Comunicato LAV: ANIMALI, ASSESSORE REGIONALE SANITA' ON. LAGALLA ORDINA: NIENTE CIBO E ACQUA AI RANDAGI

02/mar/2007 15.49.00 Ufficio Stampa LAV Sicilia Contatta l'autore

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Comunicato Stampa LAV Sicilia:                                                                            02 marzo 2007

 

 

ANIMALI/PALERMO, L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’

"ON.LAGALLA ORDINA:  “NIENTE CIBO E ACQUA AI RANDAGI"

 

LA LAV ATTIVA IL PROPRIO UFFICIO LEGALE: PROVVEDIMENTO INACCETTABILE ED ASSURDO  CHE INCREMENTERA’ IL FENOMENO DEL RANDAGISMO

 

 

Solo un giorno dopo l’incredibile notizia che il “nuovo” costoso programma per l’anagrafe canina acquistato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Sicilia funziona solo in tre province su nove, l’Assessore on. Roberto Lagalla annuncia un’altra iniziativa coerentemente priva di ogni logica. Con una recentissima circolare, infatti, l’Assessore Lagalla ha invitato a diffidare  coloro  che nelle aree ospedaliere (medici, tecnici, degenti e semplici volontari) hanno cercato di tamponare, a proprie spese, i gravi effetti derivanti della decennale latitanza delle Istituzioni in tema di prevenzione del randagismo.

 

I cani che vivono nelle zone aperte delle aree ospedaliere - ha dichiarato Giovanni Guadagna, Responsabile LAV - provengono dalle aree esterne. Spostarli al canile municipale, o in qualsiasi altro posto, con l’aggravante di averli anche assetati ed affamati, come vorrebbe l’Assessore La Galla, non ha senso dal momento in cui le aree confinati saranno sempre produttrici di nuovi afflussi, causa la grave latitanza delle Istituzioni che disattendono i principi della legge sul randagismo.

 

L’Assessorato alla Sanità non ha fatto ancora conoscere come vorrebbe intervenire in tema di randagismo (sono passati già sette anni dall’approvazione della Legge Regionale sul randagismo ed ancora risulta largamente disapplicata); ha fallito nella costituzione di un sistema integrato di anagrafe canina (se si abbandona un cane microchippato in un’altra provincia, il padrone non sarà mai rintracciato); ignora la precaria situazione del canile municipale di Palermo e lo stesso numero di randagi, diffondendo dati vecchi e contrastanti rispetto a quelli che affluiscono dalle stesse Ausl e dai Comuni.

 

Di fatto chi tra medici, infermieri, degenti e semplici volontari, provvede a dare da mangiare e da bere ai pochi cani che vivono in prossimità degli ospedali - ha aggiunto Guadagna -  non solo li tiene sotto osservazione anche sotto il profilo sanitario (si tratta spesso di animali sterilizzati, vaccinati e con il trattamento antiparassitario opportuno), ma mantiene un equilibrio tra queste piccole colonie ed i cani randagi liberi in città. Infatti, i cani delle colonie ospedaliere, che Lagalla vorrebbe chiudere in un canile dopo averli affamati ed assetati, sarebbero immediatamente sostituti dagli innumerevoli randagi che popolano le strade cittadine. Chi terrà sotto controllo i nuovi sconosciuti ospiti a quattro zampe che, così facendo, Lagalla provvederà a fare entrare negli Ospedali?

 

Appena l’assurda circolare di Lagalla verrà messa in atto - conclude l’esponente animalista - il nostro Ufficio Legale  provvederà ad intraprendere le azioni necessarie in sede giudiziaria. Copiosa ed unanime giurisprudenza in tema di maltrattamento di animali ha infatti sancito, finanche al Consiglio di Stato, che non si può impedire di dare da mangiare e da bere ai cani randagi, essendo azioni volte ad alleviare la sofferenza degli animali ed a contribuire ad un corretto rapporto con essi, vittime e non colpevoli del fenomeno del randagismo. Sarebbe bene che l’Assessore Lagalla, da cui dipende l’applicazione della legge sul randagismo in Sicilia, si ricordasse di questo concetto.  

 

 

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