

Gli allevamenti intensivi sono a loro volta una delle cause principali sia dei mutamenti climatici che delle modifiche degli habitat. Il report arriva alla conclusione che l’unica misura praticabile, oltre che immediata e a costo zero, è quella di ridurre il consumo di prodotti animali, sostenendo addirittura un’alimentazione interamente vegetale.

 

E’ fondamentale, quindi, offrire un modello nuovo di consumo alimentareprosegue Paola Seguriniper questo chiediamo alle istituzioni italiane di attuare delle politiche di educazione alimentare e ambientale volte alla riduzione dei consumi di prodotti animali, riduzione fondamentale per contribuire a ridurre le emissioni di GHG, ma soprattutto per creare una nuova coscienza e dare la possibilità a tutte le popolazioni di accedere al cibo salvaguardando il pianeta”.

 

Miglioramento dell’efficienza produttiva, biogas e altre soluzioni conservative non sono che palliativi senza una politica strategica globale di cambiamento dei consumi: questa la riflessione che la LAV propone alle istituzioni, mentre Assocarni sembra preoccupata solo di preservare gli interessi dei suoi associati, incurante delle emergenze ambientali e della salvaguardia del benessere animale.

 

25.06.2010

Ufficio stampa LAV 06.4461325 – 329.0398535

www.lav.itwww.cambiamenu.it

 

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