DIFENDERSI DALL’AMIANTO - PRIMA PARTE

23/giu/2011 15.37.23 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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DIFENDERSI DALL’AMIANTO

LE COSE DA SAPERE: PRIMA PARTE

 

 


Poche semplici cose da sapere:

§ Dal 1992 in Italia è vietato l’impiego dell’amianto e dei suoi composti

§ Non vi è alcun obbligo di legge di rimuovere amianto se ben conservato

§ In caso contrario la legge impone interventi di messa in sicurezza

§ La presenza, sicura o dubbia, d’amianto nocivo va segnalata (ASL-ARTA-Comune)

§ L’amianto diviene pericoloso se danneggiato e degradato

§ L’amianto, se deteriorato, viene liberato e diffuso in microfibre nell’aria

§ Gli interventi del tipo “fai da te” sono proibiti e pericolosi

§ Operazioni vietate sull’amianto: taglio, smerigliatura, perforazione, fuoco …

§ Sono pure proibite manipolazioni, rimozioni, rotture, segregazioni

§ Le polveri d’amianto sono molto nocive, specialmente se respirate

§ Le particelle d’amianto contaminano aria, terra e acque

§ La contaminazione può propagarsi anche a distanze notevoli

§ Bastano pochi contatti con l’amianto per ammalarsi gravemente

§ Le malattie possono svilupparsi anche decine d’anni dopo i primi contatti

§ Il mancato rispetto delle norme di sicurezza espone a sanzioni civili e penali

DaciaForceOne@gmail.com 


PER SAPERNE DI PIU’

 

IL PERICOLO PER LA SALUTE UMANA

Sono passati quindici anni da quando l’amianto è stato bandito in Italia ma l’emergenza dovuta all’uso massiccio e, forse, scriteriato di questo materiale altamente nocivo per la nostra salute non è finita. Anzi, secondo gli esperti, il peggio deve ancora arrivare. Il picco di casi di mesotelioma, il tumore maligno a lunga incubazione provocato dall’amianto, si raggiungerà nel 2015.

E il peggio è che non si ammalano solo gli operai che per anni hanno lavorato nelle fabbriche di amianto; l’Eternit di Casale Monferrato e la Fibronit di Bari sono le più grandi e tristemente famose. Se l’asbestosi, la malattia professionale tipica della categoria, richiede lunghe esposizioni a dosi massicce di fibre di amianto, chiamato anche asbesto, e dunque colpisce solo chi lavora quotidianamente a contatto con esso, bastano sporadici contatti con l’amianto, poche fibre insediate in profondità nei polmoni, per provocare malattie anche più gravi, carcinomi e mesoteliomi, aggressivi tumori ai polmoni e alla pleura (la membrana che ricopre i polmoni). Tumori subdoli, specialmente il mesotelioma, perché si sviluppa trenta o quarant’anni dopo che le fibre sono entrate nell’organismo, quando ormai ci si è quasi dimenticati di aver avuto a che fare con quel materiale. Per questo, solo adesso, anche se l’amianto non si usa più, si iniziano a vedere le vere conseguenze della sua diffusione: sono passati trent’anni dal periodo di massima produzione, e le fibre insediate nei polmoni delle persone esposte hanno iniziato a rivelarsi. Bambini che trent’anni fa correvano nei cortili pieni di pezzi di eternit, il cemento-amianto, sono diventati uomini malati. E non si tratta di pochi casi isolati. Secondo i dati dell’Associazione italiana esposti amianto, Aiea, si contano 4000 decessi all’anno a causa dell’asbesto. Un dato destinato a crescere.

DOVE SI TROVA

Il termine amianto indica in realtà sei diversi minerali fibrosi, con caratteristiche simili, come una grande resistenza al fuoco e alla trazione. Le miniere di amianto si trovano un po’ in tutto il mondo, e in alcuni Paesi, il Canada in testa, sono ancora attive.

Mescolando le sue fibre con cemento, cartone, plastiche o anche vernici, si ottengono materiali leggeri, resistenti e ignifughi. Non solo, le sue fibre possono addirittura essere tessute in abiti, corde, coperte e tendaggi antincendio. È un materiale dalle caratteristiche straordinarie, ed è molto economico, per questo è stato usato in migliaia di applicazioni diverse. Per quasi un secolo l’amianto è stato un materiale di uso comune, come il cemento o l’acciaio, e nessuno si preoccupava di registrarne le singole applicazioni. Ogni volta che era necessario aumentare la resistenza al calore o all’abrasione di un materiale si ricorreva alle fibre di amianto. La maggior parte degli edifici costruiti prima della fine degli anni Ottanta erano pieni di amianto, usato per gli elementi strutturali, come copertura o come isolante termico o acustico.

