Comunicato LAV. MALTRATTAMENTO ANIMALI, TRIBUNALE PENALE DI FERMO CONDANNA ALLEVATORE INTENSIVO DI GALLINE OVAIOLE: DETENEVA ANIMALI IN CONDIZIONI DI SOVRAPPOLAMENTO CAUSANDO SOFFERENZE. SOSPESA ATTIVITA' PER 3 MESI, 5 MILA EURO DI MULTA...

MALTRATTAMENTO ANIMALI, TRIBUNALE PENALE DI FERMO CONDANNA ALLEVATORE INTENSIVO DI GALLINE OVAIOLE: DETENEVA ANIMALI IN CONDIZIONI DI SOVRAPPOLAMENTO CAUSANDO SOFFERENZE.

Persone Carla Campanaro, Roberto Bennati
Luoghi Italia, Emilia Romagna, Lombardia, Fermo
Organizzazioni Cassazione, Carabinieri, Unione Europea, LAV, commissione UE
Argomenti diritto, diritto penale, legislazione

24/mag/2012 12.09.18 LAV Contatta l'autore

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Comunicato stampa LAV 24 maggio 2012

 

MALTRATTAMENTO ANIMALI, TRIBUNALE PENALE DI FERMO CONDANNA ALLEVATORE INTENSIVO DI GALLINE OVAIOLE: DETENEVA ANIMALI IN CONDIZIONI DI SOVRAPPOLAMENTO CAUSANDO SOFFERENZE. SOSPESA ATTIVITA' PER 3 MESI, 5 MILA EURO DI MULTA

LA LAV RICONOSCIUTA ENTE RAPPRESENTATIVO DI INTERESSI LESI: NESSUNA ZONA FRANCA PER I MALTRATTAMENTI. CENTINAIA DI ALLEVAMENTI DI GALLINE VIOLANO LA NORMATIVA UE, CON CONSEGUENTE PROCEDURA D'INFRAZIONE

 

Con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, il Tribunale penale di Fermo (sentenza n.37 del 2 febbraio 2012) ha condannato per la violazione dell’art 544 ter c.p,  ovvero per maltrattamento di animali, il titolare di un allevamento intensivo di galline ovaiole di Fermo perché ‘nell’ambito delle responsabilità attribuitegli, deteneva galline ovaiole in due stabilimenti (9 capannoni) in condizioni di sovrappopolamento comportando così una situazione incompatibile con il benessere tipico della specie e causando loro inutili sofferenze’. Il colpevole è stato condannato ad una multa di 5 mila euro e alla sospensione dell'attività di allevamento per la durata di 3 mesi, con sentenza divenuta irrevocabile.  La LAV, ammessa quale ente rappresentativo degli interessi lesi dal reato, ha presentato memorie invocando pene adeguate e la confisca degli animali.

 

La condanna è scaturita da un controllo operato dai Carabinieri del NAS in diverse strutture di allevamento di galline nelle regioni del centro-nord Italia; durante un’ispezione è infatti emerso che l’imputato manteneva gli animali (un milione e centomila galline) in stato di totale sovraffollamento, in gabbie non a norma con quanto previsto dalla direttive 1999/74/CE recepita con D.Lgs 267/2003, con ciò comportando la evidente condizione di maltrattamento degli animali così detenuti. All’interno delle strutture risultavano infatti presenti ben 300 mila galline in più rispetto a quanto la normativa vigente consentisse, ovvero un’eccedenza fino a quasi il 50%, che comportava uno stato di evidente sofferenza  per gli animali, non garantendo loro la naturale e minima capacità di movimento, di apertura alare, di accesso a cibo e acqua, costringendoli a situazioni di inevitabile schiacciamento e conseguenti forme di reazione violente tra gli stessi. Tutto ciò comportava anche inevitabili e gravissime conseguenze negative dal punto di vista igienico, tre cui scarsa ventilazione, illuminazione insufficiente e carcasse di animali morti non rimosse.

