Comunicato stampa: FederFauna scrive a Francesca Martini, ad ANMVI e LAV sull’importazione di cuccioli in riferimento al caso di rabbia scoperto in Friuli il 20/10, alle pratiche di controll
27/10/2008 16:18 FederFauna
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Francesca Martini, ad ANMVI e LAV sull’importazione di
cuccioli in riferimento al caso di rabbia scoperto in Friuli
il 20/10, alle pratiche di controllo ado
Data : Mon, 27 Oct 2008 15:41:20 +0100
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Oggetto : Comunicato stampa: FederFauna scrive a Francesca
Martini, ad ANMVI e LAV sull’importazione di cuccioli in
riferimento al caso di rabbia scoperto in Friuli il 20/10,
alle pratiche di controllo adottate
Data : Mon, 27 Oct 2008 15:37:50 +0100
Dopo una riunione domenicale dei vertici di FederFauna, alla
luce alle recenti operazioni condotte dalle forze
dell’ordine contro il fenomeno del traffico illegale di
cuccioli, il servizio de LE IENE e la recentissima scoperta
di un caso di rabbia in Friuli, i rappresentanti delle
maggiori associazioni di categoria che radunano gli
importatori nazionali registrati presso il Ministero della
Salute, hanno deciso di scrivere una lettera al
Sottosegretario Francesca Martini per denunciare la
particolare situazione legislativa italiana che sfavorisce
l’introduzione e il commercio legale degli animali a tutto
vantaggio delle pratiche illegali.
ANCA ed ANCAD, confederate a FederFauna, sottolineano che
l’Italia non ha ancora adottato parametri oggettivi per
determinare l’età minima affinché i cuccioli possano
essere commercializzati, come invece hanno fatto altri
Paesi, ma lasciando tale stima ad interpretazione di ogni
singolo veterinario. Inoltre, gli importatori italiani
regolari lamentano che si eseguano prelievi del sangue e
titolazioni anticorpali per la rabbia, anche su animali
provenienti da Paesi dove la rabbia non c’è più, a
destinazione e solo su animali introdotti regolarmente
quando il Regolamento (CE) N. 998/2003 del Parlamento
Europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 prevede che
vengano eseguiti, solo per certe destinazioni, prima della
movimentazione e non dopo. Tale pratica viola, tra
l’altro, il principio della fiducia tra Paesi membri che
la Comunità Europea si sforza di sostenere, e qualcuno
comincia già a chiedersi cosa penserebbero oggi gli
Ungheresi se sapessero del caso di rabbia scoperto il 20/10
dall’ASL3 in Friuli perché, se ragionassero col nostro
metro, probabilmente, potrebbero iniziare a sottoporre a
titolazione anticorpale tutti i cani dei turisti Italiani
che si recano nel loro Paese non fidandosi, come facciamo
noi con loro, della certificazione fatta dai nostri
veterinari.
La conclusione in breve è che, dal momento che è
innegabile che ci sia la richiesta e che la produzione
nazionale non è in grado di sopperirvi, se si normasse in
modo chiaro e semplice il settore, ci sarebbe più spazio
per un commercio regolare e garantito e sarebbero più
facilmente individuabili gli irregolari a tutto vantaggio di
consumatori, animali ed operatori onesti.
FederFauna ha inviato copia della lettera anche all’ANMVI
e alla LAV che sta organizzando una manifestazione contro il
traffico illegale di cuccioli per il 29 e 30 novembre.
Questa volta potrebbero scendere in piazza assieme e con
obbiettivi comuni.
