La plastica del nuovo millennio: Il "PLA" dal mais e non dal petrolio...

22/lug/2005 11.28.01 Quibio.it Contatta l'autore

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La plastica del nuovo millennio

Indistinguibile dalle materie plastiche che derivano dal petrolio, l'acido polilattico e'  la plastica del futuro. Simile nelle prestazioni ma completamente diversa per quanto riguarda la sua origine, questa plastica si produce a partire dal mais e non dal petrolio. Per fare questo si utilizzano tecnologie antiche e sicure come la fermentazione e la distillazione. Quello che fermenta e' lo zucchero contenuto nel mais. Dalla fermentazione si ottiene l'acido lattico, una sostanza naturale che si trova comunemente anche nel corpo umano. La distillazione serve invece a separare l'acido lattico dai sottoprodotti di fermentazione. Successivamente in un reattore di polimerizzazione con l'ausilio di energia e temperatura a partire dall'acido lattico si ottiene l'acido polilattico conosciuto con la sigla PLA. Il carbonio contenuto nell'acido polilattico e prima ancora nel mais non deriva pertanto dal petrolio ma dall'anidride carbonica che e' presente in atmosfera e che viene fissata dalle piante attraverso il processo di fotosintesi. Si utilizza quindi una materia prima

rinnovabile e non ad esaurimento come il petrolio. L'acido polilattico e' una molecola conosciuta dalla fine del secolo scorso. I ricercatori della Cargill hanno rilanciato il suo utilizzo puntando ad applicazioni come le fibre tessili ed il packaging. Per soddisfare le crescenti richieste del mercato, la Cargill e la Dow, insieme, hanno finanziato con circa 300 milioni di dollari un nuovo impianto di produzione che ha la capacità di 140,000 tonnellate. Avrete probabilmente letto sui giornali gli articoli apparsi nel corso del 2000 in merito a questa iniziativa della Cargill e della Dow ed in merito alle caratteristiche innovatine di questo materiale. L'acido polilattico prodotto negli impianti Cargill Dow viene commercializzato con il marchio NatureWorks*. La Cargill Dow e' stata fondata nel 1997. Si tratta di una joint venture 50/50 tra Cargill e Dow. Il suo primo scopo e' stato di finanziare questo ambizioso ed avveniristico progetto, il suo futuro e' concentrato nello sviluppo e nella commercializzazione di questo sorprendente ed unico materiale. Per quanto riguarda la compostabilità

 i test eseguiti su campioni commerciali (vaschette, sacchetti o coppette) realizzati in acido polilattico e nelle corrette condizioni di temperatura ed umidità hanno dimostrato che questo materiale si riesce a compostare in 47 giorni.
Si tratta dunque di un materiale che ha un ecobilancio positivo rispetto ai polimeri prodotti a partire dal petrolio.
Sino ad oggi le due applicazioni principali che sono state sviluppate nell'imballaggio sono:
- I film bioorientati che hanno caratteristiche simili ai film di PET e di celophan, sono stampabili (etichette o sacchettame) ed hanno una eccellente barriera agli aromi ed ai grassi (rivestimento di carta e cartone).
- Le lastre per termoformatura e per la conservazione di prodotti alimentari come lo yogurt, la cioccolata, i biscotti, le verdure ed i cibi freschi in generale oppure per contenere prodotti non alimentari come batterie, cosmetici, accessori telefonici, e molti altri. Un secondo e non secondario vantaggio in termini ambientali e' la compostabilita'. 

22/07/2005 fonte http://www.cargill.it/

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