 

"Si tratta di una sentenza di grande importanza, poiché applica, ancora una volta, il delitto di maltrattamento nell’ambito di una cosiddetta 'zona franca', ovvero gli allevamenti intensivi dove si pensa erroneamente che tutto sia concesso, in linea con quanto già disposto dalla Cassazione con sentenza del 6 marzo 2012 - spiega il vicepresidente della LAV Roberto Bennati - Il riconoscimento di pratiche di maltrattamento ed abusi su animali nell'allevamento di uno dei maggiori produttori italiani di uova è il riconoscimento di un sistema di allevamento vergognosamente intensivo che trasforma gli animali, esseri viventi, in macchine zootecniche senza alcuna considerazione per la loro etologia e per le caratteristiche della specie. Questa sentenza -  continua Bennati - sia di monito per gli allevatori italiani che sottopongono le galline all'inaccettabile pratica della muta forzata, consistente nel provocare un fortissimo stress etologico agli animali tenendoli senza cibo o acqua per diversi giorni in modo che dopo qualche giorno tornino ad una produttività altissima, ma al costo di essere stati sottoposte ad un gravissimo maltrattamento attestato dalla comunità scientifica mondiale e tollerato dalle autorità di controllo veterinarie italiane, come testimoniato dalle contestazioni dell’Ufficio veterinario Europeo della Commissione Europea al servizio sanitario veterinario in diverse ispezioni. Questa pratica è dichiaratamente un reato, ma nessuno lo contesta in violazione delle norme penali e del buon senso umano!"

 

Questa sentenza è una macchia per questa filiera così come il fatto che tanti allevamenti italiani di galline ovaiole - ben 435 allevamenti - non si sono ancora adeguati alla nuova normativa europea entrata in vigore dal 1° gennaio 2012: e così circa 17 milioni di animali risulterebbero ancora detenuti in gabbie oggi vietate. A causa di questa illegalità, i cittadini dovranno pagare anche i costi della procedura di infrazioni cui le istituzioni Europee ci stanno portando per fare gli interessi di pochi.

 

"Inoltre i cittadini rischiano di essere ingannati dall’acquisto di uova illegali immesse sul mercato ed etichettate come uova legali  – spiega Bennati – le forze dell’ordine, i servizi veterinari e le istituzioni agricole interrompano la vendita di uova illegali, chiudano gli allevamenti illegali e inizino a perseguire i reati presenti negli allevamenti intensivi di galline ovaiole. Secondo i dati ufficiali delle Regioni, in Lombardia su 102 allevamenti in gabbia 80 sono illegali, in Emilia Romagna ben 42 allevamenti in gabbia non sono conformi e solo 39 si sono adeguati alle nuove norme. In qualunque altro settore dell’economia nazionale una tale situazione sarebbe stata oggetto di provvedimenti gravissimi e di sospensione delle autorizzazioni alla vendita."

 

Secondo l'Avv. Carla Campanaro: "Si tratta di una sentenza importante in quanto ribadisce le specifiche responsabilità di coloro che gestiscono animali per finalità commerciali e riconosce il ruolo processuale della LAV quale ente rappresentativo degli interessi lesi dal reato, ancora più importante per la disposizione della sanzione accessoria, obbligatoria ai sensi di legge in base all’art. 544 sexies c.p. II comma ma spesso disapplicata, della sospensione dell’attività commerciale che ha causato il maltrattamento. Certamente più saranno numerose e capillari le ispezioni in questi ambiti, anche al fine di verificare gli attuali divieti (dal gennaio 2012) di utilizzo di gabbie di batteria non modificate per le galline ovaiole, più sarà possibile perseguire condotte integranti reato verso animali per cui troppo spesso si pensa, a torto, che tutto sia concesso".

 

La confisca degli animali - obbligatoria in caso di reati di cui agli art.li 544 ter c.p. e seguenti, ai sensi dell’art 544 sexies I comma - non è stata disposta dal Tribunale di Fermo in quanto, a causa del frequente avvicendamento correlato al ciclo di vita delle galline, non avrebbe avuto per oggetto le galline maltrattate. "Ciò denota l’importanza di disporre sempre il sequestro preventivo degli animali vittime del maltrattamento, per permettere la successiva confisca degli stessi, come previsto dalla norma", conclude l'Avv. Carla Campanaro.

 

La LAV ringrazia i Carabinieri del NAS e il Tribunale di Fermo per l'apprezzabile lavoro svolto.

 

 

Allegati: commento Avv. Carla Campanaro

 

24 maggio 2012

Ufficio Stampa LAV 06 4461325 - 339 1742586 www.lav.it

 

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