Di seguito il testo integrale della lettera:
Al Sottosegretario On. Francesca Martini
c/o Ministero della Salute
Lungotevere Ripa, 1
00153 - Roma
P.C. Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani
Palazzo Trecchi
26100 - Cremona
P.C. Gianluca Felicetti - Presidente LAV
c/o sede nazionale LAV
Via Piave, 7
00187 - Roma
Bologna, 26/10/08
OGGETTO: scambi intracomunitari di cuccioli di cane / caso
di rabbia in Friuli del 20/10 / pratiche
di controllo adottate dal Ministero / manifestazione LAV del
29-30/11
Esimino Sottosegretario,
già, secondo il Regolamento (CE) N. 998/2003 del
Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 maggio 2003 che
norma gli scambi intracomunitari degli animali
d’affezione, sarebbe stato necessario armonizzare le
condizioni di polizia sanitaria applicabili ai movimenti di
animali da compagnia tra gli Stati membri con disposizioni,
in particolare quelle relative alla rabbia atte a proteggere
la salute pubblica ed altre che riguardino esclusivamente la
salute degli animali.
Nello stesso Regolamento si fa presente che, nell'ultimo
decennio, la situazione sanitaria in materia di rabbia è
straordinariamente migliorata sulla totalità del
territorio comunitario grazie all'attuazione di programmi di
vaccinazione orale delle volpi nelle regioni colpite
dall'epidemia di rabbia della volpe, epidemia che ha
imperversato nell'Europa nordorientale a partire dagli anni
'60: infatti, la maggior parte dei casi di rabbia osservati
in animali carnivori da compagnia sul territorio della
Comunità riguarda ormai solo animali originari di paesi
terzi e ciò ha indotto addirittura il Regno Unito e la
Svezia ad abbandonare il sistema della quarantena semestrale
in vigore da alcuni decenni e ad adottare il sistema
alternativo della titolazione anticorpale prima
dell’introduzione, meno vincolante e con un grado di
sicurezza equivalente.
Nel nostro Paese purtroppo, in questi anni, la pratica
dell’introduzione irregolare di animali da compagnia a
fini commerciali è aumentata in modo esponenziale e gli
organismi deputati al controllo, complice la normativa
nazionale che lo consente, non sembrano accorgersene e
continuano invece a porre ostacoli obbiettivamente non
necessari alle forme legali di introduzione con la tragica
conseguenza di lasciare ancor più spazio d’azione agli
illegali.
Ancora oggi, solo su partite di cuccioli introdotte in modo
regolare, quindi con segnalazione preventiva agli uffici
UVAC competenti, vengono imposti, a destinazione, controlli
che prevedono il vincolo sanitario, il prelievo del sangue e
la titolazione anticorpale nei confronti della rabbia.
A nulla sono serviti i ripetuti incontri tra i
rappresentanti di ANCA, ANCAD e FederFauna con i tecnici del
Ministero per rimarcare loro che l’ultimo caso di rabbia
in Italia su animali domestici provenienti dall’Ungheria
risale al 1992 e che, anche all’interno di detto Paese,
non ci sono stati casi segnalati su domestici dal 2003. Si
è sottolineato anche che nessun fabbricante di vaccini
garantisce che dopo 21 o 30 giorni dalla pratica sugli
animali questo garantisca il raggiungimento di un
determinato titolo in anticorpi ma unicamente l’immunità
verso la malattia e che la titolazione, anche in Paesi come
il Regno Unito o la Svezia che la richiedono, è
eventualmente praticata prima della movimentazione e non
sugli animali già giunti a destinazione.
Il Ministero Italiano, interpretando prima che la
vaccinazione antirabbica dovesse essere praticata anche
all’estero dopo che i cuccioli avessero compiuto tre mesi
d’età come avviene in Italia, all’ottenimento del
chiarimento richiesto a livello Comunitario che specificava
appunto che ciò non è necessario ma che, dove il
Ministero del Paese speditore autorizza la pratica prima dei
tre mesi, i 21 giorni canonici decorrono da quella data, ha
ulteriormente interpretato prevedendo un richiamo a
completamento del protocollo vaccinale e la decorrenza dei
21 giorni a partire dalla data di pratica del richiamo,
alzando ulteriormente l’età minima dei cuccioli
affinché possano essere introdotti regolarmente. Continua
inoltre ad imporre vincoli, prelievi e titolazioni a
destinazione, in palese contrasto con i principi comunitari
che prevedono la fiducia tra i Paesi membri e la validità
della certificazione emessa da un Paese in un altro Paese.
