Comunicato LAV. PELLICCE, MIFUR 2012: CELEBRAZIONE DI UN SETTORE IN DECLINO. CONSUMO ITALIANO STABILE, MA NESSUNA REALE RIPRESA. LAV (www.lav.it): CONSUMATORI ITALIANI SEMPRE PIU' ORIENTATI AL FUR-FREE

CONSUMO ITALIANO STABILE, MA NESSUNA REALE RIPRESA LAV (www.lav.it): CONSUMATORI ITALIANI SEMPRE PIÙ ORIENTATI AL FUR-FREE Il Salone Internazionale della Pellicceria si conclude oggi con una importante conferma: i consumatori italiani sono sempre più orientati verso prodotti fur-free, senza pellicce animali o comunque capi con pellicce ecologiche.

Persone Simone Pavesi
Luoghi Italia, Russia, Francia
Organizzazioni Associazione Italiana Pellicceria, LAV
Argomenti commercio, economia

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08/mar/2012 18.42.39 LAV Contatta l'autore

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Comunicato Stampa LAV 08/03/2012

PELLICCE, MIFUR 2012: CELEBRAZIONE DI UN SETTORE IN DECLINO. CONSUMO ITALIANO STABILE, MA NESSUNA REALE RIPRESA

LAV (www.lav.it): CONSUMATORI ITALIANI SEMPRE PIU’ ORIENTATI AL FUR-FREE

Il Salone Internazionale della Pellicceria si conclude oggi con una importante conferma: i consumatori italiani sono sempre più orientati verso prodotti fur-free, senza pellicce animali o comunque capi con pellicce ecologiche.

I dati sull’andamento di produzione, distribuzione e consumo che l’Associazione Italiana Pellicceria ha reso noti sono tutt’altro che positivi, tanto che il 2011 viene definito anno di “riflessione”.

Nonostante la produzione 2011 (in termini di volumi) sia aumentata del 2,5% rispetto al 2010, il valore del consumo di prodotti in pelliccia in Italia rispetto all’intero settore dell’abbigliamento si è assestato verso uno dei minimi storici: al 2,8% (1.400 milioni di euro). Una perdita di fatturato ingente, considerando che nel 2006 rappresentava il 3,3% (1.634 milioni).

Difficile parlare di una reale e lenta ripresa del settore, caso mai l’industria della pellicceria si trova in uno stato di agonia in attesa della disfatta finale.

 

Casella di testo: Tra il 2006 e il 2009, il fatturato del consumo di prodotti in pelliccia è diminuito del 30% circa, dai 1.634Mln di euro ai 1.181Mln di euro.   Ma nel 2010 si registra un'apparente ripresa del settore dovuta ad una maggiore veicolazione di pelliccia in abbigliamento uomo e bambino, sottoforma di inserti.

Rielaborazione LAV

 

 

La conferma della preferibilità di capi privi di pellicce animali si ricava anche dal calo delle vendite nei due canali distributivi “grande distribuzione” e “negozi di abbigliamento moda (monomarca e plurimarca)”. Nel 2011 i negozi di abbigliamento moda hanno distribuito il 47% del totale (contro il 50% del 2010) e la grande distribuzione il 12% (contro il 17%). "Ciò significa che laddove il consumatore ha avuto la possibilità di scegliere tra un prodotto in pelliccia animale e uno senza, nel 2011 ha preferito capi che non hanno causato l’uccisione di animali", commenta Simone Pavesi, responsabile nazionale Campagne pellicce della LAV.

 

Chi invece ha cercato abbigliamento con la volontà e la consapevolezza di comprare pelliccia animale si è recato direttamente presso il canale distributivo “specialisti di pellicceria”, dove si è distribuito il 41% (contro il 33% del 2010).

Un po’ di "ossigeno" per l’industria della pellicceria italiana arriva dalla Russia, che anche nel 2011 si è confermata maggiore acquirente (+20% export rispetto al 2010). Ma anche la Francia ha fatto la sua parte (+18%). Insieme, i due Paesi assorbono il 29% delle esportazioni per un ammontare di 55,4 milioni di euro.

Il 2011 si è così dimostrato l’anno della “riflessione” in cui i marchi abbigliamento hanno realizzato una produzione di pellicceria per un -18% di valore rispetto al 2010, e le griffe del -3%.  "E’ auspicabile che questa tendenza sia associata all’andamento della domanda di prodotti in pelliccia che, come dimostrano i dati del 2011, è in diminuzione e che quindi sempre più aziende propongano collezioni fur-free anche per il 2012", afferma Pavesi.

Proprio per quanto riguarda l’offerta di prodotti in pelliccia, la LAV ha avviato da gennaio un’azione di contest-mail dalle pagine del sito tematico www.nonlosapevo.com verso alcune aziende di abbigliamento che ancora utilizzano pellicce animali come main-product delle loro collezioni, oppure semplicemente come variante per alcuni capi.

Grazie alle migliaia di persone che hanno partecipato alla campagna anti-pellicce, è stato possibile  confrontarsi con alcuni brand italiani circa le criticità della filiera della pellicceria in termini di etica, benessere animale, impatto ambientale. "Fattori determinanti nella promozione di un'immagine aziendale socialmente responsabile e che quindi le fashion companies non possono non tenere in considerazione nella creazione delle loro collezioni", conclude Simone Pavesi.

8 marzo 2012

Ufficio stampa LAV 064461325 – 339 174256 www.lav.it

 

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