Comunicato LAV. FUR-FREE FRIDAY. NON ESSERE COMPLICE DELLA MORTE DI MILIONI DI ANIMALI. : IN ITALIA DONNE IN PELLICCIA PIU' CHE DIMEZZATE (2,6 MLN CONTRO GLI 8 MLN DEL 2002) MA BOOM DI INSERTI IN PELLICCIA

NON ESSERE COMPLICE DELLA MORTE DI MILIONI DI ANIMALI.: IN ITALIA DONNE IN PELLICCIA PIU' CHE DIMEZZATE (2,6 MLN CONTRO GLI 8 MLN DEL 2002) MA BOOM DI INSERTI IN PELLICCIA Comunicato stampa LAV 26 novembre 2010 FUR-FREE FRIDAY.

26/nov/2010 16.49.55 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV 26 novembre 2010

FUR-FREE FRIDAY. NON ESSERE COMPLICE DELLA MORTE DI MILIONI DI ANIMALI.

LAV: IN ITALIA DONNE IN PELLICCIA PIU’ CHE DIMEZZATE (2,6 MLN CONTRO GLI 8 MLN DEL 2002) MA BOOM DI INSERTI IN PELLICCIA

 

LAV aderisce al Fur-Free Friday, un evento annuale, promosso da associazioni animaliste americane e che si svolge il venerdì successivo al giorno del Ringraziamento.

Si tratta di una iniziativa che si propone di sensibilizzare le persone sugli orrori subiti dagli animali da pelliccia; organizzata originariamente nel 1986 da attivisti impegnati contro lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce, il Fur-Free Friday è oggi celebrato da tutto il movimento mondiale per i diritti degli animali. 


La LAV nel ricordare in questa giornata i milioni di animali che soffrono e muoiono ogni anno per la discutibile “moda” della pelliccia, diffonde i dati del declino di un mercato insostenibile e che sempre più consumatori ripudiano.


Nonostante gli sforzi profusi dal settore della pellicceria nel presentare ancora nelle ultime sfilate di moda la pelliccia come un prodotto desiderabile, in realtà negli ultimi anni si registra una forte inversione di tendenza; i cittadini-consumatori, soprattutto i giovani, sono sempre più informati sulla sofferenza subita dagli animali utilizzati per la produzione di pellicce e per questo rifiutano di acquistare simili prodotti.

Nel 2009, il consumo di pellicceria ha rappresentato solo il 2,6% del consumo totale di abbigliamento in Italia, il livello più basso degli ultimi 5 anni (nel 2005 era al 3,1%), ma è diminuito del 22% (contro il -10% dell’abbigliamento).

Per quanto riguarda il canale distributivo, la vendita nei negozi moda (monomarca e plurimarca) si è posizionata al 62%; ma è diminuita ancora l’incidenza degli specialisti di pellicceria (dal 29% del 2008 al 28% del 2009) così come quella della grande distribuzione (dall’11% al 10%)[1].


Oggi in Italia le donne che dichiarano di indossare una pelliccia sono diminuite dagli 8 milioni del 2002 a 2,6milioni,
e si tratta di donne che per il 47%  hanno una età maggiore di 65 anni ed un livello di istruzione basso (il 60% ha solo la licenza media inferiore)[2].

 

Tuttavia, a fronte di un mercato in continuo declino, sono sempre milioni gli animali appositamente allevati per la produzione di pellicce; gli oltre 7.000 allevamenti europei hanno rappresentato nel 2009:

- il 64,7% della produzione mondiale di pellicce di visone (oltre 30 milioni di animali);

- il 55,6% della produzione mondiale di pellicce di volpi (oltre i 2 milioni di animali)[3].

 

Oltre alle pellicce considerate "pregiate", l’industria della pellicceria si è ormai orientata verso un mercato di massa rivolto ai giovani (non solo nell'abbigliamento femminile, ma anche maschile e bambina/o), utilizzando i famigerati "inserti in pelliccia": bordature di pelo di procioni, cincillà, opossum, conigli (questi ultimi non sempre derivati come sottoprodotti dell’industria della carne, bensì appositamente allevati) e brandelli di molte altre specie animali sono inserite ovunque, dai colli dei giacconi ai polsini, dalle calzature alle borse, dai cappelli ai paraorecchie,  e altro tipo di accessori e oggettistica.

 

Se nel 2009 le vendite della “classica” pelliccia lunga sono scese al 14% del totale del consumo di pellicceria, quelle di inserti e accessori in pelliccia hanno rappresentato il 28% e si stima che nel 2010, questo settore possa crescere.

 

La LAV si rivolge ai giovani e a tutti i consumatori, ricordando che: "Un indumento con una sola piccola parte in pelliccia animale, nasconde sempre una grande sofferenza. Preferisci prodotti che non comportano la morte di alcun animale e comunica la tua scelta al rivenditore. Il mercato offre prodotti alternativi. Non essere complice della morte di milioni di animali".

 

www.nonlosapevo.com

 26.11.2010

Ufficio stampa LAV 06 4461325 – 339 1742586 www.lav.it

 

 

 

 



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[1] Fonte: AIP - Associazione Italiana Pellicceria (dal sito www.aip.it )

[2] Fonte: LAV

[3] Fonte: EFBA - European Fur Breeders’ Association (dal sito www.efba.eu )



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