Comunicato LAV. RECEPIMENTO DIRETTIVA EUROPEA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI. ALLA CAMERA INIZIATIVA UNITARIA DELLE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE SU EMENDAMENTO MIGLIORATIVO. COSI' STOP A GREEN HILL E CON METODI ALTERNATIVI PIU' POSTI DI LAVORO PER RICERCATOR

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01/feb/2012 09.57.49 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa 1 febbraio 2012

 

RECEPIMENTO DIRETTIVA EUROPEA SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI.

ALLA CAMERA INIZIATIVA UNITARIA DELLE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE SU EMENDAMENTO MIGLIORATIVO. COSI’ STOP A GREEN HILL E CON METODI ALTERNATIVI PIU’ POSTI DI LAVORO PER RICERCATORI


Il 2012 è  l’anno decisivo per i cambiamenti legislativi che normano l’uso degli animali in ambito sperimentale, oltre 850mila ancora ogni anno in oltre 600 laboratori pubblici e privati solo in Italia secondo i dati ufficiali, ed entro il prossimo 10 novembre il Governo dovrà recepire, come gli altri 26 Paesi dell’Unione Europea, la direttiva 2010/63. Questo atto cancellerà la precedente direttiva n.609 del 1986 e il relativo Decreto Legislativo 116 del 1992.
Dopo le polemiche di oltre un anno fa sulla possibilità di uso di cani e gatti randagi, nel pieno della battaglia per la chiusura dell’allevamento di cani beagle “Green Hill”, ora c’è un’occasione unica che non si può perdere, per ottenere un testo di legge che, nonostante i penosi limiti votati a Bruxelles, sia almeno nel nostro Paese più restrittivo nel ricorso al “modello animale” e che implementi concretamente la diffusione e l’affermazione dei metodi alternativi fornendo così peraltro posti di lavoro puliti e duraturi con un’attrazione di ricercatori italiani e stranieri.

Nell’esame in corso in queste settimane alla Camera dei Deputati della “Legge Comunitaria 2011” è stato approvato un emendamento prima dalla Commissione Affari Sociali e poi dalla Commissione politiche UE che approvandolo lo hanno giudicato con i relativi Ministeri che si sono espressi  a favore, fattibile e compatibile con il diritto comunitario e fissa i criteri vincolanti di recepimento della direttiva che il Governo dovrà rispettare nella stesura e nell’approvazione del testo di Decreto Legislativo che dovrà vedere la luce prima del novembre prossimo. Si tratta dell’articolo 16 del testo al voto dell’Aula di Montecitorio in questa settimana.

L’iniziativa di oggi, Ricerca: l’Italia non perda il treno per una scienza sicura e senza animali. I principi e i criteri direttivi per l'attuazione della direttiva europea copromossa a Roma presso la Sala delle Colonne della Camera dalle associazioni animaliste e per la ricerca Enpa, I-Care, LAV, Leidaa, Lega difesa del cane, Limav e Oipa, è a sostegno di tale emendamento - pur con i suoi limiti - e in favore degli annunciati miglioramenti con nuove proposte parlamentari presentate, affinché non venga persa l’opportunità della sua approvazione e non vi sia un recepimento-fotocopia del famigerato testo europeo: un rischio tangibile che si sta invece diffondendo a macchia d’olio negli altri Stati.

 

La chiusura di Green Hill, il divieto di alcune forme di sperimentazione sugli animali, l’incentivazione dei metodi alternativi, possono essere una realtà – ha detto Massimo Comparotto, presidente Oipa Italia si tratterebbe di concreti passi in avanti, con nostro obiettivo l’abolizione della vivisezione, per controbilanciare i nefasti effetti della direttiva approvata a Bruxelles un anno e mezzo fa e che l’Italia deve recepire, volente o nolente, entro il novembre prossimo”.


“La sperimentazione animale è una pratica sempre più osteggiata sia dalla parte scientifica che dall’opinione pubblica. Mai come negli ultimi mesi le proteste contro l’utilizzo di animali nella ricerca hanno preso eco nei media e nella popolazione – ha detto Carla Rocchi, presidente Enpa - l’Italia ha la possibilità concreta di dare voce ai cittadini che rappresenta votando a favore di questo emendamento che darà modo di tutelare tutte le cavie nell’ottica di raggiungere il traguardo di una ricerca senza animali.”

Chi contrasta questo emendamento è chi vuole, di fatto, continuare a fare di tutto, su tutti gli animali, e continuare a tenere aperti allevamenti come quello di Green Hill in Lombardia. Questo è il miglior risultato ad oggi ottenibile dalla politica italiana - ha detto Gianluca Felicetti, presidente LAV -  ringraziamo quindi i deputati che contro la politica del “tanto peggio tanto meglio” stanno riuscendo a ottenere un importante risultato che ora andrà confermato dall’Aula di Montecitorio e sarà un positivo esempio da seguire per tutti gli altri Paesi come dimostrano normative di tutela degli animali in altri campi,altro che delocalizzazione questa è costruzione di un futuro migliore. Per l’utilizzazione dei randagi, infine, l’Italia ha già in vigore il divieto del loro utilizzo, contenuto fin dal 1991 nella Legge 281 su cani e gatti che andrà notificato a Bruxelles per poter continuare ad essere vigente in Italia, un atto questo che consideriamo scontato”.

