com. stampa OLI VEGETALI PER USI ENERGETICI: UN'OPPORTUNITA' NON UN RISCHIO


 
 
OLI VEGETALI PER USI ENERGETICI: UN’OPPORTUNITA’ NON UN RISCHIO
APER si oppone alle moratorie regionali e agli atteggiamenti locali
ideologicamente pregiudiziali sulla produzione di energia rinnovabile da biomasse liquide da filiera lunga.
 
Milano, 17 marzo 2008 – Di fronte alla recente notizia che il Consiglio regionale della  Toscana avrebbe approvato una mozione per introdurre una moratoria sulla possibilità di autorizzare nuovi impianti a biomasse alimentati da oli vegetali provenienti da filiera lunga su tutto il territorio regionale, APER - Associazione dei Produttori di Energia da fonti Rinnovabili -  ribadisce  la propria preoccupazione per ogni atteggiamento pregiudizialmente contrario allo sviluppo di impianti a fonte rinnovabili sul territorio nazionale, assunto dagli enti locali (in questo caso le Regioni) che invece dovrebbero essere in prima fila per promuovere tutte le fonti rinnovabili, oli vegetali da filiera lunga inclusi.
 
“Pur condividendo la volontà di incentivare maggiormente lo sfruttamento delle risorse presenti del nostro Paese, siamo convinti che per il raggiungimento degli obiettivi al 2020 previsti dal piano di azione Clima ed Energia della Commissione UE in materia di fonti rinnovabili – dichiara Marco Pigni direttore di APER -  occorre sviluppare in maniera equilibrata, integrata e rispettosa delle normative ambientali tutte le fonti rinnovabili, quindi anche gli oli vegetali (sia di filiera corta che di filiera lunga)”.
 
Si ricorda inoltre che – con riferimento al costo di sviluppo delle FER - gli ostacoli, i vincoli e le lungaggini di natura autorizzativa già ora comportano per il nostro Sistema Paese un extracosto del non fare pari al 35% in più rispetto alla media degli altri paesi UE.
 
Se continueremo di questo passo – conclude Pigni –  avremo in Italia il paradosso di un sistema incentivante per le fonti rinnovabili tra i più avanzati d’Europa e un sistema burocratico-autorizzativo tra i più arretrati e penalizzanti e saremo costretti, non riuscendo a centrare gli obiettivi nazionali interni ( 17% di energia da fonti rinnovabili sui consumi totali finali di energia al 2020, rispetto al 6% attuale) a ottemperare agli obblighi importando energia  verde da impianti ubicati all’ estero, oppure a pagare salatissime penali a Bruxelles per il mancato rispetto dei target previsti dalle direttive UE in materia energetico-ambientale”.

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Claudia Abelli
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