Secondo gli esperti sono almeno 3000 le differenti applicazioni commerciali dell’asbesto. Troppe per conoscerle tutte, ed evitarle quando le incontriamo nella nostra vita quotidiana.

Le famose coperture in eternit, i tetti grigi di lastre ondulate tipici dei capannoni industriali, sono la più conosciuta ed evidente delle applicazioni dell’amianto, ma non la più pericolosa finchè esse sono integre.

Ogni condominio, fabbrica o grattacielo ha pareti, colonne e soffitti che possono essere ricoperti da asbesto. Nei vani degli ascensori e nei locali caldaie era spruzzato sui muri per renderli resistenti alle fiamme. Le canne fumarie erano costruite in cemento-amianto per la sua resistenza al calore. Per lo stesso motivo i pilastri e le travi di cemento e acciaio che costituiscono lo scheletro dei palazzi erano ricoperti da asbesto spruzzato. L’amianto era il materiale standard da utilizzare ovunque servisse una protezione dal calore, e non solo in edilizia. Già gli antichi romani usavano le sue fibre per tessere mantelli a prova di fuoco, e fino a qualche tempo fa i pompieri avevano in dotazione tute d’amianto. Con lo stesso procedimento sono stati creati sipari e tendaggi ignifughi per i teatri, e anche corde resistenti al fuoco. All’interno di stufe, caldaie o anche semplici phon si trovavano guarnizioni di asbesto. E i treni? Vere e proprie miniere di amianto mobili: usato come materiale antincendio nelle carrozze, ma anche nelle pastiglie dei freni. Nelle gallerie delle metropolitane le pareti erano completamente ricoperte da questo materiale, spruzzato ovunque per proteggere le pareti in caso di incendio. Le rocce di amianto sono anche state utilizzate grezze per costruire migliaia di chilometri di massicciata ferroviaria per i treni, ma anche per le metropolitane e i tram. E l’amianto ha sempre svolto bene il suo compito.


 QUANTO CE N'E'
Nessuno sa con esattezza quanto amianto ci sia in Italia. Il Ministero dell’Ambiente parla di diversi milioni di tonnellate di materiali compatti contenenti amianto e molte tonnellate di amianto friabile, il più pericoloso. Ma quanto dell’amianto ancora in giro rappresenta un pericolo per la popolazione? Il materiale è nocivo, e molto, solo se viene respirato. Dove si trova l’amianto friabile, quello cioè che libera facilmente le sue fibre nell’aria? Le Regioni hanno iniziato a fare le mappe dell’asbesto nei loro territori, ma i censimenti sono molto complicati e vanno per le lunghe. Il personale specializzato deve andare edificio per edificio a verificare se c’è amianto, rispondendo a segnalazioni dei cittadini. Un lavoro immane.


DOBBIAMO AVERE PAURA?  

Siamo dunque in costante pericolo? Dobbiamo avere paura? L’amianto suscita emozioni contrastanti: terrore o indifferenza. Il giusto atteggiamento, ovviamente, sta in mezzo. In certi casi, dobbiamo imparare a convivere con l’amianto, per esempio, un pavimento in vinil-amianto o una parete di cemento-amianto in buono stato, se non vengono raschiati è poco probabile che ci facciano male. Ma se usiamo una sega elettrica per aprire una porta in quella parete, allora ci riempiamo i polmoni di fibre tossiche. Bisogna sapere dov’è l’amianto e comportarsi di conseguenza. Le tecniche di bonifica permettono di eliminare l’amianto realmente pericoloso o tenere sotto controllo quello che invece non è una fonte di rischio. Ma il primo passo per attivare un intervento di bonifica spetta a ciascuno di noi: se ci imbattiamo in un muro ricoperto di amianto che si sgretola, o in una tettoia di eternit rovinata è meglio segnalarla immediatamente alla Asl locale.


Fonte www.inquinamento.com


 


 

Link di lettura su Comunicati.net del documento di prosecuzione Difendersi dall'amianto - Le cose da sapere: seconda parte.

 

  

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