Comunicato LAV. PELLICCE: GARANTE PER L'ETICA PUBBLICITARIA DEL BELGIO DICHIARA "INGANNEVOLE" LA PUBBLICITA' DELL'EFBA-ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ALLEVATORI DI ANIMALI DA PELLICCIA, CHE PRESENTA LA PELLICCIA ANIMALE COME PRODOTTO ECOLOGICO

PELLICCE: GARANTE PER L'ETICA PUBBLICITARIA DEL BELGIO DICHIARA "INGANNEVOLE" LA PUBBLICITA' DELL'EFBA-ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ALLEVATORI DI ANIMALI DA PELLICCIA, CHE PRESENTA LA PELLICCIA ANIMALE COME PRODOTTO ECOLOGICO.

01/apr/2011 10.41.50 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV 1 aprile 2011

 

PELLICCE: GARANTE PER L’ETICA PUBBLICITARIA DEL BELGIO DICHIARA “INGANNEVOLE” LA PUBBLICITA’ DELL’EFBA-ASSOCIAZIONE EUROPEA DEGLI ALLEVATORI DI ANIMALI DA PELLICCIA, CHE PRESENTA LA PELLICCIA ANIMALE COME PRODOTTO ECOLOGICO

Lo scorso 24 marzo la Jury d'Ethique Publicitaire (JEP) ha dichiarato ingannevole la pubblicità che la European Fur Breeders’ Association (EFBA) ha pubblicato su Parliament Magazine, rivista che illustra le attività delle istituzioni europee, disponendo all'inserzionista di modificare la pubblicità o in alternativa di ritirarla definitivamente.

L’Autorità garante ha ritenuto ingannevole la pubblicità EFBA intitolata: "Perché è eco-friendly indossare una pelliccia” con la motivazione che “l'affermazione "eco-friendly" è una dichiarazione assoluta che indica implicitamente che il prodotto non ha alcun impatto ambientale in ogni fase del suo ciclo di vita, cosa che in realtà non è il caso della pelliccia animale (in quanto questo prodotto ha un impatto negativo sull'ambiente)”.

 

La denuncia al Garante dell’Etica Pubblicitaria era stata presentata, a seguito della pubblicazione della campagna pubblicitaria EFBA sul Parliament Magazine del 7 marzo scorso, dall’associazione belga GAIA (Global Action in the Interest of Animal) componente, insieme alla LAV, della Fur Free Alliance la coalizione internazionale che riunisce circa 40 associazioni animaliste impegnate nella lotta contro lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce.

 

L’Autorità garante belga  ha quindi ritenuto ingannevole per il consumatore il messaggio pubblicitario divulgato dalla EFBA, confermando che la produzione di pelliccia animale ha un impatto negativo sull'ambiente. Secondo la JEP, il fatto che l’EFBA abbia cercato di attribuire una etichetta “green” alla pelliccia animale ha integrato la violazione degli articoli 1, 3 e 7 del Codice della Pubblicità Ambientale e dell’articolo E1 del Codice della Camera di Commercio Internazionale.

 

L’industria della pellicceria, pur di commercializzare prodotti che i consumatori cercano da tempo di evitare, sta utilizzando strategie di comunicazione ingannevoli che, avvalendosi anche di un vuoto normativo per cui non è oggi obbligatorio etichettare le pellicce per quello che sono, porta i consumatori ad adottare scelte non informate e, come nel caso della pubblicità EFBA, fuorviate da false dichiarazioni”, afferma Simone Pavesi, responsabile LAV settore Pellicce.

 

La pelliccia animale, oltre a non essere un prodotto etico, in quanto comporta lo sfruttamento e la morte di milioni di animali, non è nemmeno un prodotto ecologico, sostenibile e responsabile. La pronuncia dell’Autorità Garante della Pubblicità ha quindi rimarcato ancora di più quanto la pelliccia animale non abbia nulla di naturale”, conclude Pavesi.

Un recente studio diffuso in Italia dalla LAV (The environmental impact of the fur production) ha rilevato che sono necessarie 11,4 pelli di visone per produrre 1kg di pelliccia, quindi più di 11 animali e considerato che un singolo visone necessita di circa 50kg di cibo durante la sua breve vita, occorrono ben 563kg di cibo per la produzione di un solo chilo di pelliccia. I risultati dello studio LCA (Life Cycle Assessment) dimostrano che la produzione di un chilo di pelliccia animale (visone) determina un maggiore impatto per 17 su 18 effetti ambientali presi in esame, tra i quali il cambiamento climatico, l’eutrofizzazione e le emissioni tossiche, rispetto alla produzione di un chilogrammo di altri prodotti tessili quali cotone, acrilico, poliestere (riciclato e vergine) e lana (consulta l’intero studio LCA).

01 aprile 2011

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