Ci chiediamo cosa penserebbero oggi gli Ungheresi se
sapessero del caso di rabbia scoperto il 20/10 dall’ASL3
in Friuli : se ragionassero col nostro metro, probabilmente,
potrebbero iniziare a sottoporre a titolazione anticorpale
tutti i cani dei turisti Italiani che si recano nel loro
Paese non fidandosi, come facciamo noi con loro, della
certificazione fatta dai nostri veterinari.
Riteniamo che, l’obbligare l’allevatore Italiano a far
inserire il microchip prima che il cucciolo raggiunga i 2
mesi d’età e consentirne la cessione solo dopo tale
data, sia stato un primo passo importante per combattere il
mercato clandestino ma, dal momento che la produzione
Italiana non è sufficiente per sopperire alla richiesta di
mercato e che, con buona pace di Associazioni come ENPA o
LAV, comunque chi vuole un cucciolo di razza, non si
adatterà mai ad adottare un adulto meticcio proveniente da
un canile, se non si cercherà di uniformare il più
possibile le caratteristiche richieste per i cuccioli
introdotti da altri Paesi comunitari a quelle richieste per
i cuccioli nati in Italia, sarà sempre maggiore il
ricorso, da parte dei commercianti impossibilitati ad
approvvigionarsi tramite i canali regolari, ad animali
introdotti irregolarmente e messi sul mercato come italiani
perché questi, una volta passata la frontiera, non
richiedono vincoli, non richiedono titolazione per la
rabbia, anzi, nemmeno la vaccinazione e possono essere
ceduti a due mesi anziché a quasi quattro.
Visto che il nostro ricorso agli amministrativi non è
servito a molto, riteniamo ora che solo la politica possa
fare qualcosa: perciò, abbiamo deciso di rivolgersi a Lei
che tanta sensibilità ha dimostrato in questo senso anche
perché, nel sopraccitato Regolamento si prevede, a livello
comunitario, l'applicazione di un regime specifico per i
movimenti di animali da compagnia verso gli Stati membri per
un periodo transitorio di cinque anni, ormai scaduti, e che
la Commissione, alla luce dell'esperienza acquisita e del
parere scientifico dell'autorità europea per la sicurezza
alimentare, presenti per tempo una relazione corredata delle
opportune proposte.
La proposta è semplicissima: rispettare il Regolamento
esattamente come è scritto, il che vuol dire cuccioli
introducibili a tre mesi (non tre mesi e 21 giorni),
microchip, passaporto, una vaccinazione antirabbica (non una
più un richiamo) effettuata 21 giorni prima della
movimentazione e, solo nei casi di effettivo rischio, la
titolazione anticorpale e, comunque, mai a destinazione. Per
completare il tutto, a vantaggio anche di chi effettua i
controlli, prevedere dei parametri certi e non
interpretabili per determinare l’età dei cuccioli: ad
esempio, come è stato già fatto in Francia, stabilire il
peso minimo per ciascuna razza al di sotto del quale gli
animali non possono essere commercializzati o, più
semplicemente, rendere ufficiale il parametro del “primo
premolare” che, a seconda che sia o meno spuntato, offre
la possibilità oggettiva di verificare se il cucciolo sia
più vicino ai 3 mesi o a 1,5 mesi. Se quest’ultimo
criterio venisse poi applicato a tutti i cani, nazionali
compresi, ne gioverebbero tutti, anche gli animali stessi.
Riteniamo che la legge debba, assieme al porre dei limiti,
anche dare delle certezze e che, per combattere il mercato
nero, sia necessario semplificare quello legale.
La informiamo fin d’ora che invieremo copia della presente
per conoscenza anche all’ANMVI e a Gianluca Felicetti,
Presidente della LAV che sappiamo stia organizzando una
manifestazione contro l’importazione illegale di cuccioli
per il 29 e 30 novembre che, se condividerà quanto da noi
scritto, ci vedrà al suo fianco in tale occasione.
Certi di un Suo cortese sollecito e positivo riscontro, La
salutiamo cordialmente.
per FederFauna, ANCA, ANCAD
Massimiliano Filippi
Segretario Generale FederFauna