Al convegno è intervenuto anche il prof. Eugenio Picozza,ordinario di diritto amministrativo presso la Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma. Il prof. Picozza “ritiene compatibile l’emendamento che detta i criteri e i vincoli di recepimento, con il diritto comunitario, adeguatamente giustificato e motivato alla stregua di quanto richiesto in proposito dalla giurisprudenza costante della Corte di Giustizia della Unione Europea, soprattutto in ordine al cosiddetto test di proporzionalità delle misure invocate”. Il relatore ha osservato che “la Corte di Giustizia nelle proprie sentenze denota una notevole sensibilità in ordine ai temi della protezione del benessere e della salute degli animali e ha citato le sentenze più rilevanti in proposito”.

 

SEGUE SCHEDA: “COSA CAMBIEREBBE IN CASO DI APPROVAZIONE DEFINITIVA DELL’EMENDAMENTO GIA’ FATTO PROPRIO DA DUE COMMISSIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI COSA IL GOVERNO SAREBBE OBBLIGATO A TRASFORMARE IN LEGGE NEL RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2010/63/UE”

DISPONIBILE ABSTRACT RELAZIONE PROF. EUGENIO PICOZZA, ordinario di diritto amministrativo presso la Scuola di Specializzazione delle Professioni Legali della Facoltà di Giurisprudenza della Università di Roma.

 

1.2.2012

 

Ufficio Stampa Enpa (tel. 06 3242873-4 www.enpa.it)

I-Care Italia www.icare-italia.org

Ufficio Stampa LAV (tel. 06 4461325 www.lav.it)

Ufficio Stampa Lega Nazionale Difesa del Cane (tel. 02 26116502 www.legadelcane.org)

Limav www.limav.org

Ufficio Stampa Oipa Italia (tel. 02 6427882 ufficiostampa@oipa.org)

 

 

 

 

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COSA CAMBIEREBBE IN CASO DI APPROVAZIONE DEFINITIVA DELL’EMENDAMENTO GIA’ FATTO PROPRIO DA DUE COMMISSIONI

DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

COSA IL GOVERNO SAREBBE OBBLIGATO A TRASFORMARE IN LEGGE

NEL RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2010/63/UE

 

Disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2011

 

Articolo 16

(Princìpi e criteri direttivi per l'attuazione della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 settembre 2010 sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici).

 

1. Il Governo è tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all'articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche i seguenti principi e criteri direttivi:

 

a) garantire l'implementazione di metodi alternativi all'uso di animali a fini scientifici, destinando all'uopo congrui finanziamenti; formare personale esperto nella sostituzione degli animali con metodi in vitro, nel miglioramento delle condizioni sperimentali (principio delle 3R), anche tramite corsi di approfondimento all'interno di Centri di ricerca e Università integrandone il piano di studi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Inoltre, assicurare l'osservazione e applicazione del principio delle 3R grazie alla presenza di un esperto in metodi alternativi e di un biostatistico all'interno di ogni Organismo preposto al benessere degli animali e del Comitato nazionale per la protezione degli animali usati a fini scientifici.

 

Questo punto darebbe la spinta per un cambiamento tangibile nella ricerca sui metodi alternativi, grazie al termine “garantire”. Per la mancanza di destinazione di fondi che impedisce la conversione dei laboratori limitando fortemente la diffusione degli stessi, il Ministero della Salute non potrà tradire il termine “congrui finanziamenti” che al momento sono pari a circa 0.

Inoltre la presenza di un esperto in metodi alternativi e di un biostatistico negli organismi preposti comporterebbe una riduzione immediata del numero di animali richiesti e stabulati.

 

 

b) Vietare l'utilizzo di scimmie antropomorfe, cani, gatti e specie in via d'estinzione a meno che non risulti obbligatorio da legislazioni o da farmacopee nazionali o internazionali o non si tratti di ricerche finalizzate alla salute dell'uomo o delle specie coinvolte, condotte in conformità ai principi della direttiva 2010/63/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, previa autorizzazione del Ministero della salute, sentito il Consiglio superiore di sanità.

 

Nei fatti, questo punto, non apporta sostanziali modifiche rispetto al Decreto legislativo vigente 116/92. Infatti queste specie subiscono già al momento regimi autorizzativi particolari e non basati su semplice comunicazione. Tuttavia la formulazione del punto in esame dovrebbe consentire di restringere l’ambito di operatività delle autorizzazioni in deroga rispetto al predetto Decreto legislativo, che nelle disposizioni derogatorie fa un riferimento più generico a “verifiche medico-biologiche essenziali”.

