Comunicato LAV. FAUNA SELVATICA: COMMISSIONE PARLAMENTARE PRESENTA INDAGINE SUI DANNI A COLTURE AGRICOLE. LAV: SISTEMA FUORVIANTE, NON SI POSSONO VALUTARE I DANNI SULLA BASE DEL LORO VALORE ECONOMICO

FAUNA SELVATICA: COMMISSIONE PARLAMENTARE PRESENTA INDAGINE SUI DANNI A COLTURE AGRICOLE.

Persone Maria Falvo Responsabile, Massimo Vitturi
Luoghi Roma, Europa dell'Est, Regina Margherita
Organizzazioni Commissione Agricoltura, Camera dei deputati, LAV
Argomenti economia, zoologia, agricoltura, commercio

Allegati

26/lug/2011 18.07.48 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV

 

FAUNA SELVATICA: COMMISSIONE PARLAMENTARE PRESENTA INDAGINE SUI DANNI A COLTURE AGRICOLE.

LAV: SISTEMA FUORVIANTE, NON SI POSSONO VALUTARE I DANNI SULLA BASE DEL LORO VALORE ECONOMICO

 

E’ stata presentata questa mattina alla Camera dei Deputati l’indagine svolta dalla Commissione Agricoltura sui danni prodotti alle coltivazioni ed imputati agli animali selvatici, che individua i responsabili tra i cinghiali, gli storni e le nutrie.

 

“Passano gli anni ma non cambia la vecchia abitudine di far ricadere le responsabilità della cattiva gestione del territorio sugli animali selvatici commenta Massimo Vitturi, responsabile LAV settore Caccia e Fauna selvaticama il sistema utilizzato per valutare i danni causati dagli animali selvatici è fuorviante. La variazione annuale, e quindi l’eventuale incremento dei danni, infatti, viene accertata unicamente sulla base dei contributi regionali versati per rifondere i danni patiti dagli agricoltori”.

 

Tale sistema non tiene conto, quindi, delle fluttuazioni di mercato dei prodotti agricoli, producendo, di fatto, dati interpretabili. Se dicessimo che il valore dei danni alle colture cerealicole nel periodo 2005-2009 è aumentato del 44%, non confermeremmo automaticamente che c’è stato un aumento della quantità di danni, ma più precisamente un incremento dovuto all’aumento dei prezzi alla produzione (fonte dati ISMEA – elaborazione LAV). Identico discorso può essere applicato ai foraggi, che nel quinquennio indicato hanno subito un incremento di costo pari al 38%.

 

Il dato interessante che emerge dall’indagine svolta dalla Commissione Parlamentare, riguarda invece l’evidenza che l’aumento della presenza dei cinghiali sul territorio è dovuta principalmente alle immissioni a scopo venatorio – cioè ad uso e consumo dei cacciatori – che si protraggono dagli anni ’50. Da allora sono stati immessi migliaia di animali importati dall’Est Europa, molto più prolifici e pesanti, che si sono rapidamente imposti sui cinghiali autoctoni, al punto che oramai il tipico cinghiale maremmano è praticamente scomparso.

 

E’ chiaro quindi che se l’incremento della presenza dei cinghiali sul nostro territorio è responsabilità dei cacciatori, anche la crescita dei danni prodotti all’agricoltura è da imputare agli stessi cacciatori.prosegue VitturiDeduzione che viene ulteriormente rafforzata dal fatto che quasi il 15% dei danni imputabili alla fauna selvatica (fonte Conferenza Stato-Regioni), pagati dalle amministrazioni a livello nazionale, è dovuto alle lepri ed ai fagiani, animali allevati al solo scopo di essere liberati in campagna durante la stagione venatoria, per fare sfogare la passione sanguinaria dei cacciatori”.

 

Anche le nutrie vengono indicate tra gli animali maggiormente responsabili dei danni procurati all’agricoltura, dimenticando, in questo caso, la responsabilità di coloro che li allevavano per fornire pelli all’industria della pellicceria e che negli anni ’80 ne liberarono in numero impressionante sul territorio perché non più interessanti a tale attività.

 

E’ evidente, quindi, la necessità di individuare i veri responsabili della situazione venutasi a creare sul territorio, facendo ricadere su di loro anche le implicazioni economiche della pessima gestione faunistica del territorio.

 

Bene farebbe il legislatore, infine, a predisporre un provvedimento che vieti definitivamente l’introduzione nel nostro Paese di animali alloctoni, anziché annunciare una generica “strategia nazionale di gestione del cinghiale”, conclude Vitturi.

 

26 luglio 2011

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Maria Falvo
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