1. Sulle conseguenze del decreto legislativo in materia ambientale (152/2006) il nuovo Governo ha provveduto a dichiarare l'inefficacia dei 17 decreti ministeriali di Matteoli (in primo luogo dell'Autorità sulle risorse idriche e sui rifiuti: artt 159-160), adottati senza parere della Corte dei Conti e a Governo pressoché scaduto (2 maggio).
Ma è mancata la decisione principale: il provvedimento di sospensiva immediata del D.Lgs 152/2006, almeno della parte terza (suolo, acque e servizi idrici) e quarta (rifiuti e bonifica dei siti inquinati)[1].
Il provvedimento era stato annunciato e proposto dal ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio; richiesto da tutte le Regioni, dalle Autonomie locali, dalle associazioni sociali, ambientali, economiche. Con la sola eccezione della Confindustria, sponsor e partecipe attiva della stessa formazione della parte relativa ai rifiuti.
La richiesta di sospensiva - alla fine- veniva formalizzata sul decreto legge "milleproroghe" con un emendamento unanime - ma non accolto - dei rappresentanti dell'Unione della Commissione Ambiente del Senato.
In precedenza, il nuovo Governo aveva ritirato la memoria di quello di centrodestra avversa al ricorso di sospensiva alla Corte costituzionale del D.Lgs 152/2006, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, ma senza predisporre una memoria favorevole alla sospensiva
Anzi, di fronte ad una analoga impugnativa della Regione Toscana, il Governo addirittura ha dato mandato di contrastarla!
Si capisce allora perché sia prevalso l'orientamento di seguire la strada - e i tempi - ordinari del decreto legislativo
Dei motivi (e degli interessi) contrari alla sospensiva fornisce una accurata informazione il Sole-24 ore: per la verità, il solo giornale attento e documentato sulla vicenda, con una pressione puntuale che ha trovato prevalenza all'interno del Governo.
2. Adesso, lo schema di decreto legislativo del Governo del 30 giugno fissa: a) il 31 gennaio 2007 per "il decreto correttivo del decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152, nel rispetto delle norme e dei principi dell'ordinamento comunitario e delle decisioni rese dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea" (art 1, n.1); b) il 30 novembre 2006, per indicare "le disposizioni delle Parti terza e quarta del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 e dei relativi decreti attuativi, che continuano ad applicarsi e quelle abrogate" (art 1, n.2). Ma fino a queste scadenze, il D.Lgs del Governo Berlusconi continua ad operare e a far danni.
Per ridurre il vuoto amministrativo ripetutamente denunciato in questi mesi, una sola novità: "nelle more della costituzione dei distretti idrografici" e in attesa delle modifiche da introdurre nel D.Lgs 152/2006, " le autorità di bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n.189 (dal 30 aprile soppresse dal D.Lgs in vigore: ndr) , sono prorogate al 31 dicembre 2006. Sono fatti salvi gli atti posti in essere dalle autorità di bacino dal 30 aprile 2006 sino alla data di entrata in vigore della presente disposizione". Un primo spiraglio (speriamo possa funzionare), ma non immediatamente efficace.
Infatti, la "reviviscenza" delle Autorità di bacino soppresse (anche quelle regionali e interregionali?) potrà avvenire solo dopo l'approvazione dello schema di decreto. Inoltre resta in vigore l'attuale sgangherata delimitazione dei Distretti (art 64), in contrasto con i criteri di identificazione e gli obiettivi della Direttiva comunitaria 2000/60 sulle acque, ma anche con l'ambito di competenza territoriale delle Autorità di bacino, resuscitate a termine.
Stiamo parlando - per la difesa del suolo - del governo della sicurezza delle popolazioni e del territorio (manutenzione, norme di salvaguardia, piani di assetto idrogeologico; con le risorse finanziarie indispensabili). Di fronte alla novità delle precipitazioni "straordinarie" sempre più frequenti, che bastano a innescare tragedie e disastri ambientali ed economici, di quante Vibo Valentia abbiamo ancora bisogno per non limitarci a rincorrerli e a deprecarli dopo che sono avvenuti?
3. Ora, per non continuare a lasciare vuoti pericolosi che lasciano la sola possibilità di scegliere tra la paralisi e l'illegittimità operativa, va almeno conclusa con urgenza l'approvazione dello schema di decreto del Governo (e possibilmente migliorarlo).
Si tratta di uscire dalle oscillazioni politiche di questi mesi, recuperare il tempo dissipato e mettere finalmente in valore il confronto e le scelte da concordare con la Conferenza unificata di Regioni e Autonomie locali, con l'appoggio delle associazioni ambientaliste, sociali e della maggioranza di quelle economiche e l'apporto delle competenze tecniche e scientifiche indispensabili.
Almeno allo stesso modo, torna in primo piano la responsabilità delle Commissioni parlamentari e delle forze politiche dell'Unione, per la verità finora apparse poco impegnate e scarsamente consapevoli della posta in gioco. Oltretutto si tratta di mantenere gli impegni assunti di fronte ai cittadini nel programma di governo: "elaborare tempestivamente le misure necessarie per annullare i rischi e le storture posti dalla legge delega ambientale del governo di centrodestra".
[1] Sull'insieme del D.lgs 152/2006: l'analisi di Francesco Lettera, Difesa del suolo, tutela delle acque e gestione delle risorse idriche; la proposta del Gruppo 183, Per un decreto legge di sospensione del decreto legislativo ambientale: entrambi sul sito www.gruppo183.org
Gruppo 183 Onlus, associazione per la difesa del suolo e delle risorse idriche
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