 

 

c) Vietare l'allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale.

 

Tale divieto sarebbe un chiaro segnale sulla posizione dell’Italia verso la sperimentazione animale, ovviamente queste specie rappresentano solo la minoranza rispetto al totale delle “cavie” utilizzate e non comporterebbe la fine della sperimentazione su cani, gatti e primati, ma sarebbe il primo divieto assoluto nel nostro Paese. Il coronamento delle battaglie contro “Green Hill”, i “Morini”, gli “Harlan” e gli altri allevamenti.

 

d) Assicurare una misura normativa sufficientemente cautelare nei confronti degli animali geneticamente modificati, tenendo conto della valutazione del rapporto tra danno e beneficio, dell'effettiva necessità della manipolazione, del possibile impatto che potrebbe avere sul benessere degli animali e valutando i potenziali rischi per la salute umana, animale e l'ambiente.

 

Gli OGM sono una realtà che interessa oltre il 60% degli animali prodotti e utilizzati nei laboratori, una percentuale alta che non è attualmente sufficientemente regolamentata e che comporta dei potenziali rischi sia per la salute umana che animale. Questo campo è in evidente espansione e la direttiva è vaga e approssimativa. Una rigida regolamentazione come indicato nell’emendamento comporterebbe una diminuzione del numero di animali prodotti e del livello di dolore inferto insito nella creazione di alcune alterazioni genetiche.

 

e) Vietare l'utilizzo di animali negli ambiti sperimentali di esercitazioni didattiche, ad eccezione dell'alta formazione dei medici e dei veterinari, ed esperimenti bellici.

 

In merito alla didattica, tale divieto significherebbe relativamente poco in termini di animali risparmiati (0,3% in Italia) ma moltissimo in termini di  impatto a lungo termine, gli studenti non potrebbero più essere “educati” al modello animale come unico di riferimento; purtroppo il divieto non comprende i livelli più alti di formazione. La legislazione attuale prevede già che quando disponibili, debbano essere impiegati metodi  non animali ma nei fatti non esiste nessun controllo o incentivo.

Per quanto riguarda gli esperimenti bellici, nei fatti non esistono ufficialmente procedure sperimentali su animali in questo ambito, ma un loro esplicito divieto segnerebbe il campo sul principio che senza animali si può.

 

 

f) Vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all'animale.

 

Punto cardine di tutto l’emendamento, questo divieto comporterebbe la non esecuzione delle procedure che comportano livelli di dolore non alleviati in cui l’animale è vigile e sofferente per tutto il percorso operatorio. Attualmente le sperimentazioni senza anestesia sono 350 al biennio (dati forniti dal Ministero della Salute relativi al biennio 2008-2009) e in aumento negli ultimi anni.

 

 

g) Assicurare un sistema ispettivo che garantisca il benessere degli animali da laboratorio, adeguatamente documentato e verificabile, al fine di promuovere la trasparenza, con un numero minimo di due ispezioni all'anno di cui una effettuata senza preavviso.

 

Un rigido sistema di controlli è l’unica via per rispettare il principio della trasparenza e non permettere che vengano compiute irregolarità nelle procedure e nelle norme di stabulazione, inutile autorizzare una struttura o un progetto senza poi avere un sistema ispettivo che ciclicamente verifichi la correttezza dei dati comunicati e il benessere degli animali utilizzati.

 

 

h) Predisporre una banca dati telematica per la raccolta di tutti i dati relativi all'utilizzo degli animali in progetti per fini scientifici o tecnologici e dei metodi alternativi.

 

Uno strumento del genere rappresenterebbe un punto di riferimento oggettivo che ottimizzerebbe le procedure di controllo su piano nazionale evitando che vengano ripetuti esperimenti analoghi,  risparmiando migliaia di animali e fondi ed evitando inutili ripetizioni.

 

 

i) definire un quadro sanzionatorio appropriato in modo da risultare effettivo, proporzionato e dissuasivo.

 

Attualmente le sanzioni sono irrisorie permettendo, nei rari casi in cui ci sia un controllo e vengano riscontrate delle irregolarità, di pagare un importo minimo che non incide nel sistema economico del laboratorio di sperimentazione e non dissuade, concretamente da effettuare violazioni. Il quadro “appropriato, proporzionato e dissuasivo” deve contenere fra le previsioni richiami ai reati contro gli animali previsti dal Codice penale, sanzioni pecuniarie efficaci, sospensioni e ritiri delle autorizzazioni, sospensioni e radiazioni dagli Ordini professionali di eventuale appartenenza.

Le sanzioni vanno indirizzate a un fondo presso il Ministero della Salute per la riabilitazione degli animali salvati dai laboratori.

 

 

 

 



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