Giornalista, aiutami ...

12/dic/2010 18.21.41 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Giornalista, aiutami a sollecitare le Istituzioni affinchè intervengano per tutelare salute e ambiente in una vicenda di inquinamento da eternit che, tra inadempienze e lungaggini giudiziarie, non vede soluzione e così, da più di un decennio, una comunità residenziale della Marsica, ubicata tra Oricola e Carsoli (AQ),  è continuativamente esposta a microfibre di amianto in aerodispersione.

Ti prego perciò di esortare

la Pubblica Amministrazione 

all’esercizio dei poteri sostitutivi,

come previsto dalle Ordinanze Sindacali del Comune di Oricola, dalle leggi vigenti, in nome dei principi di rispetto ambientale e sanitario in cui credono tutti coloro che ritengono di avere diritto a respirare aria senza amianto e in virtù del fatto che l’osservanza dei principi medesimi significa sempre un risparmio di vite e oneri sociali.

Nella fattispecie ti chiedo di invitare

 

Comune di Oricola        

Piazza Livio Laurenti

67063 Oricola (AQ)                 

comuneoricola@tiscalinet.it

                            

Regione Abruzzo

Direzione Parchi, Territorio, Ambiente ed Energia

Servizio Gestione rifiuti

Via Passolanciano n° 75

65124 Pescara

tf.autambientale@regione.abruzzo.it

 

Provincia di l’Aquila

Settore Politiche Ambientali

Via Filomusi Guelfi n° 8

67100 l’Aquila

provincia@provincia.laquila.it

 

ad attivarsi con somma urgenza per l’esercizio dei poteri sostitutivi al fine di porre in essere tutte le misure di sicurezza, gli interventi di rimozione delle sostanze nocive, il loro corretto smaltimento e le opere di bonifica del territorio.

Ti ringrazio e saluto cordialmente.

 

 

Lo stato dell'arte della vicenda  

ORICOLA. I diecimila metri quadri di eternit ed altri rifiuti pericolosi dell’ex Fornace Corvaia in Oricola (AQ) giacciono ancora lì, a poche decine di metri dal centro abitato, fissi e immobili  per un verso quanto traballanti e volatili per l’altro; l’amianto non è stato ancora bonificato e i cittadini, che inevitabilmente ne fanno le spese, invocano sempre più l’intervento della Pubblica Amministrazione.

 

La sentenza del procedimento giudiziario del Tribunale di Avezzano che nel settembre 2009 condannava la proprietà del sito è stata infatti impugnata ed il procedimento penale, esperito il primo grado di giudizio, ora pende innanzi alla Corte d’Appello dell’Aquila.

Insomma, tutto fermo e di là da venire gli auspicati quanto urgenti interventi di tutela sanitaria e ambientale. Stante poi che il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio e che dopo le attese burocratiche ultradecennali susseguenti a denunce dei cittadini e degli organi d’informazione, esami e analisi di ASL e ARTA, Ordinanze del Comune, esortazioni di Protezione Civile, Prefettura, Regione e Provincia dell’Aquila, sequestro penale del sito e denuncia per reati ambientali, sentenza di condanna, confisca e successiva vendita all’asta del sito stesso e considerato che, infine, gli accertamenti stabiliti dalla Procura per verificare se ci siano stati o meno in questi anni conseguenze sulla salute degli abitanti della zona, si capisce che per ottenere la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, la bonifica, ecc. occorrerà ancora ragionevolmente attendere una sentenza che passi in giudicato salvo poi patire ulteriori proroghe e rinvii.

 

Da ciò consegue che le legittime aspettative di chi ha subìto e continua a subìre sulla propria pelle gli effetti della contaminazione amiantifera, saranno soddisfatte (forse) solo alla fine di un ulteriore, lungo e temporalmente non stimabile iter giudiziario.

Questo scenario è francamente inaccettabile da parte di cittadini che vivono a fianco del sito avvelenato: si ritiene che, indipendentemente dai tempi e dalle risultanze dei futuri passaggi giudiziari, si debba intervenire oggi e subito per la rimozione dei materiali cancerogeni e per la protezione delle persone.

L’appello ed il sollecito sono appunto dai residenti rivolti alle Istituzioni perché orientino la conclusione di questa vicenda verso l’unica soluzione praticabile e cioè quella che passa per l’esercizio dei poteri sostitutivi da parte della Pubblica Amministrazione.

 

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